Tutte le critiche rivolte a Netanyahu sui fatti del 7 ottobre

Le critiche rivolte a Netanyahu sui fatti del 7 ottobre rilanciate ieri da Haaretz sono solo la punta dell'iceberg. Eccole tutte (o quasi) messe in fila

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Franco Londei - Editor

Partiamo con una premessa: non mi interesso di politica israeliana, è una questione che riguarda il popolo di Israele. Nei decenni ho sempre difeso Israele in ogni consesso e il suo Primo Ministro perché PM di Israele non perché di destra o sinistra. Per lo stesso motivo ho mosso critiche quando a mio parere il Primo Ministro sbagliava.

Ieri è uscita una notizia che in realtà era nota da tempo. Secondo un libro pubblicato da Haaretz, Benjamin Netanyahu venne messo in guardia dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti, l’emiro Mohammed bin Zayed sulle intenzioni del capo di Hamas, Yahya Sinwar, molti giorni prima del 7 ottobre e non solo non fece nulla, non avvisò nessuno. Vista la poca affidabilità di Haaretz, su cui concordo, qualcuno chiede le prove. Beh la prova principale è nel silenzio dell’emiro Mohammed bin Zayed, nella sua non smentita. A quei livelli non si conferma, si smentisce. Il fatto che quella telefonata non sia stata smentita è di per se una conferma.

Che non mi piaccia il Governo Netanyahu per il fatto che ha imbarcato due personaggi come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, non è certo una novità per chi mi conosce e legge. Ma con le guerre in corso ho sempre cercato di astenermi da qualsiasi critica che potesse essere interpretata come “politica”, come per esempio le scellerate sparate di Ben-Gvir o le azioni in Giudea e Samaria dei coloni di Smotrich. Tuttavia certe azioni stanno portando Israele ad un importante isolamento, che non è ancora totale ma rischia di esserlo presto. Questa è una cosa che sinceramente mi sento di addebitare alla gestione da parte di Netanyahu di queste due schegge impazzite. Ma questa è l’unica “libertà politica” che mi prendo, prima di venire al sodo, cioè quali sono le critiche rivolte a Netanyahu sulla gestione dei fatti antecedenti e successivi al 7 ottobre 2023.

1. La mancata assunzione di responsabilità e lo scaricabarile

  • Il contrasto con i vertici militari: A differenza dei capi delle forze di sicurezza (IDF) e del servizio segreto interno (Shin Bet), che hanno ammesso pubblicamente le proprie colpe storiche subito dopo l’attacco, Netanyahu non si è mai assunto una formale responsabilità personale e diretta per il massacro.
  • La strategia del “Non mi hanno svegliato”: Recentemente, Netanyahu ha pubblicamente accusato i funzionari della sicurezza di averlo intenzionalmente tenuto all’oscuro la mattina stessa dell’attacco per timore di provocare un’escalation, scatenando aspre polemiche tra i critici che vedono in questa difesa un comodo scaricabarile politico per difendere la propria posizione.

2. L’opposizione a una commissione d’inchiesta indipendente

  • Il blocco dell’indagine statale: Le famiglie delle vittime, i sopravvissuti e i partiti dell’opposizione chiedono da tempo l’istituzione di una Commissione d’inchiesta statale indipendente per fare piena luce sulle falle del sistema di difesa
  • Il comitato governativo: Il governo Netanyahu ha opposto resistenza a tale richiesta e ha promosso in parlamento una commissione controllata dall’esecutivo stesso. L’opposizione e le associazioni delle vittime hanno denunciato la mossa definendola un “insabbiamento politico” volto a nascondere le colpe della coalizione.

3. La storica dottrina del “contenimento” di Hamas

  • La divisione del fronte palestinese: La critica politica più profonda riguarda la strategia a lungo termine promossa da Netanyahu negli anni antecedenti al 7 ottobre. Per ostacolare la creazione di uno Stato palestinese e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) in Cisgiordania, Netanyahu ha tollerato e persino agevolato il rafforzamento economico di Hamas a Gaza (permettendo, ad esempio, l’afflusso di milioni di dollari in contanti dal Qatar), ritenendo che la fazione islamista potesse essere “contenuta”. Questa politica è considerata dai suoi detrattori il più grande errore strategico della storia di Israele.

4. La gestione della crisi e degli ostaggi

  • La priorità alla sopravvivenza politica: I movimenti di protesta di Tel Aviv e delle piazze del Paese (“Piazza della Memoria” e “Piazza degli Ostaggi”) lo accusano regolarmente di prolungare la guerra e ostacolare i negoziati per la liberazione dei civili rapiti per un mero calcolo personale, ovvero mantenere intatta la propria coalizione di governo ultranazionalista ed evitare elezioni anticipate o un processo giudiziario.

5. Gli avvertimenti ignorati

Non solo gli Emirati Arabi Uniti: Non furono solo gli Emirati Arabi Uniti ad avvisare Netanyahu che Hamas preparava qualcosa di grosso.

Gli allarmi lanciati dall’Egitto: Pochi giorni dopo il massacro, fonti ufficiali dell’intelligence del Cairo hanno confermato di aver lanciato ripetuti allarmi.

  • L’avviso di Abbas Kamel: L’allora capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, telefonò personalmente a Netanyahu circa dieci giorni prima dell’attacco, avvertendolo che a Gaza si stava preparando “qualcosa di insolito e di terribile“.
  • La reazione: Secondo i funzionari egiziani, il premier israeliano minimizzò l’allarme, dicendo che l’esercito e l’intelligence erano concentrati sulla Cisgiordania e che la situazione a Gaza era “sotto controllo”. L’ufficio di Netanyahu ha sempre negato che tale colloquio specifico contenesse dettagli operativi reali.

6. L’allarme formale del servizio segreto interno (Shin Bet)

  • La nota del 15 settembre: Secondo i documenti emersi dalle inchieste dei media israeliani, a metà settembre 2023 lo Shin Bet intercettò informazioni cruciali su una imminente escalation
  • Il briefing del capo dello Shin Bet: L’allora capo dello Shin Bet, Ronen Bar, presentò una nota informativa a Netanyahu mettendolo in guardia sul fatto che Hamas stava pianificando un’operazione destinata a provocare un “terremoto” nella regione. Anche in questo caso, la minaccia venne ritenuta gestibile o sbilanciata sul fronte della Cisgiordania

7. Le lettere dell’Intelligence Militare (Aman)

Nel corso del 2023, la divisione di intelligence delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha inviato quattro lettere ufficiali di avvertimento direttamente a Netanyahu.

  • Il contenuto: I documenti (di cui l’IDF ha confermato l’esistenza) spiegavano dettagliatamente come i nemici di Israele – in particolare l’Iran, Hezbollah e Hamas – vedessero il Paese profondamente vulnerabile e diviso a causa delle oceaniche proteste interne contro la riforma della giustizia voluta dal governo.
  • Il testo: Gli analisti scrissero esplicitamente che la deterrenza israeliana si stava logorando e che la probabilità di un attacco coordinato multi-fronte era ai massimi storici.

Come si può facilmente vedere la “rivelazione” di Haaretz è solo una delle tante critiche rivolte a Benjamin Netanyahu e sicuramente nemmeno la più grave. Se poi per ragioni politiche, che non mi appartengono, qualcuno vuole ancora negare l’evidenza, beh, questi sono i fatti.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo