Report e analisi

Tutte le falsità del rapporto ONU sulla guerra di Gaza

Il rapporto della cosiddetta “Commissione Indipendente delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza” era atteso da tempo e già si sapeva che sarebbe stata l’ennesima porcata prodotta dalla Commissione per i Diritti Umani dell’Onu, ormai praticamente in mano ai peggiori regimi del mondo. Ma che fosse così spudoratamente bugiardo (dire che è di parte è un eufemismo) nessuno se lo aspettava. Si pensava che almeno questi signori avrebbero cercato di nascondere le apparenze, invece questa volta l’attacco diretto a Israele è stato spudorato e senza alcuna vergogna, il tipico atteggiamento di chi sa di avere dalla sua non tanto la ragione quanto piuttosto i poteri più forti della terra, i regimi arabi del Golfo.

Il rapporto e i numeri di dubbia fonte

Secondo quanto diffuso ieri dalla Commissione per i Diritti Umani dell’Onu (UNHRC) nell’ultimo conflitto di Gaza sia Israele che Hamas avrebbero commesso crimini di guerra. Israele avrebbe effettuato oltre 6.000 attacchi aerei, sparato oltre 50.000 colpi di artiglieria e ucciso 1.432 civili palestinesi di cui un terzo bambini. Di contro Hamas avrebbe sparato 4.881 missili e 1.753 colpi di mortaio uccidendo 6 civili e ferendone oltre 1.600. Non si sa dove la Commissione dell’Onu abbia preso questi numeri dato che per loro stessa ammissione non sono potuti andare a Gaza, quindi si presume che li abbiano presi da Hamas e non da fonti indipendenti. I numeri però non combaciano con quelli della Commissione istituita da Israele che il 14 giugno ha emesso un rapporto totalmente diverso da quello emesso ieri dalla UNHRC.

Secondo il rapporto dell’Onu «l’entità delle devastazioni e le sofferenze inflitte alle popolazioni non hanno precedenti» altra terminologia di parte che dimostra come la Commissione sia del tutto parziale. Basterebbe infatti andare in Siria o in Iraq (ma anche in tanti altri Paesi del mondo, a partire dal Darfur) per trovare situazione di gran lunga più gravi. Ma la UNHRC non ci pensa nemmeno ad andare a vedere in Siria, in Iraq o in altri posti.

Sempre secondo la Commissione Israele non avrebbe fatto abbastanza per evitare vittime civili quando invece è più che provato che l’esercito israeliano avvisava la popolazione prima di ogni attacco per spingerli ad andarsene mentre Hamas li costringeva a rimanere sul luogo usandoli quindi come scudi umani.

Le vittime civili

A prescindere dal fatto che ogni conflitto genera vittime civili (ne parleremo diffusamente in seguito) è palese che la Commissione Onu abbia preso i numeri forniti da Hamas per stabilire il numero delle vittime civili. Infatti i numeri forniti dal IDF sono completamente diversi e distinguono tra combattenti e civili tenendo presente le regole dettate dal Diritto Internazionale le quali in materia sono molto chiare e definiscono una “vittima civile” come colui che non partecipa in nessun modo ai combattimenti parificando invece uno scudo umano volontario a un combattente. A questo va aggiunto che i terroristi di Hamas non indossano una divisa quindi non sono riconoscibili dai semplici civili. Di fatto ogni vittima di Gaza potrebbe essere tranquillamente scambiata per una vittima civile (che poi è esattamente ciò che vuole Hamas).

Le responsabilità secondo il Diritto Internazionale

Per assurdo la Commissione Onu non ha minimamente tenuto conto del Diritto Internazionale nel suo rapporto, cosa assai strana considerando che tale Commissione si dovrebbe basare proprio sul Diritto Internazionale. Infatti se è vero, come abbiamo detto prima, che ogni conflitto genera immancabilmente un certo numero di vittime civili è altrettanto vero che il Diritto Internazionale individua con chiarezza chi deve essere ritenuto responsabile delle vittime civili in guerra, cioè colui (o coloro) che hanno provocato il conflitto. Nel caso della operazione Margine Protettivo i responsabili sono chiaramente identificabili nei terroristi di Hamas che per mesi hanno bersagliato il sud di Israele con un continuo lancio di missili volto deliberatamente a colpire la popolazione civile, dando il via a una operazione difensiva (Margine Protettivo). Quindi, al di la dei numeri, quello che conta è stabilire di chi sia la responsabilità di quanto avvenuto e tale responsabilità non può che essere attribuita ad Hamas. Peccato che la Commissione dell’Onu di questo non si sia minimamente curata preferendo andare sul bersaglio grosso e appetito: Israele.

Le testimonianze raccolte dalla Commissione

La cosa che appare più assurda nel leggere il rapporto della UNHRC è quella relativa al metodo di raccolta delle testimonianze. In sostanza la Commissione, che non si mai è recata a Gaza, cita punto per punto alcuni comunicati di Hamas e afferma di aver intervistato le “vittime” attraverso Skype e interviste telefoniche. Insomma, ammette apertamente di aver raccolto solo testimonianze di Hamas e di fidarsi ciecamente di quanto riferito dai terroristi. Non c’è traccia di fonti indipendenti, non c’è traccia di testimoni autorevoli o di dati raccolti sul campo. C’è solo un copia-incolla dei comunicati di Hamas. Alla faccia della indipendenza.

Legittimare il terrorismo

Ma il fatto più grave non è tanto la pubblicazione di questo ennesimo rapporto farsa (ormai la UNHRC ci ha abituati a questo e altro) quanto piuttosto il tentativo palese di giustificare il terrorismo di Hamas. Evitare accuratamente di stabilire chi sono i responsabili della Guerra di Gaza del 2014, cioè Hamas, significa incentivare i terroristi a provocare altri conflitti, significa spingere i terroristi ad andare avanti sulla stessa strada ben sapendo che nessuno oserà dargli contro. Questo è certamente il fatto più grave conseguente alla pubblicazione di questo rapporto farsa. Quando uno Stato democratico come lo è Israele reagisce per difesa a un vero e proprio stillicidio di attacchi, come è successo nel 2.014, occorre saper distinguere tra vittima e aggressore a prescindere dal tanto sbandierato “principio di proporzionalità”. Chi aggredisce è colpevole delle vittime anche di quelle provocate da chi si difende. Questo è un principio fondante del Diritto Internazionale ma sembra che alla Commissione per i Diritti Umani dell’Onu il Diritto Internazionale non sia di casa.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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One Comment

  1. E’ chiaro che la guerra l’ha scatenata Hamas, che è stato l’aggressore, così come è chiaro il motivo per cui l’ha scatenata: Gaza era (e rimane ) più imbottigliata di prima e senza prospettive a causa del blocco egiziano che si è aggiunto a quello israeliano.
    Anche se va detto che quello israeliano non è un blocco totale.
    Ed è anche chiaro che chi ha scatenato la guerra l’ha anche persa e la sua popolazione ha avuto i maggiori danni.
    Forse il nocciolo sta quì.
    Per i Palestinesi l’esame di realtà – avere torto e per di più perdere con le conseguenze più gravi – è insopportabile e l’ONU preferisce accontentarli.
    Infatti una condanna per i Palestinesi non è mai stata proponibile al Palazzo di vetro.
    Al massimo adesso l’ONU cerca di salvarli in calcio d’ angolo coinvolgendo in modo abusivo Israele nelle loro responsabilità.
    Paradossalmente potrebbe essere perfino un passo avanti rispetto al dogma che i palestinesi possono solo essere vittime e per di più innocenti.
    Ma questo non basta.
    Israele fa bene a respingere tutte le accuse.
    Forse in un futuro conflitto potrebbe ridurre ancor di più il numero delle vittime, rinunciando a colpire i lanciatori di missili e limitandosi alle sole case da cui questi missili partono, previo un preavviso un po’ più lungo, in modo che chi intende fuggire lo possa fare meglio.
    Naturalmente ciò non basterebbe a prevenire le solite accuse, ma forse ridurrebbe il numero dei morti.
    Visto che le accuse si basano sul numero di questi…..
    Per di più ad Hamas e ai suoi sostenitori fanno probabilmente più danno le case distrutte che i costi in vite umane.
    Naturalmente si tratta solo di un’ ipotesi : innanzitutto Israele deve proteggere al meglio la sua popolazione.

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