nascita della nato europea

Quando lo scorso fine settimana l’ex presidente Donald J. Trump ha dichiarato in una manifestazione elettorale nella Carolina del Sud che avrebbe incoraggiato la Russia ad attaccare gli alleati della NATO che “non hanno pagato”, ci sono stati sussulti a Washington, Londra, Parigi, Tokyo e altrove in tutto il mondo.

Ma non nella Carolina del Sud. Almeno non nel luogo dove quel giorno parlava l’ex Presidente. La folla di sostenitori di Trump, vestiti con magliette e cappellini da baseball con la scritta “Make America Great Again”, ha reagito all’idea di schierarsi con Mosca a favore degli amici di lunga data degli Stati Uniti con chiassosi applausi e fischi. Alleati “delinquenti”? Dimenticali. Non è un problema dell’America.


Quello sopra è parte di un editoriale di Peter Baker uscito sul New York Times di oggi dove l’esperto analista di questioni americane cerca in qualche modo di rendere “più digeribili” le parole di Trump. Infatti più avanti, facendo il paragone con le campagne elettorali dei Presidenti che lo hanno preceduto, evidenzia come tutti – chi più, chi meno – si lamentavano dell’insolvenza degli alleati e del fatto che dovessero essere gli Stati Uniti a sobbarcarsi l’onere della difesa mondiale.

Bill Clinton ha sconfitto il costruttore di coalizioni internazionali George HW Bush promettendo di concentrarsi “come un raggio laser sull’economia”, ma alla fine ha dato il via all’espansione della NATO nel territorio ex-dominato dai sovietici.

George W. Bush è succeduto a Clinton promettendo di limitare l’impegno americano all’estero, per poi essere trasformato in presidente di guerra dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

Barack Obama ha portato al potere la sua opposizione alla guerra in Iraq e ha riportato a casa la maggior parte delle truppe di stanza lì e in Afghanistan, ma si è ritrovato ad andare in guerra in Libia per fermare il massacro di civili e poi di nuovo contro lo Stato islamico in Iraq e Siria.

Persino Biden, un internazionalista impegnato, è arrivato alla Casa Bianca determinato a porre fine alla guerra in Afghanistan e ha abbandonato decenni di filosofia bipartisan del libero scambio. Ma ha radunato alleati per contrastare l’invasione russa dell’Ucraina, ha riunito l’alleanza NATO e ha costruito una rete più ampia di alleanze nella regione dell’Indo-Pacifico per contrastare l’aggressività della Cina.

Tutti i presidenti recenti si sono lamentati del fatto che gli alleati europei non riescono a far fronte alla loro giusta quota di oneri di difesa – Obama li ha derisi definendoli “free riders” – ma mai in modo così forte o minaccioso come Trump, che ha insistentemente suggerito di considerarlo una condizione per stabilire se gli Stati Uniti debbano venire in loro aiuto indipendentemente dall’impegno di difesa reciproca previsto dall’articolo 5 del trattato NATO.

Anche molti dei critici di Trump concordano sul fatto che gli alleati della NATO debbano fare di più, sebbene non siano d’accordo con il suo approccio.

È il momento che l’Europa diventi anche potenza militare

Le parole del bullo Trump spaventano perché pronunciate in un contesto in cui l’alleanza mondiale tra Islam sciita e nazismo russo sta mettendo a dura prova la tenuta delle democrazie occidentali e anche solo la minaccia di un eventuale uscita degli Stati Uniti dalla NATO (non è così semplice) rinvigorisce Putin e Ayatollah.

Però non tutto il male vien per nuocere perché l’infelice uscita di Trump ha reso palese che l’Europa non può continuare ad affidarsi agli Stati Uniti per la sua difesa. Deve diventare una potenza militare.

Scrive Baker che negli Stati Uniti, il malcontento nei confronti delle alleanze può essere riscontrato sia a sinistra che a destra, con i liberali disincantati dalle guerre in Iraq e Afghanistan e più disposti a incolpare l’espansione della NATO per l’aggressione russa, e i conservatori più sospettosi nei confronti degli stranieri e determinati ad affermare ciò che considerano gli interessi americani.

Capite? Molti americani pensano che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sia il risultato di un eccessivo allargamento della NATO ad est. Non è vero, ma loro la pensano così.

Che vinca o che non vinca Trump la NATO è destinata a diventare sempre meno dipendente dagli Stati Uniti, e forse persino a scomparire, magari per dare vita a qualcosa di diverso, più adatto ai tempi che viviamo e a combattere le minacce del nostro tempo che non sono quelle della Guerra Fredda per cui nacque l’Alleanza Atlantica. Una sorta di NATO europea sarebbe un bel punto di partenza.