L’agente Krasnov

Avere in tasca il Presidente, per Putin potrebbe significare veramente il massimo, ma comunque di questo nessuno, se fosse vero, sarebbe riuscito a sapere nulla. Rimarrebbe un trionfo nascosto

Facciamo per un momento l’ipotesi che il Presidente americano Trump, che fin dai lontani anni ‘80, dunque ancora in regime sovietico, sia stato individuato dal KGB come una possibile preda.

Il ricco e giovane affarista era andato a Mosca ripetutamente già a quel tempo, ed è senz’altro possibile che per lui sia stata organizzata una trappola a sfondo sessuale nei posti in cui soggiornava. Il ricavato, film, foto ed altro, sarà finito in un dossier a suo nome, o magari a nome di un immaginario pseudonimo, chiamato Krasnov. È solo un’ ipotesi, certo non converrebbe a nessuno che escano delle prove. Tantomeno al Cremlino.

Si deve sapere che la tecnica spionistica della honey trap, in russo kompromat, è stata largamente usata dai russi anche dopo il crollo del muro di Berlino.

Al KGB e all’ FSB che gli è succeduto era facile, in tal modo, ricattare uomini d’affari occidentali, e pare che perfino un diplomatico britannico e diversi importante nemici interni di Putin vi siano caduti. Così hanno dichiarato fuoriusciti russi, che se ne sono andati in Occidente temendo le ire di Putin. Meglio volare verso un aeroporto europeo che da una finestra di un palazzo sulla Moscova!

Perché mai un ricco e giovane uomo d’affari americano, già molto noto per le sue assidue frequentazioni di ragazze-copertina bellissime, essendo in Russia per il progetto di una Trump Tower moscovita, non potrebbe essere caduto in una trappola preparata per lui? Sembra proprio che fosse la vittima ideale di un sistema, di cui Putin è l’archetipo.

Per l’FSB, che usa irresistibili esche sessuali in set creati negli alberghi di lusso, e produce filmati compromettenti perfino con semplici giornalisti e ingenui politici occidentali (ci sono decine di casi documentati, come quelli di Yuri Suratov del 1999 e di Cristo Grozev del 2024), non deve essere stato difficile individuare Donald Trump come un obiettivo molto interessante. Il ricco dossier che lo potrebbe inchiodare (è sempre solo un’ipotesi, s’intende) sarà diventato più interessante via via che il pollo dell’FSB ha portato la sua ambizione e il suo narcisismo alla TV americana, ai casinò di Atlantic city e infine perfino alla Casa Bianca!

Avere in tasca il Presidente, per Putin potrebbe significare veramente il massimo, ma comunque di questo nessuno, se fosse vero, sarebbe riuscito a sapere nulla. Rimarrebbe un trionfo nascosto.

Le alternative possibili sono tutte del tipo “demenza”, “mancanza di scrupoli”, “narcisismo”, “follìa”, eccetera, fino a tutte queste cose insieme.

Le ipotesi restano tali fino a che vengano provate.

Possiamo solo rilevare il delirio apparente del Presidente, che fa continue e misteriose telefonate a Putin, con il riferimento allo “spirito di Anchorage” di quest’ultimo, l’atteggiamento contrario agli alleati storici dell’America, la simpatia di Trump per il pazzoide nordcoreano Kim, la mancanza di solidarietà con la NATO, le pretese territoriali nei confronti di alleati e troppe cose, troppo spesso contraddittorie, che hanno, in pochi anni, fatto virare decisamente l’America verso gli interessi di Mosca.

Se c’è un fondamento nelle ipotesi sull’agente Krasnov, il trattamento che la Casa Bianca ha riservato a Zelensky, fin dal primo incontro, ha una spiegazione.

Mai gli Stati Uniti hanno avuto un nemico Commander in Chief.

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Di famiglia italo-austriaca, goriziano, Medico, sionista cristiano. Sposato, con due figli, ha scritto per anni su Trieste-Arte e Cultura. Ha pubblicato due romanzi storici: “La borsa di cuoio” e “La lettera di Lasciac bey”.