Società e cronaca

No Expo: come i fascisti abusano della democrazia italiana

Mano a mano che arrivavano le notizie da Milano dove il corteo No Expo si è rapidamente trasformato in un attacco fascista alla intera città, non potevo credere a quello che sentivo e leggevo. Loschi figuri dei centri (a)sociali avevano trasformato una seppur non condivisibile ma pacifica manifestazione di dissenso verso Expo, in una guerriglia armata nel centro della maggiore città italiana.

Un manipolo di black bloc ha letteralmente preso in ostaggio la città nel nome della loro democrazia, una democrazia fatta di violenza e prevaricazione, la prepotenza dei pochi che vuole soggiogare il volere dei molti. Ma il paradosso è che lo possono fare proprio perché l’Italia è un Paese democratico, lo ha dimostrato il Prefetto di Milano che ha autorizzato quella manifestazione perché la nostra democrazia non gli ha dato i mezzi per impedire una manifestazione che, lo sapevano tutti, sarebbe stata fortemente a rischio disordini.

Cosa vuole questa gente? Cosa vogliono questi fascisti mascherati da attivisti di sinistra? Credo che non lo sappiano nemmeno loro, l’importante è spaccare tutto, protestare contro tutto e tutti. Forse vorrebbero l’anarchia ma anche la parola “anarchia” potrebbe essere troppo complessa per le menti di questi vandali bifolchi. L’unica parola che veramente capiscono è “violenza”, la loro violenza contro un sistema democratico che rinnega quella stessa violenza e lo fa proprio nel nome di quella democrazia che tanto caldamente protegge questi fascisti.

Adesso il problema che ci dobbiamo porre è se vogliamo continuare a permettere a questo manipolo di fascistoidi di abusare della nostra democrazia oppure vogliamo fare qualcosa per impedirglielo. Per esempio (una banalissima domanda), perché i cosiddetti “centri sociali” non vengono chiusi? Buona parte di questi centri nati come punto di aggregazione sono illegali, occupano abusivamente le loro sedi. Non so nemmeno se hanno una forma giuridica. Certo, la Costituzione garantisce il Diritto alla associazione, ma non quello alla associazione a delinquere. La tolleranza dimostrata fino ad oggi nei confronti dei centri (a)sociali non è stata ripagata da dimostrazioni democratiche di dissenso, ma solo da estrema violenza. I fatti di Milano sono solo gli ultimi di una lunga serie. Non è forse arrivato il momento di affrontare questo problema con serietà e spirito democratico? E sinceramente mi sgomenta l’uso da parte di una certa stampa della frase “frange violente” per descrivere questi trogloditi fascisti. Chiamiamoli con il loro nome: delinquenti.

Ieri durante la guerriglia nel centro di Milano oltre alle devastazioni sono stati feriti decine di agenti, persone che per 1.300 euro al mese rischiano la vita per garantire la nostra democrazia, quella stessa democrazia che protegge questi fascisti. La storia della scuola Diaz di Genova pesa come un macigno sulle teste degli agenti di polizia, ma che adesso si debba pretendere da questi servitori dello stato che rimangano alla mercé di esaltati e violenti, che lascino spaccare tutto e che non debbano reagire mi sembra francamente eccessivo. La violenza gratuita non può e non deve essere giustificata, ma almeno l’autodifesa la vogliamo permettere? Il Manifesto ha definito la “non reazione” della polizia una “reazione intelligente”, io invece la definisco una “non reazione dettata dalla fortissima pressione mediatica” seguito dei fatti della Diaz. Ieri a Milano c’erano decine di fotografi pronti a immortalare la “violenza della polizia italiana”, un po’ come succede in Medio Oriente intorno ai palestinesi, tutti pronti a cogliere quell’attimo che possa distorcere tutto il contorno e la realtà dei fatti. Così, come spesso avviene, l’informazione diventa complice dei fascisti, un mezzo molto potente volto esclusivamente a distorcere i fatti. Ma quale “reazione intelligente”? Ieri a Milano si è visto solo una polizia in balia dei benpensanti da salotto, quelli che intitolano una via a un mancato assassino che voleva ammazzare un carabiniere con un estintore e che è finito per farsi uccidere lui stesso. Ma davvero nel nome della loro democrazia dobbiamo sopportare tutto questo?

[glyphicon type=”user”] Scritto da Paola P.

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18 Comments

  1. “Cosa vogliono questi fascisti mascherati da attivisti di sinistra?” contesto questo frase, la sinistra ha da sempre dimostrato di essere violenta come il fascismo. Ha solo vinto la guerra e si è rifatta (male) una verginità. Sono persone che odiano la felicità altrui e tentano di distruggerla.

  2. Ha perfettamente ragione Riccardo, anch’io contesto quella frase falsa e deviante: sono estremisti di sinistra protetti e coccolati da legislatori, ministri e giudici di sinistra. Cosa c’entra il fascismo? Se mai sono gli stessi violenti che difendono i nazi-islamici e che sfilano con la bandiera islamica palestinese (= hamas=boko haram=isis=nazismo-islamico)

  3. Concordo con Giuliana e Riccardo, smettetela con questi titoli e articoli, dando sempre la colpa ai fascisti non fate che legittimare questi delinquenti di sinistra.Iniziate a chiamarli con il loro vero nome, comunisti, alle persone intelligenti non dovrebbe risultare difficile associarli ai fascisti e metterli giustamente sullo stesso piano.

  4. Visto che commenti? Spero vi rendiate conto che il vostro pubblico naturale sono i fascisti amanti dei bombardamenti sulle città.

    1. A proposito di comunicazione e del commento espresso dal nikname «Giorgia», mi sembra utile adottare l’ approccio di Luhman, che propone di analizzare ogni comunicazione partendo dal punto di vista di chi la riceve e la deve comprendere, piuttosto che da quello
      dell’ emittente.
      In tal caso sarà poi il ricevente, che dovrà porsi delle domande sul «chi comunica» e «che cosa comunica», ossia «sull’ intenzione e sul contenuto.»
      Sicuramente é questa la procedura adottata da Giorgia per bacchettare RR, accusandolo di seminare «fascismo» e di ottenere il plauso dei «fascisti».
      Come è noto, RR sta dalla parte di Israele ed è sicuramente per questo che viene accusato
      di fascismo da Giorgia.
      Altrimenti per cosa?
      Forse per l’articolo che condanna i mascalzoni che hanno potuto agire impunemente a Milano, a causa del sistema di potere vigente in Italia?
      Può anche darsi, ma certamente solo in minima parte.
      Altrimenti cosa c’ entrerebbe l’accusa di volere «bombardare le città»?
      Proprio per questo, adottando lo stesso approccio si può cogliere l’intenzione e il contenuto di Giorgia, nonchè la sua identità ideologica antiisraeliana.
      Quella di una «brava persona» ormai mutante secondo le istruzioni di un codice neonazista perbenista.
      In fondo anche i nazisti potevano apparire dei buoni padri e madri di famiglia.
      Complimenti a «Giorgia» per la sua falsa coscienza.

  5. Pienamente d’accordo con Riccardo, Giuliana e Astolfo. Questi sono comunisti, figli di una cultura pervertita di sinistra, difesi dalla dittatura rossa che sta sprofondando l’Italia nel baratro. I comunisti e i loro nipotini mascherati da democratici sono sempre stati dalla parte dei delinquenti, dei facinorosi, degli anarchici. I risultati li vediamo. La polizia non può toccarli perché finisce sotto inchiesta, e il magistrato rosso di turno condannerà ad anni di galera i fedeli servitori dello Stato che si sono azzardati a fermare lo scempio.
    Questa teppaglia è una vera e propria milizia armata, che ha dichiarato guerra allo Stato. Lo Stato deve prenderne atto e rispondere come si risponde a un nemico che ha invaso il suo territorio. SPARATE A QUEI BASTARDI.

  6. un fascista è un fascista, che sia di destra o di sinistra. Ma ancora fate queste distinzioni?

  7. Giorgia, sicuramente il pubblico di una testata filo israeliana sono i fascisti, questo ragionamento non fa una piega.
    Maruska…….lasciamo perdere, è meglio.

  8. Sono assolutamente d’accordo con Riccardo, Giuliana, Astolfo ed Enrico. L’imbecillità non ha colore od etichetta politica.

  9. Francamente non mi sento di poter esprimere dei giudizi perché ci sono alcuni punti che non mi sono chiari: chi sono questi black bloc? Cosa vogliono? Chi li manovra? Siamo sicuri che siano una forma di auto-aggregazione che ha le sue radici nei centri sociali? Chi li finanzia? Dichiarano una qualche fede politica? L’unica cosa certa é che sono dei vandali, tutto il resto dovrebbe essere accertato dalle forze dell’ordine. Per quanto ne so, non é detto che siano mossi da un’ideologia politica (fascismo, comunismo o altro), può darsi che siano invece pagati da qualcuno che ha un qualche interesse a seminare confusione, rabbia e paura (non sarebbe poi così inverosimile). Prima di trarre delle conclusioni, penso che dovremmo trovare una risposta a queste domande che non sono poi così scontate.
    La reazione delle forze dell’ordine, in effetti, é stata un pò blanda e, quindi, lascia perplessi e genera critiche. Del resto, diversi di questi vandali sono stati arrestati e interrogati e questo potrebbe aiutare a fare luce sulle questioni sopraccitate. Versare più sangue non é sempre il modo migliore per risolvere un problema. Se un fatto analogo fosse accaduto in Turchia, la reazione della polizia probabilmente sarebbe stata molto più “decisa” ma non credo che quello turco sia comunque un modello da imitare. Credo, invece, che si potrebbe fare di più per prevenire questi episodi.

  10. E’ cosa nota: i “di nero vestiti” sono dei devastatori ed è inverosimile che siamo difficilmente individuabili, basterebbe voler vedere senza limitarsi a guardare; si noterebbero subiti gli zaini in spalla (spesso portati dalle loro “accompagnatrici” che nell’azione avranno soprattutto il ruolo di imbrattatrici. (Lo so è brutto come termine infatti le tizie preferiscono essere chiamate “writers”).
    Strategia: inserirsi in un corteo, posizionarsi centralmente e, cercando di non farsi notare, aiutati da fiancheggiatori che ne “oscurano” i movimenti, provvedere alla “vestizione” (che non è esattamente il “completino nero che sfina”) preparandosi all’azione.
    E’ impossibile che gli altri manifestanti non notino la “preparazione” ed è inaccettabile che questi, a cose fatte, insistano nel dire “non ce ne siamo accorti, ci siam trovati in mezzo, ecc ecc…”. (Ma queste manifestazioni non prevedono un servizio d’ordine? Mah!)
    Si aggiunga poi che vi è un evidente uso smodato di “doping” (non necessariamente sostanze vietate, a molti basta qualche birra (e questo dimostra che manco sanno bere, ‘sti imbecilli), una canna o poco altro. Quel poco o tanto che, evidentemente, serve loro per caricarsi per l’azione. Poi subentra l’adrenalina che fa il resto.
    Finito lo “sballo”, accendono qualche fumogeno per nascondere la “svestizione”, i fiancheggiatori li raggiungono e tutti assumono quell’aria stranita tipica del manifestante “a sua insaputa”; poco dopo il corteo si “scioglie” e in piccoli gruppetti, mescolati agli “inconsapevoli”, si “eclissano”. (Non è che spariscono ma restano in giro, nei pressi di aree verdi, magari vicino a chioschi o fontane dove questi “eroi” si rifocillano.)
    E’ uno sballo come un altro e sono sballi che un po’ costicchiano, eh? Non sono esattamente “gite organizzate”, si devono affrontare i costi del viaggio e dei “materiali”. Questo prova che questi tizi non sono esattamente dei poveracci che difficilmente dispongono di buttare quei 30/40 euro che servono per la vestizione da lasciare sul “campo”. Ai poveracci basta la passeggiata in corteo (mi dicono si chiami “manifestazione”), non hanno soldi da buttare.
    Questi “vandali” non hanno praticamente nulla in comune con i cosiddetti “centri sociali”, non sono mossi da “ideali”, sono semplicemente amanti del “casino”. Non sono manovrati da nessuno se non dalla loro vigliaccheria. Potrebbero essere fermati con armi non letali (in uso a tante polizie straniere) ma, si sa, in Italia questo sarà molto difficile, visto che tutti sono sempre pronti a processare le Forze dell’Ordine.
    Prevenzione: vigilare soprattutto ma a far questo devono essere coloro che dovranno rispondere economicamente dei danni che fanno i “di nero vestiti”: i genitori. Hanno scelto questa responsabilità quindi niente lagne : portafoglio pronto e qualche bella sberla ben assestata al momento dovrebbero bastare.

  11. Chiamiamo questi terroristi col nome che gli compete: comunisti anticapitalisti. Io sono basita dal commento di Giorgia che è la classica italiana che se non sei di sinistra allora sei fascista. La mentalità italica è assai schematica: o nero, o rosso. Questo schema è assai ridicolo se si pensa che il comunismo e il nazifascismo sono di stessa matrice socialista che si differenziano solo il primo in internazionalismo e il secondo in nazionalismo. Entrambi sono antisemiti, entrambi anticapitalisti, entrambi antidemocratici. Basti vedere i manifesti pro palestinesi di Forza Nuova e SEL da non capire se appartengono alla stessa forza politica. Sbaglia l’articolista a chiamare questi individui fascisti, perché nonostante la medesima matrice socialista e anticapitalista, questi sono di matrice internazionalista.
    P.S.: Giorgia io sono liberale, vuoi chiamarmi lo stesso fascista?

    1. Condivido questa analisi di Lisa e cerco di andare oltre a modo mio.
      Credo infatti che per interpretare l’ attuale trend storico e il ruolo delle organizzazioni e della cultura totalitarie sia fondamentale la distinzione tra matrice nazionalista e matrice internazionalista.
      Non c’ è dubbio però che la seconda – quella internazionalista – sia ormai vincente.
      Dell ‘altra v’ è poca traccia in Occidente , almeno per ora e per fortuna, anche se da qualche segno di vita per reazione.
      Questa matrice internazionalista comprende ormai a mio avviso anche gran parte del mondo cosiddetto liberale, che cambia le regole del gioco distruggendo le specificità territoriali e si traduce in un nuovo totalitarismo, che sposta risorse cambiando le condizioni produttive, con l’alibi del mercato.
      Un piccolo esempio:
      la trasformazione delle banche popolari in spa che, attraverso nuovi assetti proprietari finanzieranno al meglio imprese di aree lontane da quelle tradizionali di riferimento, che rimarrebbero così depauperate.
      Ma a questo punto é necessaria una nuova distinzione funzionale che in questo caso serve ad indicare due facce di una stessa medaglia:
      quella da un lato tra globalizzazione «capitalistica» cui fanno riferimento i cartelli dei poteri forti che agiscono sul piano economico e quella dall’altro che include la globalizzazione «solidaristica», cui farebbero riferimento in termini utopico-ideologici e propagandistici, a vari livelli, soggetti eterogenei, quali la Chiesa Cattolica, gli organismi umanitari, i residuati della sinistra storica e movimenti vari.
      Alcuni di questi come la Chiesa Cattolica , apparentemente anticapitalistici, di fatto servono da stampella ideologica per legittimare le trasformazioni in atto, promuovendo perfino le migrazioni di massa.
      Forse pensano di attuare in tal modo la redistribuzione delle risorse tra gli strati medi e meno abbienti delle popolazioni autoctone e tra quelle in arrivo, senza però tenere conto dei diritti dei produttori autoctoni .
      Per di più lasciando di fatto invariata la concentrazione della ricchezza tra gli strati superiori, che richiederebbe in caso contrario una tassazione improponibile per gli interessi di questi ultimi.
      Altri soggetti anticapitalistici sognano perfino una lotta di classe mondiale attraverso un alleanza con le popolazioni dei migranti, che provengono da paesi poveri.
      Coltivano stupide illusioni, ingannando in primo luogo se stessi.
      I governi nazionali europei sono bifacciali: guardano ad entrambi i soggetti della globalizzazione per governare il cambiamento nella direzione già tracciata.
      Da qui la criminalizzazione morale e l’isolamento dei movimenti nazionali ed identitari (considerati per certi versi perfino peggiori dei black block).
      Tale riprovazione si esprime con espressioni inappropriate nella stampa mainstream nei confronti dei leaders di questi movimenti definiti ultraconservatori e xenofobi, come capita per esempio a liberali per nulla xenofobi come Geert Wilders in Europa o a opinion makers come Pamela Geller negli USA, della quale però so poco.
      L’attuale globalizzazione sarà pure ormai inevitabile, ma non è difficile immaginare che ci riserverà gravi conflitti sociali e culturali, che potrebbero spazzare via la convivenza civile in Europa con esiti catastrofici.
      Per quanto mi riguarda, data l’attuale situazione, io sto con i liberali come Geert Wilders.

      1. Un attimo, non corriamo. Nel mondo anglosassone, soprattutto in America, più che in Inghilterra, la sinistra si è appropriata del termine “liberal” perché parve a loro figa una parola che fa riferimento alla libertà. Ma l’appellativo che si danno da soli, ovvero “sinistra liberale” oppure “liberal socialismo” è un ossimoro. Se per liberalismo ci riferiamo a Locke e, in seguito, ad Adam Smith, non è difficile comprendere le ragioni di questo controsenso. Il liberismo è un’evoluzione del giusnaturalismo. Le leggi naturali che esaltano l’individuo e la ricerca della felicità attraverso l’economia, la proprietà privata, l’autodeterminazione. Benissimo, partendo da questi concetti base del liberismo, è chiarissimo la totale incompatibilità con il socialismo e l’internazionalismo. Il socialismo, invece, pretenderebbe di tutelare le masse a discapito dell’individuo, mentre il liberismo tutela il singolo individuo e di conseguenza le masse. C’è una notevole differenza. Non so se è chiaro il concetto. Arrivati a questo punto, non è difficile comprendere come le nostre società, semmai, siano malate di poco liberismo. Ci troviamo in un momento storico in cui i cittadini non sono più individui, bensì sudditi. In questo momento il cittadino è impossibilitato ad autodeterminarsi. L’Europa è molto più socialista che liberale. Un esempio lampante sono le quote latte. Un liberale non si sognerebbe mai di mettere delle quote, perché lascerebbe il mercato libero. Un liberale non si sognerebbe mai di dare direttive ai paesi membri di questa accozzaglia chiamata Europa. Ciò che sta venendo a mancare è proprio la liberal democrazia che è nemica della burocrazia, invece noi ormai ne siamo schiavi. Sono i funzionari che decidono per noi. Democrazia (dal greco démos – popolo e cràtos – potere) etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini. La democrazia è strettamente legata al liberismo, non può esistere una democrazia che non sia liberale, difatti ciò a cui assistiamo (tristemente) oggi è il declino della democrazia, proprio perché il liberismo non ha attecchito, al contrario del socialismo. L’America che era l’icona del liberalismo, è in declino per merito dei liberal che non sono liberali, ma socialisti. Le cose meglio metterle in chiaro. Una delle motivazioni della morte del liberismo, o comunque ormai dello stato di agonia degli ultimi decenni, dipende dal fatto che il liberismo è un sistema basato sull’individualismo, che significa anche egoismo (non in modo negativo attenzione, egoismo inteso come trampolino dell’innovazione attraverso l’ambizione individuale), ciò ha comportato il disinteressamento verso una parte importante del sistema democratico, ovvero della cultura, dell’arte e dell’informazione, lasciando terreno fertile ai detrattori delle democrazie, i quali hanno pazientemente indottrinato per un bel cinquantennio e forse più le generazioni. Sicché il mondo è diventato statalista, burocratico, buonista, terzomondista, ecc. ecc. ecc. fino all’irrazionale, all’ignoranza diffusa (o comunque una cultura di massa priva di contenuti profondi), al relativismo, al nichilismo. Questo è stato l’errore più grande.

        1. L’argomento presenta così tante sfaccettature che è impossibile trattarlo se non molto riduttivamente e selettivamente.
          Concordo sul fatto che il liberismo è frutto del giusnaturalismo dell’ età moderna, tant’ è vero che la cosiddetta società borghese dell’ottocento è frutto del trionfo del giusnaturalismo, che si opponeva agli abusi delle società gerarchiche precedenti.
          E’ pur tuttavia vero che da allora anche quest’ultimo è entrato in crisi come sapere incontrovertibile , così come è accaduto a tutta la metafisica.
          Già almeno un secolo fa Weber attestava come ineludibile sia il «politeismo dei valori» che la burocratizzazione della società moderna di qualunque tipo, sia socialista che liberale, perchè la burocratizzazione è immanente alla complessità della società moderna.
          Certo, pensava – come anche Pareto- che nel caso del socialismo la burocratizzazione si sarebbe accentuata.
          Ma in ogni modo sarebbe stata ineliminabile e la paragonava ad «una gabbia».
          Al di là di questo , non credo però che il binomio individuo-società sia un paradigma sufficiente a indirizzare e spiegare l’analisi della società contemporanea.
          Per esempio, le regole dei mercati finanziari, che ogni tanto producono delle bolle sono ascrivibili all’individuo o alla società?
          Suppongo che in una visione liberista siano ascrivibili all’individuo e qui però mi trovo in imbarazzo, perchè il collegamento mi sembra troppo mediato da qualcosa che manca nello schema binario.
          Forse un approcccio più consono è un’analisi sistemica.
          Su questa base potremmo pensare che per esempio il welfare è un sistema che integra gli individui e al contempo li rende «sudditi» e meno «responsabili».
          E potremmo al contempo pensare che il welfare è un ‘ area di rapporti sociali che esula dalla cosiddetta «ragione strumentale» che regola i rapporti della società capitalistica pura, basata sull’individualismo e lo scambio economico.
          In fondo anche le elezioni potrebbero essere interpretate come un rito di legittimazione del sistema di potere che si manterrebbe in ogni caso inalterato, visto che non si conoscono in anticipo le decisioni che i vari governi e parlamenti prenderanno su singole questioni.
          Il consenso informato è francamente impossibile, per assenza di una sufficiente competenza tecnica, che tra l’altro manca pure ai ministri come si è rilevato nel caso Lupi.
          Aggiungerei che l’inevitabile principio della delega finisce sempre col generare un sottosistema – quello politico- largamente autonomo dal consenso.
          Chiunque potrebbe ad esempio pensare che la questione dell’ Italicum sia più un problema del ceto politico che dei cittadini.
          Infatti all’interno di questo ceto si approva o non si approva, spesso in modo contradditorio e quindi incoerente, evidentemente sulla base di considerazioni che attengono quasi esclusivamente alla propria sopravvivenza politica.
          E tutto ciò accade anche se nelle società complesse solo le funzioni si mantengono costanti e distinte dagli individui che le esercitano , i quali invece possono cambiare.
          In questo caso ha certamente un ruolo anche “l’individualismo” amorale e la sua autonomia.
          Il partito democratico a quest’ora avrebbe dovuto scindersi più volte, se la questione Italicum riguardasse a suo avviso i cittadini.
          E la stessa scissione del centro -destra è avvenuta a suo tempo sulla base di logiche identiche alla mancata scissione del PD.
          Mi rendo conto che sono scivolato nella cronaca e mi fermo qui.

      2. Io non sto qui a discutere delle beghe relegate a questo paese misero, il mio discorso era generale. E’ ovvio che qualsiasi paese debba essere in qualche modo governato e per funzionare necessita di funzionari (sia che si tratti di un regime democratico, che teocratico, che monarchico, che dittatoriale). Ma, mentre in un sistema liberale sano, la burocrazia è limitata all’indispensabile, in un paese statalista diventa titanica. Ed è ovvio che se in un ufficio il lavoro di uno, lo devono fare in dieci, in realtà si perde totalmente di efficienza. Come è ovvio che in un paese con una burocrazia titanica, questa diventa autoreferenziale, intoccabile e accumulatrice di potere. Come è ovvio che se il welfare viene utilizzato con assunzioni di pubblici dipendenti, innanzitutto viene a mancare la meritocrazia (si vede soprattutto nelle scuole da dove escono vere e proprie capre) e le tasse per mantenere questo esercito di impiegati sale alle stelle soffocando ciò che invece promuove il liberismo, ovvero l’impresa. Il discorso sulle banche e i, cosiddetti poteri finanziari, è molto complesso anche perché non esiste un sistema unico, ogni paese adotta il proprio indipendentemente dal socialismo o liberismo. Il sistema Europa, però, ha fortemente indebolito l’indipendenza di ogni stato attraverso la BCE che è una banca pubblica.

  12. Un ultima cosa. Da liberale sono contraria a ogni forma di censura, pertanto contraria al reato di apologia del fascismo. Ma dal momento che è in vigore, non capisco per quale motivo non dovrebbe esserci lo stesso reato per il comunismo. La Polonia ha reso reato sia il fascismo che il comunismo e penso che sia più coerente e meno ipocrita di noi. Vorrei ricordare a tutti i sinistrati che Stalin si alleò con Hitler, benché non per affinità ideologiche bensì strategiche, ciò che conta è che il fascismo dell’antifascismo è l’ipocrisia massima dell’espressione italica. Il fatto che i sinistrati odino gli israeliani e amino i palestinesi, che ai tempi della seconda guerra mondiale erano alleati di Hitler, la dice lunga sulla loro ipocrisia, considerando soprattutto il fatto che, ancora oggi, i palestinesi, come tutti i musulmani, sono ammiratori del nazismo, esaltano il mein kampf e, spesso, nelle loro manifestazioni sventolano la svastica e non certo la falce e il martello (ad eccezione dei Curdi del PKK). Quindi complimenti alla vostra coerenza e, sopratutto, alla vostra razionalità uahuauauh.

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