Società e cronaca

Omosessuale ebreo francese rischia la vita in carcere in Turchia

Ebreo e omosessuale e quindi già a rischio, ha denunciato che gli jihadisti nelle carceri turche fanno proselitismo portando moltissimi all’estremizzazione. E questo gli è costato una condanna a morte

Apr 16, 2021

Omosessuale ebreo francese rischia la vita in carcere in Turchia

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Si chiama Fabien Azoulay, il 43enne omosessuale ebreo francese in carcere in Turchia che secondo la giornalista Tiffany Pillon di france24.com rischia la vita, perché omosessuale ma soprattutto perché ebreo.

Fabien Azoulay si trova in carcere in Turchia da quattro anni, dopo che la Corte Penale di Istanbul lo ha condannato a 16 anni e otto mesi di carcere per “importazione di un prodotto narcotico vietato” dopo un processo farsa durato appena cinque minuti.

Già è difficile essere omosessuale in un carcere turco, se poi sei ebreo rischi la vita due volte perché se i turchi accettano più o meno l’omosessualità di certo non accettano il fatto che sia un ebreo.

Ma il vero pericolo sono gli jihadisti, di cui le carceri turche sono piene, che non accettano né l’omosessualità né il fatto che Fabien sia ebreo.

Per di più, proprio pochi mesi fa Fabien Azoulay in una lettera alla sua ambasciata in Turchia, nel descrivere la sua situazione ha denunciato il fatto che gli jihadisti incarcerati in Turchia facevano proselitismo e reclutamento tra gli altri carcerati portando molti di loro al fanatismo.

Questa segnalazione gli è costata una condanna a morte da parte degli estremisti islamici e quando Fabien Azoulay ha chiesto di essere trasferito in un carcere più sicuro e meno affollato (dormono in terra uno sopra l’altro) per tutta risposta è stato trasferito in un carcere ancora più duro e isolato, a 800 Km da Istanbul.

Non staremo a descrivere gli orrori che Fabien ha dovuto subire (anche acqua bollente addosso con ustioni su tutto il corpo) diciamo solo che Carole-Olivia Montenot, l’avvocato di Azoulay, ha descritto di provare un senso di impotenza quando ha sentito degli orrori vissuti dal suo cliente.

le sue condizioni di detenzione e quelle degli altri detenuti in Turchia sono un attacco alla dignità umana

Sophie Wiesenfeld

Sophie Wiesenfeld, fondatrice del think tank Hexagon Society e presidente del Fabien Azoulay Support Committee, ha anche affermato che «le sue condizioni di detenzione e quelle degli altri detenuti in Turchia sono un attacco alla dignità umana».

Le drammatiche condizioni in cui versano i detenuti in Turchia sono uno dei motivi per cui l’Unione Europea non accetta aperture verso la Turchia. Diversi rapporti raccontano di condizioni disumane che il regime turco si rifiuta di correggere.

La Francia sta tentando in tutti i modi di riportare Fabien Azoulay in patria, anche con l’assicurazione che gli farà scontare la pena detentiva fino all’ultimo giorno, ma il regime turco rifiuta qualsiasi apertura usando – come sempre – la vicenda per ricatti trasversali verso Parigi.

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