Guerra a Gaza: tutte le menzogne dei “grandi media” su Israele

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Naturalmente noi non siamo nessuno e non possiamo certo competere con i “grandi media” e con la “vera informazione” che ogni giorno vi propina menzogne e altera la verità, ma cercheremo nel nostro piccolo di spiegarvi alcune cose:

Perché a Gaza ci sono vittime civili e in Israele no?

Se ascoltate o leggete uno qualsiasi dei “grandi media” o sentite un servizio dei “grandi giornalisti” da Gaza la prima cosa che noterete è che a Gaza ci sono vittime civili mentre in Israele no. Eppure l’esercito israeliano mira esclusivamente a obbiettivi militari mentre i terroristi di Hamas e della Jihad Islamica mirano esclusivamente a obbiettivi civili. Come si spiega tutto questo? La parola magica è “sistema di difesa”. Mentre Israele ha investito e investe ogni anno centinaia di milioni di dollari nel sistema Iron Dome e quindi nella difesa dei suoi cittadini, a Gaza Hamas preferisce usare la popolazione civile come difesa dei suoi covi, dei suoi depositi di armi e delle sue rampe di missili. Così a volte succede che per colpire un obbiettivo terroristico si colpiscano anche i civili. E tutto sommato l’aviazione israeliana limita moltissimo i danni grazie alla sua precisione. Per fare un esempio, solo questa notte l’IAF ha colpito 160 obbiettivi terroristici a Gaza. In teoria avrebbe dovuto essere una strage, invece si registrano solo pochi feriti. Ieri Hamas ha lanciato su Israele oltre 120 missili, tutti diretti su obbiettivi civili,e se non ci sono state vittime è solo grazie a Iron Dome. Un’altra cosa che noterete è che i “grandi media” e i “grandi giornalisti” quando parlano delle vittime civili a Gaza, oltre a non menzionare che erano li come scudi umani, parlano solo ed esclusivamente di “donne e bambini”, come se a Gaza non ci fossero uomini. E’ un modo molto efficace di drammatizzare la “notizia” e di nascondere come siano proprio le donne e i bambini gli scudi umani preferiti dai terroristi di Hamas.

E’ Israele che bombarda Gaza oppure sono i terroristi che attaccano Israele?

Com’era ampiamente prevedibile (e previsto), dopo che i terroristi di Gaza hanno lanciato centinaia di missili su Israele nel totale silenzio dei media, non appena un aereo israeliano ha colpito un obbiettivo militare a Gaza si è scatenata la lotta dei titoli: “Israele attacca Gaza” e “Israele bombarda Gaza” sono quelli più gettonati. Naturalmente nessuno (o pochissimi) dei “grandi media” e dei “grandi giornalisti” vi dice che quella di Israele è una reazione al lancio di centinaia di missili. Non possono farlo poveretti, sono stati silenti per mesi mentre ogni giorno piovevano missili sul sud di Israele e adesso come fanno a raccontarci che “Israele reagisce”? Meglio dire che “Israele attacca”.

Gaza, prigione a cielo aperto oppure califfato islamico?

Un altro mantra che sentirete ripetere all’infinito è quello di “Gaza, prigione a cielo aperto”. In realtà Gaza non è affatto una prigione a cielo aperto, è solo un califfato islamico dominato da un gruppo di terroristi estremisti che hanno come primo obbiettivo quello di distruggere Israele e, in seconda battuta, di estendere il loro califfato a tutto il Medio Oriente. Per questo motivo Gaza è isolata. Anche l’Egitto, che pure è un paese musulmano, ha duramente colpito Hamas e ha sigillato le sue frontiere con la Striscia di Gaza. Eppure, nonostante tutto questo, è Israele che porta aiuti umanitari a Gaza, che gli da il carburante per far funzionare la centrale elettrica, che fornisce i servizi telefonici e internet. Chi altri lo farebbe con un nemico dichiarato e così pericoloso? A Gaza c’è di tutto, dai grandi centri commerciali alle ville con piscina dei boss di Hamas (questo video può essere un buon punto di partenza per comprendere). Ma naturalmente la cosa non fa trend nei “grandi media”. Meglio parlare di prigione a cielo aperto o addirittura di lager.

E allora non vi chiediamo di schierarvi a favore di uno o dell’altro, vi chiediamo solo di stare attenti alle informazioni che vi passano i “grandi media” e i “grandi giornalisti”, di riflettere su poche ed essenziali cose prima di giudicare dai titoli. Se poi pensate alla differenza che c’è tra una democrazia e un califfato islamico, allora non serve dire altro. Sarete voi stessi che saprete da che parte stare.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sharon Levi

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