Il grido di dolore di Gaza: liberateci da Hamas (intervista)

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Muhmad Kader è un imprenditore palestinese residente a Ramallah che lo scorso dicembre ha partecipato al corso organizzato a Tel Aviv dalla Amministrazione Civile israeliana riguardante le tecniche per implementare il business in Palestina. Il corso, in tutto otto sedute, ha visto la partecipazione di diversi imprenditori palestinesi del settore alimentare, turistico ed edilizio.

«Il corso è stato molto istruttivo e professionale – ha detto Muhmad Kader al sito di Cogat (Coordination of Government Activities in the Territories) – e questo è estremamente rilevante per le esportazioni palestinesi e per stabilire una partnership continuativa con Israele. Può aiutare moltissimo l’economia palestinese e portare finalmente un po’ di pace».Le bellissime parole di Muhmad Kader dimostrano che c’è un’altra Palestina che guarda avanti rispetto a quella che purtroppo siamo abituati a vedere.

L’opportunità data agli imprenditori palestinesi residenti in Cisgiordania di apprendere nuove tecniche di business e su come implementarle non viene purtroppo data agli imprenditori di Gaza. E’ questo il rammarico di tutti gli imprenditori palestinesi che hanno partecipato al corso. «Se noi siamo fortunati perché possiamo pensare di fare business – ci dice un altro imprenditore che non vuole essere nominato – lo stesso non si può dire dei nostri colleghi che lavorano nella Striscia di Gaza». E’ con questo anonimo imprenditore che abbiamo scambiato due chiacchiere in libertà.

Cosa sapete delle situazione a Gaza?

Sappiamo che il 90% degli aiuti che entrano nella Striscia di Gaza viene preso in consegna da Hamas e che si stanno completamente disinteressando della ricostruzione sia delle abitazioni civili che delle attività commerciali e produttive.

Quante sono le attività produttive distrutte o danneggiate?

Da quello che ho potuto sapere dai miei colleghi di Gaza le attività produttive non hanno subito gravi danni dal conflitto di luglio, il loro problema è che non hanno accesso alle materie prime oppure che non possono esportare i beni di consumo che producono.

Perché? Ieri abbiamo visto la lista dei materiali che è entrata di recente attraverso il valico di Kerem Shalom ed è impressionante. Non solo materiale da costruzione e beni di prima necessità ma c’erano anche prodotti destinati alla produzione di mobili, legno pregiato acquistato da aziende di Gaza, tessuti provenienti da ogni parte del mondo. E guardando il traffico in uscita sono diversi i carichi di merce che escono da Gaza per essere esportati.

Il problema è che sia sulle merci in entrata che su quelle in uscita Hamas applica dei dazi insostenibili per gli imprenditori di Gaza. Molto del materiale, anche quello acquistato e destinato alla produzione, viene sequestrato per “motivi di difesa” da Hamas. Gli imprenditori di Gaza sono sul lastrico. O non possono produrre perché non hanno i materiali o, quel poco che producono, non gli frutta a causa delle “tangenti” che devono pagare ad Hamas. E’ una situazione insostenibile per loro e per la popolazione.

Come è messa la popolazione di Gaza?

E’ messa malissimo. Non hanno l’essenziale perché gli aiuti vengono sequestrati da Hamas per essere venduti, ma non hanno il denaro per comprare quello che gli serve perché l’economia è ferma. A Gaza non gira denaro. Gli unici che hanno qualche soldo da spendere sono quelli che accettano di lavorare per Hamas e anche loro stanno mesi interi senza prendere lo stipendio.

Ma le ONG e la UNRWA cosa fanno per aiutare questa gente?

Alla UNRWA sono tutti di Hamas e partecipano al saccheggio degli aiuti. Le ONG non le nomino neppure. Non si capisce nemmeno cosa stiano facendo. Non costruiscono nulla, non aiutano la gente, non distribuiscono alimentari. Non fanno proprio nulla. Ieri sera ho sentito un mio amico che abita a Gaza e mi ha detto che sono alla fame e che quando vanno a chiedere qualcosa per sfamare i propri figli gli viene risposto che non c’è nulla.

Ma di roba ne entra a tonnellate

Appunto, ma non viene distribuita come invece dovrebbe essere, viene sequestrata da Hamas e venduta. Un litro di latte a Gaza costa quattro volte di più di quello che costa a Ramallah quando invece dovrebbe essere gratis dato che sono aiuti internazionali.

Come se ne esce?

Se ne esce solo liberandosi di Hamas e ridando il via allo sviluppo. Gaza ha enormi potenzialità, anche umane, ma sono oppresse da Hamas e dai suoi “complici umanitari”.

Come ci si libera di Hamas?

Ora come ora è impossibile. Controllano tutto e non appena qualcuno si azzarda a protestare viene incarcerato o fatto sparire. Hamas ha due sole attività: controllare il territorio e preparare la prossima guerra contro Israele. Di tutto il resto si disinteressa. Tutti i loro sforzi sono concentrati solo su questi due punti e in particolare sul controllo del territorio perché se perdono il controllo del territorio e della gente rischiano di perdere tutto.

Come si può aiutare la gente di Gaza a liberarsi di Hamas?

Non vedo la volontà politica di farlo perché non ci vorrebbe molto. Guardi cosa è successo in Egitto. La gente si è ribellata alla Fratellanza Musulmana che voleva instaurare qualcosa di molto simile a quello che fa Hamas a Gaza. Ma in Egitto l’esercito si è schierato con la gente e non è mancato il sostegno esterno di importanti paesi arabi. Gaza non è importante come l’Egitto, ma è importante, e se si vuole aiutare la gente di Gaza a liberarsi di Hamas serve un aiuto esterno e la volontà politica di farlo perché non c’è un esercito che può schierarsi con la gente.

Il Qatar ha raggiunto un accordo con l’Egitto che prevede la fine dei finanziamenti al gruppo terrorista. E’ un passo avanti?

Sarebbe un passo avanti se il Qatar mantenesse la parola, ma mi fido poco. E comunque Hamas tornerebbe sotto l’influenza iraniana nel giro di poco tempo. Per “aiuto esterno” intendo qualcosa di più.

Intende Israele?

Assolutamente no, qualsiasi intervento di Israele non farebbe che rafforzare Hamas. No, intendo l’Egitto, l’Arabia Saudita o un altro Paese arabo. Solo un arabo può demolire Hamas.

Se potesse parlare con l’occidente, cosa gli direbbe di fare per aiutare Gaza?

Gli direi di smettere di chiudere gli occhi su quello che sta facendo Hamas alla gente di Gaza e di ascoltare il loro grido di dolore. Gli direi di accertarsi che gli aiuti arrivino veramente alla gente, di verificare che il cemento serva a ricostruire le case e non i tunnel. Gli direi anche di favorire le esportazioni da Gaza per rivitalizzare l’economia. Tre cose semplici che però non possono essere fatte senza una vera volontà politica di risolvere il “problema Hamas”.

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