Israele: dopo il raid in Siria minacce iraniane e ipocrisia oltre ogni limite

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“Non verrà tollerato il trasferimento di armi dalla Siria a Hezbollah o ad altri gruppi terroristici”. A parlare così è stato il vice consigliere per la sicurezza nazionale USA, Ben Rhodes, che ha anche confermato che gli Stati Uniti erano stati messi al corrente dei raid israeliani sulla Siria e li avevano approvati intuendo la pericolosità di un trasferimento di armi tecnologicamente avanzate ad Hezbollah.

Almeno sul fronte americano sembra quindi che Israele abbia ritrovato il suo alleato di sempre anche se si è attirato  addosso gli strali della Lega Araba e di altri paesi filo-islamici, silenti sul massacro in Siria oppure sulla reazione turca al lancio di proiettili di mortaio sul suolo ottomano, ma pronti a organizzare riunioni di emergenza e a minacciare interventi quando è Israele a muoversi anticipatamente allo scopo di difendersi. C’è un solo termine per questo atteggiamento: ipocrisia.

Sono invece prese in seria considerazione le minacce arrivate ieri dall’Iran, se non altro per possibili attentati contro obbiettivi israeliani nel mondo. Teheran ha ammonito che “ci saranno dure conseguenze per la città di Tel Aviv” alludendo a un attentato nella città israeliana mentre Damasco ed Hezbollah hanno fatto sapere che da ieri si sentono autorizzati a portare attacchi a sorpresa contro Israele e contro obbiettivi israeliani in tutto il mondo.

Preoccupata per l’attacco preventivo israeliano in Siria si è detta la Russia che però si è guardata bene dal condannare l’azione difensiva israeliana limitandosi ad una protesta formale per altro indebolita dalla ammissione sulla mancanza di riscontri ufficiali sul fatto che siano stati aerei israeliani a colpire, chiaramente una scusa per rimanere defilati nel coro di condanna dei Paesi Arabi.

E in tutto questo mare d ipocrisie non poteva mancare la dichiarazione del Segretario Generale dell’Onu, Ban ki-Moon, anche lui silente per mesi di fronte a massacri in Siria ma pronto a salire sul carro dei “preoccupati” per l’intervento difensivo israeliano. Peccato però che nessuno ammetta che Israele ha fatto il lavoro che avrebbe dovuto fare UNIFIL, cioè la forza che rappresenta proprio le Nazioni Unite, schierata nel sud del Libano per impedire il riarmo di Hezbollah e che in tanti anni non ha mai svolto seriamente il lavoro per cui è stata istituita. E perché ,piuttosto, Ban ki-Moon non si chiede cosa sarebbe successo se quel convoglio di armi fosse arrivato in Libano e cosa succederebbe se le armi chimiche siriane finissero nelle mani di Hezbollah?

Ecco in che clima deve districarsi Israele per difendere il proprio Diritto all’esistenza, un clima che oltre a essere rigonfio di ipocrisia è portatore di gravi pericoli. In stato di massima allerta le truppe israeliane schierate sui confini nord. Massima allerta anche per l’aviazione e la marina. Un rapporto dei servizi segreti consegnato ieri sera parla di “considerevole aumento delle attività” anche da parte della Jihad Islamica nella Striscia di Gaza, il che fa pensare ad una imminente ripresa del lancio di missili sul sud di Israele.

Miriam Bolaffi

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