Israele: il terrorismo a bassa intensità di cui nessuno parla

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Compiere un atto di terrorismo non significa necessariamente schiantarsi con un aereo contro un grattacielo, farsi esplodere in un autobus o fare esplodere una autobomba nel centro di una città. C’è un altro tipo di terrorismo meno eclatante e quindi meno soggetto a prevenzione,ma altrettanto redditizio, il terrorismo a bassa intensità.

E’ il tipo di terrorismo che stanno adottando i palestinesi contro i civili israeliani, un terrorismo fatto di attacchi isolati, di lancio di sassi in autostrada, di agguati e di atti di violenza casuali. Questo tipo di terrorismo di cui nessuno parla proprio perché non eclatante nei mesi scorsi ha portato molte sofferenze alla popolazione israeliana. Per rendercene conto dobbiamo però ricorrere ai dati forniti dal Central Bureau of Statistic dello Stato di Israele e dal Ministero dell’Interno, dati aggiornati a ottobre 2013 e che riguardano solo gli atti di violenza palestinese contro civili israeliani, incidenti stradali frutto del lancio di pietre e attacchi isolati riconducibili all’odio anti-israeliano.

Scorrendo i dati che ci sono stati forniti possiamo così vedere un quadro della situazione che se analizzato isolatamente, caso per caso,  potrebbe non essere preoccupante ma che se preso e analizzato nel suo insieme ci da un quadro molto diverso e certamente allarmante.

In particolare ci vorremmo concentrare su due voci, quella degli omicidi a sfondo d’odio anti-israeliano e quello degli incidenti stradali provocati dal lancio di sassi, casistiche che negli due mesi hanno subito una impennata incredibile.

Secondo i dati che ci vengono forniti nel 2013 in Israele sono state uccise 32 persone per ragioni riconducibili all’odio anti-israeliano (27 casi accertati) e a seguito di aggressioni da parte di palestinesi. I feriti sono 109. Il fatto allarmante è che negli ultimi due mesi gli attacchi sono aumentati incredibilmente di intensità specie in prossimità del territorio controllato dalla ANP.

Meno eclatante ma forse più preoccupante il quadro degli incidenti d’auto provocati dal lancio di sassi da parte di palestinesi sulle strade, autostrade e direttamente contro le autovetture. Gli incidenti stradali riconducibili al lancio di pietre sono stati 979 e hanno provocato 398 feriti di cui oltre il 20% sono bambini di età inferiore ai 10 anni mentre il 37% sono donne. I deceduti a causa degli incidenti stradali sono compresi nella voce riportata sopra relativa alle persone uccise per ragioni riconducibili all’odio anti-israeliano e sono complessivamente 13, quasi tutti deceduti dopo il ricovero. A questi dati vanno aggiunti 128 incidenti che si sospetta siano la conseguenza del lancio di grosse pietre nella sede stradale ma che non sono il frutto del lancio diretto di pietre o non vi sono prove certe che a lanciare le pietre siano stati soggetti palestinesi.

Ora, di questi dati non se ne parla perché non rientrano nella casistica dell’attacco terroristico eclatante, ma sono comunque deliberati atti di terrorismo che puntano a uccidere civili israeliani. E se il numero delle vittime è relativamente basso rispetto al numero degli attacchi lo si deve solo a un insieme di misure di sicurezza individuali o stabilite per legge che fino ad oggi ha permesso di limitare i danni.

L’escalation degli attacchi a cui si è assistito negli ultimi due mesi fa pensare a una strategia studiata a tavolino e non a qualcosa di spontaneo, ragion per cui crediamo che sia arrivato il momento di considerare il lancio di pietre contro auto e civili israeliani come un vero e proprio atto di terrorismo e non, come vorrebbe qualcuno in occidente, un “modo pacifico di dimostrare”. Questi attacchi terroristici uccidono e feriscono persone e sono studiati proprio a questo scopo. E’ una forma di terrorismo deliberatamente studiato per essere a bassa intensità, quel tanto che basta per non guadagnarsi l’attenzione dei media, ma che se preso nel suo complesso fornisce un quadro ben preciso di quanto sia vasto e pericoloso.

Sharon Levi

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