Israele sotto attacco: Hezbollah vuole la guerra

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Dopo il missile anticarro che ha centrato un veicolo israeliano ferendo almeno nove persone (otto militari israeliani e un peacekeeper dell’Onu spagnolo) la situazione si è ulteriormente aggravata. Secondo fonti della difesa israeliana alcuni colpi di mortaio sarebbero stati sparati dal Libano in direzione delle postazione israeliane nella zona del Monte Dov.

Hezbollah ha rivendicato l’attacco sostenendo di aver sparato contro un convoglio di nove veicoli e ha detto che l’operazione è da attribuirsi alle “Queneitra Martyrs Brigade” una chiara indicazione che l’attacco è stato portato come rappresaglia per l’attacco effettuato da caccia israeliani la scorsa settimana proprio nei pressi della città siriana di Queneitra.

L’artiglieria israeliana ha risposto sparando una ventina di colpi contro le postazioni di Hezbollah in Libano, mentre il capo di Stato maggiore dell’IDF, Generale Benny Gantz, ha convocato una riunione di emergenza per decidere come rispondere in maniera adeguata all’attacco di Hezbollah. Durissimo il Premier Netanyahu che ha parlato di «chiara sfida verso Israele» e della volontà da parte di Hezbollah «di trascinare Israele in una guerra».

Bulldozer in cerca di tunnel

Intanto questa mattina un certo numero di bulldozer dell’esercito israeliano hanno dato il via a una azione di bonifica nella zona di confine tra Israele e Libano in cerca di tunnel che potrebbero essere usati dai terroristi libanesi per infiltrarsi in Israele.

Aggiornamento delle 13,45

Fonti di Hezbollah hanno fatto sapere che tutte le scuole libanesi lungo il confine con israele sono state evacuate. La decisione del direttivo di Hezbollah sembra indicare una ulteriore escalation.

Aggiornamento delle 14,04

Liberman: “Israele deve rispondere con uso sproporzionato della forza”. Il Ministro degli Esteri israeliano, Avidgor Liberman, ha detto alla radio israeliana che «Israele deve rispondere a questi attacchi con un uso massiccio e sproporzionato della forza così come farebbero Russia, Cina e Stati Uniti»

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