La porcata di Carter: Obama riconosca la Palestina prima che arrivi Trump

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L’ex presidente americano Jimmy Carter ha chiesto al Presidente Obama di riconoscere uno Stato palestinese prima che alla Casa Bianca si insedi Donal Trump. Lo ha fatto attraverso un lungo editoriale pubblicato ieri dal New York Times.

In sostanza Carter chiede a Obama di fare questo passo perché ritiene che con l’avvento di Trump alla Casa Bianca le condizioni per i palestinesi peggioreranno. Non era mai successo che un ex Presidente, per di più notoriamente anti-israeliano, chiedesse a un Presidente in carica ma uscente di fare una porcata di simili proporzioni.

Carter accusa Israele e gli insediamenti di essere il motivo per cui gli accordi di Camp David sono falliti. Non c’è nessuna critica agli arabi (i cosiddetti palestinesi) nelle sue parole. Non una parola sul rifiuto da parte degli arabi di ottenere uno Stato a fianco di Israele, non una parola sulle intifada che hanno minato l’accordo di Camp David e gli accordi di Oslo e non una parola sul clamoroso dietrofront di Arafat. Carter vede la storia solo per un verso.

«Il Consiglio di sicurezza dovrebbe approvare una risoluzione che stabilisca i parametri per risolvere il conflitto. Essa dovrebbe ribadire l’illegalità di tutti gli insediamenti israeliani al di là dei confini del 1967, pur lasciando aperta la possibilità che le parti possano negoziare modifiche» scrive Carter nel suo editoriale dopo aver attaccato Israele in ogni modo in maniera a dir poco vergognosa. Arriva a chiedere persino una forza ONU in territorio arabo (previa smilitarizzazione) per garantire, udite udite, la sicurezza di Israele.

«Il peso combinato del riconoscimento degli Stati Uniti, l’adesione delle Nazioni Unite e una risoluzione del Consiglio di Sicurezza solidamente fondata sul diritto internazionale sarebbe sufficiente a gettare le basi per la futura diplomazia. Questi passaggi dovrebbero rafforzare la leadership palestinese moderata, mentre invierebbe una garanzia chiara al popolo israeliano sul riconoscimento a livello mondiale di Israele e della sua sicurezza» scrive ancora Carter.

Quello che in pratica vorrebbe Carter è resettare la storia e tornare al 1967, come se non ci fosse stato nessun conflitto, come se Israele non fosse stato attaccato molte volte e abbia vinto tutte le guerre. Non solo, vorrebbe che sul piatto venisse messo anche il cosiddetto “Diritto al ritorno” dei cosiddetti “profughi palestinesi”, una richiesta che va proprio contro quel Diritto Internazionale con cui Carter ama riempirsi la bocca.

«Questo è il momento migliore – forse l’unico – per contrastare la realtà dello Stato unico che Israele sta imponendo» conclude Carter.

Non sappiamo onestamente se Obama seguirà i consigli di Carter e onestamente non sappiamo nemmeno se lo possa fare o se ne abbia il tempo materiale a poche settimane dalla fine del suo mandato. Quello che sappiamo è che l’antisemitismo di Carter è davvero un bidone senza fine.

Scritto da Einav Ben H.

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