Iran: il rischio del vuoto di potere. Cosa succede sottotraccia

Sulle vaghe promesse di intervento militare più volte sottintese ma mai apertamente esplicitate da Donald Trump, c’è poca fiducia in Iran. Starlink poteva essere attivato una settimana fa, quando gli Ayatollah anno sigillato internet, ma Elon Musk lo ha fatto solo nelle ultime ore lasciando di stucco molti attivisti iraniani (dove per attivisti iraniani si intende attivisti in Iran).

Basterebbero queste due cose in evidenza per capire come dall’esterno l’aiuto ai manifestanti iraniani arrivi più a parole che nei fatti. Che poi Trump dica che «l’aiuto sta arrivando» mentre i giovani iraniani vengono falciati con le mitragliatrici pesanti, assume un non so che di presa in giro.

Non sappiamo quanti manifestanti sono stati uccisi. Sicuramente migliaia. E da oggi iniziano le impiccagioni, quelle pubbliche e quelle a Evin e in altre carceri di cui non si avrà mai contezza.

Messa così sembra tutto bruttissimo. E lo è. Eppure un piccolo barlume di speranza si è acceso. È la faglia che si è aperta all’interno dell’IRGC e dell’esercito. Non si tratta di una cosa da nulla tanto che il regime ha dovuto rivolgersi a tagliagole esterni per la repressione più dura. Gente irachena, siriana e libanese perché molti militari e diversi comandanti dell’IRGC si sono rifiutati di sparare ad alzo zero sulla folla.

Ed è proprio su una possibile rivolta dell’IRGC e dell’esercito regolare che si basano le speranze di chi crede ancora in una caduta del regime. Molte fonti iraniane di lunga data, quindi attendibili, mi raccontano di incontri segreti e di manovre sottotraccia di comandanti dell’IRGC con “attori esterni”.

La rivolta dell’IRGC sarebbe partita da una delle branche più potenti dei Guardiani della rivoluzione, la “Sazman-e Etela’at-e Sepah” cioè l’intelligence dei pasdaran. A un certo punto le parti marginali dell’organizzazione, per intenderci quelle che agiscono in strada, hanno iniziato a non inviare più rapporti alla “sede centrale”. Da centinaia di rapporti al giorno, con nomi e cognomi dei rivoltosi, video e foto, si sarebbe passati a poche decine di rapporti nel giro di pochi giorni.

Il primo allarme è stato lanciato dalla segretissima “divisione intelligence affari interni”, l’intelligence dell’IRGC che controlla l’intelligence dell’IRGC. Da loro è partito il consiglio di rivolgersi a “killer esterni” fatti arrivare in tutta fretta soprattutto dall’Iraq. Poi le defezioni all’interno dell’IRGC si sono moltiplicate, probabilmente anche a seguito di contatti con attori esterni che in qualche modo hanno garantito la salvezza (o l’impunità) ai comandanti dei pasdaran.

Con l’IRGC in fermento le possibilità che il regime cada sono decisamente più alte. Tuttavia rimane il nodo del vuoto di potere. Perché se cade tutto il castello che reggeva il regime, a ruota cade tutto il resto senza nessuno che governi la situazione. Un incubo.

A Washington qualcuno avrebbe proposto una soluzione alla “venezuelana”, cioè non stravolgere tutto e lasciare il governo del Paese al Presidente eletto, Masoud Pezeshkian, che per primo aveva chiesto che venisse evitata la repressione dei manifestanti pacifici.

Non sarà la soluzione migliore ma lo è in questo momento anche perché Masoud Pezeshkian è stato votato in massa dai più giovani e, con molto ottimismo, viene definito un “riformista”.

Cosa c’è quindi di nuovo rispetto a qualche giorno fa?

  1. La rivolta di coscienza nell’IRGC è qualcosa di assolutamente inedita e davvero potrebbe cambiare le cose
  2. La richiesta del Presidente Masoud Pezeshkian di non sparare sulla folla disarmata e il suo sostanziale silenzio dopo la strage delle ultime ore potrebbe essere il segno di una profonda divisione tra il clero e la presidenza. Da non sottovalutare per evitare un eventuale vuoto di potere.
  3. Le rivolte continuano nonostante il massacro. Questo potrebbe spingere l’esercito e una parte dell’IRGC a schierarsi con i rivoltosi.

Per il momento non si vede un intervento americano anche se è prevedibile un lavorio sotterraneo per un cambio di regime il più possibile indolore. Stiamo a guardare ma le ultime ore sono state ricche di novità importanti.

Analista senior
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Iraniana fuggita in Italia. Esperta di Medio Oriente e cultura persiana. Analista per l'Iran di Rights Reporter
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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo