Israele e l’Ucraina, Zelensky e Netanyahu

Mentre il “più grande amico di Israele” impedisce al suo alleato di eliminare Hezbollah, come già aveva fatto fermando le operazioni contro Hamas a Gaza, emerge con evidenza una realtà strategica: lo Stato ebraico dovrà prendere esempio dall’Ucraina, diversificando le fonti dei suoi armamenti, e aumentandone grandemente la produzione interna.

La guerra condotta dall’Ucraina, dopo oltre quattro anni, ha dimostrato che il fattore vincente risiede non solo nello spirito indomito di un popolo, ma anche nella capacità di non condizionare le proprie scelte strategiche dalla volontà di partners quasi esclusivi, che esercitano ricatti e impongono i proprî desiderî.

La lezione di Kiev a Gerusalemme è sotto i nostri occhi:

Trump dice che Zelensky non ha le carte;

Trump cerca di imporgli la cessione del Donbas a favore di Putin;

Trump ferma gli aiuti a Kiev, favorendo Putin, e vende agli europei a caro prezzo ciò di cui Kyev ha bisogno, ritardando anche le consegne;

All’Ucraina rimangono i fedeli alleati europei, che danno ciò che possono, sempre troppo poco e troppo tardi, perché gli ucraini stanno difendendo anche loro;

Gli ucraini sviluppano in tempi record la propria industria degli armamenti, basata su tecnologia innovativa a basso costo;

Gli ucraini concepiscono, al fronte, la guerra moderna, divenendo in pochi anni la nazione con le forze armate più innovative ed efficaci in Europa.

L’Ucraina oggi produce oltre il 60% delle armi di cui ha bisogno per sconfiggere la Russia. Molti governi fanno la fila a Kyev per stipulare contratti per la difesa, per produrre le armi migliori per una guerra moderna, richieste da tanti paesi;

L’Ucraina, dopo tre anni, ora ha le carte, vincerà sicuramente la guerra di cui è la vittima, e può infischiarsene di qualunque cosa dica o faccia il declinante, prepotente uomo di Washington.