Quello che sta accadendo fra Israele e Hamas ha un nome, un tremendo nome: guerra. Sta di fatto, però, che le parole, alla faccia della realtà dei fatti, l’hanno trasformata in un’altra cosa: un genocidio.
Questa guerra, ormai, viene riassunta solo nel plurale di un nome comune di persona: bambini. Non esistono più né torti né ragioni, qualunque forma o tentativo di discernimento viene riassorbito nel plurale di questo sostantivo. Nell’opinione comune più diffusa in questa guerra le parti in causa sono: l’esercito di Israele, il carnefice, e i bambini palestinesi, le vittime. Anche il solo tentare un embrione di ragionamento è impossibile; il nemico vero, Hamas, quello contro cui Israele combatte sembra essere stato rimosso dalle menti avvezze ai social e alle piazze. I bambini palestinesi sono delle vittime, certo che lo sono, sempre è così nelle guerre, come in quella dell’Ucraina, quella dello Yemen, della Repubblica Democratica del Congo, dell’Etiopia, del Sudan e Sudan del Sud, del Mali, Burkina Faso, Niger e Somalia.
Nello Yemen il conflitto, attivo dal 2015, ha causato una delle peggiori crisi umanitarie del mondo: 18 milioni di persone hanno bisogno di aiuto, di cui 11 milioni sono bambini. Nella Repubblica Democratica del Congo gli scontri tra esercito e gruppi armati continuano a causare sfollamenti di massa e insicurezza alimentare. Anche l’Etiopia, con la guerra nel Tigray e le tensioni in Oromia e Amhara, resta instabile. Il conflitto etiope da solo ha provocato oltre 100.000 morti.[1] Questo è solo un minuscolo elenco perché sembra che le guerre attualmente in atto nel mondo siano 56. Questo non significa che allora non ci si debba sdegnare per i bambini che muoiono a Gaza ma significa che lo stesso sdegno lo si dovrebbe avere per i bambini che muoiono in tutte le guerre, altrimenti viene il legittimo sospetto che si tratti di sdegno politicamente corretto; pietà ideologicamente ispirata; compassione di bandiera; commozione pilotata.
Si parla solo di genocidio a Gaza e il “bello” è che questo termine si iniziò a sbandierarlo dopo soli 7 giorni dalla mattanza d’ebrei del 7 ottobre 2023. Si gridava già allora, nelle piazze, che si doveva fermare quell’assassino, criminale e terrorista di Netanyahu: -“Sventolano i colori della Palestina in tutta Europa. Dopo le proteste di Roma e Berlino, sabato 14 ottobre anche a Londra migliaia di persone sono scese in piazza contro Israele mentre in Italia si manifesta a Milano, Bari e Torino in sostegno del popolo palestinese a una settimana dall’inizio dell’offensiva israeliana su Gaza, in risposta all’attacco di Hamas contro i civili nel sud del Paese del 7 ottobre 2023[2].-
La questione palestinese è ad alto contenuto politico, figlia del falso storico delle terre rubate agli arabi propinato a piene mani dall’URSS e, in Italia, dal PCI. I palestinesi sono i profughi più blasonati del mondo, con un’agenzia umanitaria, l’UNRWA, dedita solo a loro e che raccoglie fiumi di danaro dal 1949, anno in cui fu fondata dall’ONU.
Dal 1967, dopo la guerra dei 6 giorni vinta da Israele, che l’aveva subita, la propaganda comunista riuscì a trasformare quei profughi in un popolo palestinese che, di fatto, non è mai esistito in quanto tale. Insomma: l’attuale guerra in Medioriente si presta ad essere utilizzata come carro armato politico nell’agguerrita scena politica italiana.
Gli eterni antifascisti dell’opposizione usano i bambini di Gaza come argomento per screditare il governo “fascista” complice della strage. Non c’è manifestazione di piazza nella quale non si sventoli la bandiera palestinese, anche quando all’ordine del giorno vi sono questioni politico-sociali interne che nulla hanno a che fare con la politica estera. Questo perché la questione palestinese, per le ragioni suddette, è ormai un tutt’uno con la politica nazionale, vale a dire strumentale ad essa.
I bambini di Gaza si spartiscono l’agenda politica italiana insieme allo sgombero del Leoncavallo, l’occupazione abusiva delle case, l’immigrazione incontrollata, anche dei clandestini, il caso Almasri, il caso Ramy, l’immaginario volo di Stato della Meloni con la figlia, le case per gli studenti ecc. I bambini di Gaza servono alle fauci della politica perché costituiscono un boccone appetitoso per la bocca del politicante “resistente/rivoluzionario” di turno.
Il condivisibile pianto per i bimbi di Gaza deve diventare piagnisteo, nenia da prefiche ideologicamente interessate più che addolorate. Gli altri bambini, quelli delle guerre sopra dette, quelli non servono, i loro presunti carnefici non sono titolati come gli ebrei per essere odiati con costanza, dedizione e risonanza.
La sinistra italiana non sembra avere niente da dire nemmeno per le migliaia di bambini cinesi che vengono sfruttati dai loro connazionali, proprio qui in Italia, facendoli lavorare anche di notte (alla faccia della nostra Costituzione) e di giorno dormono sui banchi di scuola. I bambini mandati a rubare dai Rom che vivono negli immensi campi nelle nostre città vanno bene, per non parlare delle borseggiatrici perennemente incinta che derubano vecchi e pendolari sui mezzi pubblici trasformando i feti che portano in grembo in uno scudo etico e giuridico: quelle sono sacre.
Certo che ho pena per i bambini di Gaza, ne ho pena due volte: perché i loro aguzzini di Hamas, i responsabili di questa guerra, li mandano a combattere a 12 anni, non gli permettono di nascondersi nelle infinite gallerie quando Israele annuncia bombardamenti. Ne ho pena perché ogni ospedale o edificio civile è stato trasformato in un covo di terroristi e deposito di armi. Ne ho pena perché la politica, sinistra, di questa sgangherata Europa fa di loro il pietoso scudo umano nel cui nome si propaganda la nuova, rozza versione dell’antisemitismo: l’antisionismo.
Così si alza il volume del doloroso pianto dei bimbi palestinesi affinché non si oda più quello, altrettanto doloroso, di altri bimbi: quelli ebrei morti il 7 ottobre 2023.
“La pace sarà possibile solo quando i palestinesi ameranno i loro figli più di quanto odiano noi ebrei”
Golda Meir
[1] OXFAM ITALIA 5 agosto 2025.
[2] Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2023


