A detta di molti, me compreso, Zelensky rappresenta per l’Ucraina più un problema che una risorsa.
In effetti, non proprio lui, quanto la accozzaglia di intrallazzatori, incapaci e agenti russi di cui è composto il suo Staff, chiamato Ufficio Presidenziale (OP).
Molte domande attendono risposte, ma non è questo il momento per insistere: c’è una guerra in corso e l’Ucraina la deve vincere, pena la sua estinzione come Stato indipendente e democratico.
Ripeto, perché sia chiaro: vincere.
Il Presidente ucraino Volodimir Zelensky è andato a Washington per incontrare Donald Trump e il VicePresidente Vance e discutere un possibile accordo per la gestione futura di determinate risorse minerarie ucraine, mentre i rispettivi delegati discutevano altro.
In effetti, i media occidentali si aspettavano che il risultato fosse stato la firma di un accordo su metalli e terre rare, ma tutto è finito in uno scandalo.
In un evidente accordo, Vance e Trump insieme hanno attaccato Zelensky, accusandolo di attuare politiche sbagliate che hanno portato alla guerra, mancanza di rispetto per il popolo americano e aggressione contro Putin, e che questo non farebbe altro che moltiplicare le vittime.
La discussione è avvenuta in diretta televisiva e al cospetto di una folla. Una rissa da marciapiede.
Il Presidente ucraino ha quindi lasciato la Casa Bianca e ha lasciato anche gli Stati Uniti.
Subito dopo lo scandalo nello Studio Ovale, il Dipartimento di Stato ha annunciato la cessazione del sostegno all’Ucraina per quanto riguarda il ripristino del settore energetico in Ucraina.
Circolavano voci sulla cessazione della fornitura all’Ucraina di dati di intelligence dai satelliti americani, che dall’autunno del 2023 sono forniti con molto ritardo e in quantità insufficiente.
La propaganda russa ha già iniziato a scrivere attivamente che “all’Ucraina è stato mostrato il suo posto” e, premurosa, a rimproverare Zelensky per aver mancato di rispetto al Presidente degli Stati Uniti.
Ma non ha senso soffermarsi sulla propaganda russa: l’olfatto ne soffrirebbe.
Letteralmente alla vigilia dell’incontro, Trump ha ritrattato le sue stesse parole secondo cui “Zelensky è un dittatore”, affermando che non ricordava di aver detto una cosa del genere. Non mancasse una profluvio di prove.
Trump ha poi affermato di avere un grande rispetto per Zelensky. Cosa è successo?
Il Presidente americano era arrabbiato per alcune parole del Presidente ucraino o per i suoi vestiti? Ovviamente no: lo spettacolo messo in piedi da Trump era stato pianificato in anticipo.
E’ necessaria una parentesi: dalla invasione russa in poi Zelensky ha fatto del suo abbigliamento un tratto distintivo, ma è ovvio che egli possiede armadio e vestiario in quantità e tipo adatti a ogni circostanza.
Negli USA non devono conoscere il proverbio: l’abito non fa il monaco. A prescindere da questo, quanto seriamente potrebbe essere presa la richiesta a Superman di cambiare i colori del suo costume da rosso e blu in giallo e verde?
Che Trump sia uno showman è cosa nota: su questo si è costruita tutta la sua carriera politica e, per molti versi, imprenditoriale.
Pertanto, quando si discute seriamente delle azioni di Trump, tutti gli elementi dello spettacolo devono essere immediatamente accantonati.
Lasciamo quindi da parte tutte le dichiarazioni di Trump sul suo successo, sulla vicinanza della pace, sui progressi nei negoziati e su una posizione forte, perché tutte queste parole mal si adattano al comportamento di Trump durante l’incontro con Zelensky alla Casa Bianca.
Immagina: sei il Presidente degli Stati Uniti. Hai un incontro con il capo di un altro Stato, nemmeno vicino a essere un leader mondiale. Vuoi ottenere da lui qualcosa, mentre hai “tutte le carte vincenti” nelle tue mani. Cosa potrebbe farti comportare come un pitecantropo?
O la stupidità naturale, che scaturisce da un senso di superiorità personale. Oppure la consapevolezza che l’immagine creata per il pubblico questa volta non funzionerà, che l’interlocutore non accetterà le tue condizioni, perché sa benissimo che le tue carte vincenti non sono migliori delle sue.
E in questo caso sembrerai uno sciocco che ha annunciato un accordo di successo e non lo ha concluso.
Se sei uno sciocco per volontà della natura e del destino, allora sei capace di qualsiasi impresa, inclusa la rottura di accordi già decisi, semplicemente perché lo volevi.
Se sei uno showman e ti consideri un maestro del bluff, e l’accordo è inizialmente in pericolo di fallimento, allora organizzerai qualcosa che rovinerà l’accordo, e in modo tale da poter incolpare l’altra parte.
A quanto pare, questo è lo scenario nel quale si è mosso Trump.
Come ogni uomo di spettacolo, lui è un narcisista, fiducioso di poter farla franca in qualsiasi scappatella, di poter convincere se stesso e gli altri che non è colpa sua.
Il litigio pubblico con Zelensky non è stato naturale, perché negli incontri tra due presidenti, di solito sono presenti due presidenti e i vicepresidenti non partecipano o partecipano entrambi. Esiste un formato uno contro uno o due contro due, ma non un formato due contro uno.
La presenza di Vance era una mossa deliberata per ottenere un vantaggio in una situazione di conflitto.
Vance avrebbe dovuto interrompere e provocare Zelensky e non dargli la possibilità di prendere l’iniziativa nella conversazione e questo è esattamente ciò che J.D. Vance ha fatto.
L’incontro in sé non si è svolto a porte chiuse, ma alla presenza dei giornalisti. Cioè, tutto è stato subito predisposto per l’immediata diffusione di quanto stava accadendo.
I partecipanti americani sapevano di essere filmati e cercavano consapevolmente l’esasperazione e il conflitto, che era necessario per non portare i negoziati al previsto rifiuto di Zelensky di accettare le loro condizioni, per incolpare il Presidente ucraino del fallimento dell’accordo e per non sembrare un vecchio idiota dai capelli rossi che ha perso in casa.
L’accordo che Trump aveva descritto come quasi concluso era in realtà altamente improbabile.
Dopo Monaco e prima di ieri, Trump ha incontrato il Presidente francese e il Primo Ministro britannico.
Nello spazio pubblico si è detto che si stava parlando di cooperazione nella risoluzione della guerra russo-ucraina e, in generale, dell’interazione tra Stati Uniti ed Europa.
In un campo non pubblico, e presto chi di solito scrivono su questo ne darà conto, Trump ha suggerito che Macron e Starmer spostino la questione di garantire la sicurezza dell’Ucraina a Francia e Regno Unito.
Cioè, gli Stati Uniti estrarrebbero i metalli e le terre rare in Ucraina e gli europei ne garantirebbero la protezione.
In questo modo ci riuscirei persino io, a lucrare sulle risorse ucraine.
Ciò si adatta bene alle dichiarazioni di Trump sull’“aumento della partecipazione europea al raggiungimento della pace”.
Inoltre, questo avrebbe dovuto convincere Zelensky a firmare un documento in cui non c’era una parola sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Altri temi dei negoziati di Trump con Macron e Starmer sarebbero probabilmente stati la conservazione delle basi militari americane in Europa e sulle isole di proprietà britannica nell’Oceano Indiano, di cui gli Stati Uniti hanno bisogno, così come l’uso dei territori francesi nel Pacifico meridionale per scopi militari: il posizionamento o il ripristino di basi militari che potrebbero essere utilizzate dall’aeronautica americana.
Gli incontri con Macron e Starmer si sono conclusi da un lato con dichiarazioni sulla continuazione della cooperazione e, dall’altro, con accenni all’aumento dei dazi sulle merci europee importate negli Stati Uniti.
Ciò indica che non è stato possibile mettersi d’accordo su tutti i punti.
Secondo le informazioni provenienti dalle strutture NATO in Europa, dopo il ritorno di Macron e Starmer, il progetto “esercito europeo” ha fatto un balzo in avanti e si iniziano a elaborare scenari di sostegno militare all’Ucraina senza la partecipazione degli Stati Uniti, immaginando la possibilità di chiudere i cieli sull’Ucraina con le forze aeronautiche europee e distruggendo missili e droni russi in volo verso l’Ucraina.
Secondo le informazioni provenienti dall’Ucraina, Macron e Starmer avrebbero potuto convincere Zelensky a firmare un accordo con Trump, ma non lo hanno fatto e Volodimir Zelensky non è andato negli Stati Uniti per firmare un accordo sfavorevole, ma per discutere i cambiamenti alla bozza di accordo che conosceva.
Trump ha interrotto i negoziati in modo che tutti parlassero non dell’accordo in sé, ma di come Trump li ha interrotti.
Questa versione è confermata da diverse notizie apparse sia prima che dopo lo scandalo.
Prima dello scimmiesco spettacolo alla Casa Bianca, l’UE aveva annunciato la preparazione di un accordo di libero scambio con l’India entro la fine di quest’anno: l’India è uno dei mercati più grandi al mondo, anche se non è ancora paragonabile a quello degli Stati Uniti.
Dopo la “tempesta”, Polonia, Spagna, Germania e altri paesi europei si sono affrettati a esprimere sostegno all’Ucraina.
La trappola a Riad
A Riad, i russi hanno cercato di “comprare” Trump: uno dei russi partecipante all’incontro in Arabia Saudita ha detto con orgoglio che si erano preparati all’incontro con gli americani per “suonarli come un violino”.
Secondo l’élite russa, Trump, Vance, Rubio e Musk sono neofiti che hanno preso il potere, che ne vogliono di più e, soprattutto, che vogliono rispetto, nella accezione russa del termine.
I russi gliene hanno dato a profusione. Quanto si tratti di reale rispetto, è quantomeno dubbio.
Per prima cosa, Yuri Ushakov, da senior, ha avviato una conversazione sulla lunga relazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che anche durante la Guerra Fredda si trattavano da pari a pari, con rispetto e riconoscimento della grandezza di ciascuna parte.
Poi ha parlato della vittoria congiunta su Hitler, che il mondo non avrebbe potuto affrontare senza gli Stati Uniti e l’URSS.
Le solite stupidaggini della storiografia sovietica e russa, a cui credono solo gli ignoranti.
Gli americani hanno ascoltato attentamente, hanno annuito e si sono mangiati l’esca con tutta la lenza e la canna.
Secondo la relazione di Ushakov, dopo la fine della Guerra Fredda, il Mondo è lentamente scivolato verso l’insignificanza, i leader sono diventati più piccoli e hanno dimenticato come parlare la lingua dei veri politici e strateghi.
Invece di preoccuparsi dei loro paesi, i governanti si sono preoccupati maggiormente dei benefici di una inverosimile giustizia sociale, che non ha nulla a che fare con la realtà.
Per molti anni nessuno è stato in grado di prendere decisioni degne dell’era dei “veri” leader.
L’ascesa al potere di Trump ha offerto una possibilità per il ripristino di un Mondo “normale”, ma è stata di breve durata.
E i democratici, che spingevano l’indifeso Biden in tutte le direzioni contemporaneamente, avevano paura sia di Trump che di Putin.
Perché entrambi sono “veri leader della età degli eroi”.
Questo non ha permesso a Trump di vincere le elezioni, e i democratici hanno cercato di isolare Putin e di distruggerlo per mano dell’Ucraina.
E’ una tesi sostenuta da alcuni politici e esperti occidentali, per coincidenza.
Putin è stato quindi costretto a reagire, è stato provocato, non voleva la guerra, voleva la pace, ma non c’era nessuno con cui concludere, perché in giro c’era un Biden collettivo.
Putin voleva un accordo con un pari, con qualcuno che capisse veramente la geopolitica, che fosse consapevole della responsabilità nei confronti delle generazioni future.
Percè il Mondo ha bisogno di una nuova ristrutturazione, perché gli accordi una volta firmati da Roosevelt, Stalin e Churchill non funzionano più.
Il Presidente Trump è la persona con cui Putin vuole e può parlare da pari a pari, perché Trump capisce come funziona davvero il Mondo.
L’estasiato team di Trump sprofonda della trappola.
I “veri leader” non possono essere manipolati, sono temuti dagli europei e dai democratici, sono temuti dalla burocrazia artificiale degli stati e dai lobbisti.
Nella prospettiva di creare un nuovo ordine mondiale, basato, come prima, sul rispetto reciproco e sul dominio dei forti, basato su leggi giuste definite e formulate da veri leader, Putin crede nella possibilità del dialogo, nella possibilità di rivedere gli accordi obsoleti a favore di nuovi.
Questo passaggio deve avere impressionato gli americani.
Poi intervenne Kirill Dmitriev, delineando le prospettive di cooperazione.
La principale carta vincente dei russi era il progetto per creare infrastrutture portuali nell’Artico, sviluppare la rotta del Mare del Nord e la navigazione fluviale lungo i fiumi della Siberia.
Questo progetto consentirebbe a partner rispettati, insieme alla Russia, di accedere a enormi riserve di idrocarburi e altri minerali, sviluppare impianti di produzione per la loro lavorazione e garantire partnership e prosperità a lungo termine per gli Stati Uniti e la Russia.
Questa partnership tra Russia e USA consentirebbe loro di piegare sia gli europei che la Cina alla volontà dei “veri leader”.
Tanta generosità non ha sorpreso, né insospettito, la delegazione USA, che non si è chiesta per quale motivo la Russia intenda coinvolgere gli USA nello sviluppo e sfruttamento di risorse che ritiene siano o che sono sue.
Il progetto per l’esplorazione e lo sviluppo dell’Artico e l’estrazione mineraria è stato portato sul piano geopolitico da Yuri Ushakov, il quale ha chiarito che non è stato invano che la Russia ha stipulato accordi di partenariato strategico con la Corea del Nord e l’Iran.
La Russia non intende formare un “Asse del Male”, ma cerca di rafforzare la sicurezza globale.
I nuovi partner strategici dipendono dalla Russia, quindi la Russia può controllarli.
E insieme agli Stati Uniti, potrà influenzare le politiche e le decisioni della leadership cinese, il cui confronto commerciale porta a una diminuzione dei redditi e del tenore di vita dei cittadini statunitensi, di cui Donald Trump si prende cura come un padre. E’ commovente!
Per quanto riguarda l’Ucraina, i suoi leader, e in particolare Zelensky, hanno intrecciato intrighi attorno a Biden, implorando il suo aiuto e provocando la Russia ad agire attivamente.
Zelensky ha ottenuto il sostegno dei leader europei e quello dei democratici negli Stati Uniti, e poi si è presentato come una vittima per rimanere al potere il più a lungo possibile, con il pretesto della “aggressione russa”.
Secondo Ushakov, la Russia potrebbe avere completata la “operazione militare speciale” già nel marzo 2022, ma ciò avrebbe comportate enormi perdite tra la popolazione civile, che le autorità ucraine hanno utilizzato come copertura.
La Russia e Putin personalmente non potevano permettere che ciò accadesse, quindi stanno conducendo operazioni militari molto lentamente e con attenzione in modo da danneggiare il minor numero possibile di civili innocenti.
Da tre anni ormai i russi avanzano con cautela e Zelensky e il suo entourage lanciano quasi bambini in prima linea.
Ti ammazzo, ma lo faccio per il tuo bene!
Zelensky sta perdendo la guerra, non ha alcuna possibilità, ma non risparmia il suo popolo pur di restare al potere.
Zelensky non è sostenuto dal popolo, non è legittimo, ha intrigato e intriga contro il Presidente degli Stati Uniti, ruba soldi e non vuole restituirli.
Secondo un partecipante all’incontro, la parte americana ha prestato “grande attenzione” a questi passaggi, e Rubio avrebbe detto che “i nostri occhi erano molto aperti”.
A giudicare dalle dichiarazioni che Trump ha rilasciato dopo il ritorno della delegazione americana da Riad, gli è stato detto quasi alla lettera ciò che avevano detto i russi e questo lo ha impressionato.
Trump ha quindi iniziato a dichiarare che l’Ucraina stava perdendo, che erano morti 700mila soldati, che Zelensky stava distruggendo il suo popolo, ecc.
La Cina
Il contenuto di quella conversazione è giunto anche in Cina, e i cinesi sono stati molto sorpresi.
Nell’estate del 2024 si erano svolti negoziati tra Pechino e Mosca sullo sviluppo congiunto dell’Artico, sulla costruzione di porti, sullo sviluppo della Rotta del Mare del Nord e del Passaggio a Nord-Est.
Allora i russi speravano che i cinesi coprissero i costi del mega-progetto, ma non si sono affrettati e hanno offerto alle società russe partecipanti all’impresa di sostenere tutti i costi delle fasi iniziali del progetto.
Le aziende statali russe non sono state contente di questa proposta e hanno cercato di spostare i costi sulle aziende più piccole e sulle regioni interessate, che non hanno affatto i fondi per farlo.
Di conseguenza, nel gennaio 2025, il progetto congiunto russo-cinese è rimasto allo stadio di bozza: i russi hanno cercato di convincere i cinesi a investire, ma questi hanno rifiutato e si sono limitati a inviare delegazioni nelle regioni settentrionali della Federazione Russa per valutare sul posto le prospettive.
Il tentativo russo di vendere lo stesso paio di pantaloni a due clienti diversi non ha incontrato il gradimento di Pechino, che in cambio ha intensificato i negoziati con i paesi europei su progetti commerciali comuni e, secondo informazioni provenienti da fonti russe, hanno espresso sconcerto al Cremlino.
Nel tentativo di “calmare le acque”, Sergei Shoigu è stato frettolosamente inviato in Cina per assicurare a Xi Jinping delle buone intenzioni del Cremlino.
Il potenziale riavvicinamento della Cina all’Europa ha costretto gli americani una pausa di riflessione.
Trump ha improvvisamente dimenticato di aver definito Zelensky un dittatore, ha iniziato a parlare di sostegno all’Ucraina e, a quanto pare, ha cercato di far capire alla Cina di essere aperto alle proposte.
Adesso Trump si trova in una situazione difficile: il riavvicinamento americano alla Russia porterà al conflitto con l’Europa, creerà perdite economiche e alla necessità di ricostruire completamente la dottrina militare americana.
Il riavvicinamento americano alla Russia rischia anche di far sì che l’Europa inizi a migliorare le relazioni con la Cina, per ora ipoteticamente, e con l’India, già iniziate.
Il “buon accordo” e la “pace” promessi agli americani ovviamente non tornano.
Zelensky non è pronto ad accettare le condizioni proposte e l’Europa non è pronta a cedere Zelensky.
Senza Zelensky e senza la partecipazione dell’Ucraina non sono possibili accordi di pace.
Adesso Trump non sa cosa fare, e, di solito, in una situazione poco chiara Trump taglia corto o si prende una pausa.
I negoziati tra la delegazione russa e quella americana avrebbero dovuto svolgersi nuovamente il 25 febbraio, ma non si sono svolti su iniziativa della parte americana, che ha semplicemente annullato l’incontro senza spiegazioni.
I russi avrebbero quindi chiesto un nuovo incontro il 25 e 26 febbraio, con le stesse squadre, ma sono stati trattenuti senza risposta per più di un giorno, e poi sono stati informati che “al momento l’incontro non soddisfa i nostri interessi”.
Già volato in Arabia Saudita, il Ministro degli Esteri russo Lavrov si è rivolto al Qatar per non perdere la faccia e ciò che resta della sua reputazione.
In Qatar è arrivata anche una delegazione diplomatica degli Stati Uniti.
Ma i diplomatici di entrambe le parti non erano autorizzati a basarsi sui risultati del primo incontro a Riyadh.
Questa situazione ha fatto infuriare “Putin”, e Lavrov, su sue istruzioni, ha dichiarato che la Russia è pronta a discutere di pace solo alle sue condizioni: riconoscimento dei territori occupati come parte della Federazione Russa, trasferimento alla Federazione Russa dell’intero territorio delle regioni ucraine di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk, lo status di non allineato dell’Ucraina, oltre nella prescrizioni contenute in una famosa lista. Nulla di nuovo.
Invece di migliorarla, la pausa ha peggiorato la situazione in cui Trump si era cacciato. Invece della pace in Ucraina e dell’egemonia mondiale, il politico visionario si è trovato in una situazione che potrebbe diventare estrema per tutti. Inoltre, il suo sostegno negli Stati Uniti è diminuito.
Anche i ragazzi comuni dell’entroterra americano non sono contenti delle manovre e delle dichiarazioni folli e reciprocamente esclusive di Trump che ha urgentemente bisogno di trovare una via d’uscita.
Un grande progetto con la Federazione Russa non poteva non interessarlo. Persone come Trump sono sempre attratte da qualcosa di grande, epico e senza precedenti, in questo è una somiglianza a Putin (quello vero).
Ma questo progetto può essere realizzato solo abbandonando l’idea della pace in Ucraina.
Come rifiutare la pace in Ucraina in modo che i ragazzi comuni dell’entroterra americano non la considerino codardia o debolezza? Semplice! Si dà la colpa del fallimento alla stessa Ucraina.
Zelensky non era pronto a firmare un accordo sui metalli e le terre rare nella forma proposta dagli americani. Lui ha insistito sulla versione del documento preparato dalla parte ucraina, che conteneva garanzie di sicurezza. Tuttavia, Zelensky è stato invitato a Washington. E Zelensky non poteva rifiutare un viaggio del genere.
Gli Stati Uniti erano percepiti da una parte significativa della società ucraina come il principale alleato e la potenza più grande al Mondo. Se Zelensky avesse rifiutato di andare da Trump, sarebbe stato accusato di anteporre le ambizioni personali agli interessi del Paese: lui doveva andare. E questo viaggio implicava dall’inizio il finale che tutti hanno visto alla Casa Bianca.
Per prassi consolidata, le riunioni presidenziali di solito si svolgono in un momento in cui tutti i termini del trattato sono già stati concordati, le conferenze stampa congiunte vengono tenute dopo i negoziati, non prima. E in composizioni uguali.
Zelensky è stato deliberatamente provocato al conflitto. Inoltre, fin dall’inizio Trump non aveva intenzione di firmare l’accordo. Ha già dichiarato di “non essere pronto a tornare ai negoziati sui metalli e le terre rare” e che riprenderà la comunicazione con Zelensky solo dopo che il Presidente ucraino avrà detto di volere la pace.
Ai cittadini americani dovrebbe piacere.
Trump si comporta spesso più o meno allo stesso modo: offenditi quando sbagli. L’unico problema è che Trump è alla Casa Bianca, non da qualche parte in Alabama.
Chi voleva un Mondo bipolare, ignorando la presenza della Cina, ora rischia di trovarsene uno che di poli ne ha quattro: USA, Federazione Russa, Cina ed Europa. E stata già descritta la capacità russa di pensiero strategico? Quella di Trump dovrebbe esserci nota.
Tornando a Zelensky, non esce male dall’incidente: ha ottenuto generale approvazione in Patria e un solido supporto in Europa e in Occidente.
Certamente, c’è da attendersi una diminuzione degli aiuti militari e finanziari statunitensi, ma non è affatto detto e se lo è potrebbe non essere così grave, posto il livello di bilanciamento dei poteri che esiste negli USA.
Trump e il suo staff hanno compiuto una scelta: ne godranno gli eventuali vantaggi, ma anche le conseguenze. In Ucraina poco cambia: la guerra continua.

