Dopo Putin

Non è per nulla facile predire che fine farà Putin e come sarà il futuro della Russia dopo di lui. Infatti non credo che il dittatore potrà restare in carica ancora a lungo: troppi sono i problemi che i russi devono affrontare per la distruzione delle strutture energetiche su cui si regge tutta la loro economia. Ne testimoniano le lunghissime code di auto che aspettano di ricevere qualche litro di benzina razionata davanti ai distributori, la fila di undici chilometri in sola uscita dalla Crimea sul ponte di Kerch e l’insofferenza della gente, stanca di una guerra che pare non finire mai, dell’inflazione reale altissima e di un disagio collettivo che non tiene più a freno le aperte lamentele, anche rischiose, ma largamente condivise.

Dando per scontata la sua imminente caduta, come avverrà, e cosa accadrà dopo che Putin non ci sarà più?

Il “come”:

nessuno ha la sfera di cristallo per vedere il destino dell’inquilino del Cremlino. Si possono fare solo ipotesi, che vanno da una destituzione formale sostenuta dall’esercito, un cambiamento che coinvolgerebbe larga parte del governo e dell’apparato propagandistico, dai servizi segreti ai vertici militari ed economici ritenuti responsabili del disastro, fino ad una liquidazione fisica del capo in puro stile comunista. Chi cade in disgrazia, in Russia, incontra diverse modalità di eliminazione. In questo caso potrebbe prendere il potere qualche oscura cricca di generali, gli stessi che hanno contribuito a portare il paese al disastro.

Ma non è detto che le cose vadano così.

Tra i più probabili scenari alternativi è invece che il vertice venga fatto fuori da chi ha tutto da perdere da una disfatta militare, ma detiene ancora sufficiente potere per mantenersi a galla nel caos incombente.

E questi sono gli oligarchi, da sempre sotto ricatto da Putin, che attendono che i tempi maturino per insediarsi al suo posto. Uno di loro potrebbe succedergli, sostenuto dagli altri, un qualunque Abramovič di turno, primus inter pares.

Così quel gruppo esclusivo di profittatori di regime, che si è arricchito in patria alle spalle dei russi e ha folleggiato con i dollari, godendoseli in Occidente e a Dubai, potrebbe riprendere la sua vita dispendiosa e miserabile, archiviando la guerra dopo una trattativa conveniente. Un copione già visto in altra forma oltre un secolo fa a Brest Litowsk.

Cosa accadrà, dunque?

Chiunque prenderà il potere sarà un uomo dell’apparato, non un democratico desideroso di un cambiamento in senso liberale del suo paese. Non potrà essere che un russo cresciuto nel clima politico intriso di convenienti falsità e “verità”ufficiali consolidate nella coscienza della nazione, e diffuse dalla falsa propaganda, strumento del regime corrotto. E finirà per essere uno zar succeduto a Nicola II., come lo furono Stalin, Breznhev, Putin.

Per questo niente di tutto ciò è augurabile che accada in quel paese.

I russi hanno bisogno urgente di una sana revisione della loro storia, ricca di barbarie, violenza, indifferenza. Devono poter entrare nel nostro secolo senza creare altri problemi al mondo civile.

Il Cristianesimo bizantino non ha influenzato che nella scorza esteriore un popolo incerto, lasciando tracce evanescenti nell’anima russa, preda sempre dei suoi miti originariamente pagani, e permeata a fondo di ferocia asiatica.

La presa di coscienza necessita dunque di uno shock drammatico, che solo una sconfitta umiliante e definitiva può dare.

Da essa, e solo da essa, potrà nascere una presa di coscienza della realtà, e una revisione storica che sia portata nelle scuole, nelle università, fino ai centri del potere politico, interessando tutta la nazione. Sarebbe una salutare opera di pulizia morale, che spazzi via la credenza nella loro supposta missione civilizzatrice, con tutto l’armamentario mistico del militarismo della Grande Madre Russia, il suo mito di superiorità, invincibilità e di inesorabile espansione della “sfera di influenza”.

Per questo bisogna approfittare della prossima vittoria dell’Ucraina, sostenuta dall’Europa, per spingere i russi ad un radicale cambiamento della loro visione del mondo, che solo una sconfitta catastrofica e la riduzione in miseria potrà dare. La rinascita della nazione su basi nuove è più che mai necessaria alla sicurezza europea.