Erdogan e il piano di sostituzione etnica dei curdi nel nord della Siria

Quello che sta facendo Erdogan nel nord della Siria è una vera e propria pulizia etnica ai danni della popolazione curda, o meglio, è una sostituzione etnica che mira a reinsediare milioni di rifugiati siriani attualmente in Turchia nella regione del Kurdistan siriano espellendo nel contempo tutti i curdi.

Fonti locali riferiscono che nelle ultime ore decine di autobus hanno iniziato a trasportare centinaia di profughi siriani, principalmente le famiglie degli jihadisti che attualmente combattono per la Turchia, nella città di Ras al-Ain, nel Kurdistan Siriano.

Le famiglie dei terroristi islamici al soldo di Erdogan vanno ad occupare le abitazioni dei curdi espulsi a forza dalle loro case e dalla loro terra, decine di migliaia dall’inizio della occupazione turca del Kurdistan siriano iniziata nel 2019.

In realtà l’operazione di sostituzione etnica dei curdi è iniziata da mesi, come denunciano diverse organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani, ma fino ad oggi era una operazione di “basso profilo” e con numeri abbastanza contenuti da passare quasi inosservata.

Ora il piano di Erdogan accelera e mira a trasportare nel Nord della Siria almeno un milione di profughi siriani attualmente ospiti della Turchia e tutti legati ai gruppi jihadisti Ahrar Al-Sharqiya e Al-Shamiya Front.

Attivisti locali riferiscono che sono migliaia le famiglie dei curdi siriani deportati a forza o brutalmente respinti nel momento in cui cercavano di rientrare nelle loro abitazioni.

Lo scorso dicembre fu lo stesso Erdogan ad annunciare la sua intenzione di trasferire nel Kurdistan siriano occupato un milione di profughi siriani. Poi il piano subì uno stop a causa delle proteste della comunità internazionale che vedeva giustamente un obiettivo di sostituzione etnica nel piano turco.

Ora il dittatore turco, approfittando delle crisi internazionale dovuto alla pandemia di Codiv-19, riprende il suo piano con estrema determinazione e senza alcuna considerazione delle proteste internazionali.