L’uccisione di Mohsen Fakhrizadeh, capo del programma nucleare iraniano, ha evidenziato (ove ve ne fosse bisogno) come l’Unione Europea sia scandalosamente schierata dalla parte del terrore islamico.

La nota di condanna pubblicata ieri dalla UE in merito all’uccisione dello scienziato iraniano è scandalosamente priva di qualsiasi obiettività.

L’Unione Europea afferma che si è trattato di un “atto criminale che contrasta con il principio del rispetto dei diritti umani che l’UE sostiene”.

Evidentemente a Bruxelles pensano che pianificare lo sterminio del popolo israeliano per mezzo di ordigni atomici, come stava facendo Mohsen Fakhrizadeh, rientri nel “principio del rispetto dei diritti umani” sostenuti dalla UE.

A questo punto tanto vale riabilitare Adolf Hitler e i suoi sgherri e dire che l’olocausto rispettava i principi sui diritti umani che la UE si è data. E perché non rivedere in positivo la figura del Generale delle SS Reinhard Heydrich il quale organizzò la conferenza di Wannsee da dove uscì il progetto “soluzione finale”? In fondo il ragionamento è quello, è lo stesso che oggi fanno gli Ayatollah iraniani. Anche loro in privato lo chiamano così: soluzione finale del problema israeliano.

Non voglio entrare (per ora) nell’analisi del problema specifico, se cioè l’omicidio di Mohsen Fakhrizadeh ha risvolti politici che intendono mettere all’angolo eventuali politiche di apertura verso l’Iran da parte di Biden, così come in tanti affermano.

So per certo che lo scienziato iraniano era in cima alla lista degli obiettivi militari (e sottolineo militari) del Mossad e che nel momento in cui la UE parla di “atto criminale”, o non sa cosa dice oppure ne è cosciente e ha scelto di stare deliberatamente dalla parte del terrore islamico.