Non servirà colpire Hamas se non si colpisce prima l’Iran

21 Ottobre 2023
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Tutto in questo momento fa pensare che Israele stia per entrare nella Striscia di Gaza per colpire il più duramente possibile Hamas. Niente al momento fa pensare che a Gerusalemme ci sia qualcuno che invece stia pianificando di colpire direttamente l’Iran.

Non sto parlando di aprire il fronte nord con Hezbollah. Continuo a pensare che i terroristi libanesi non siano affatto intenzionati a scontrarsi con Israele, nonostante le pressioni da Teheran. Se lo volevano fare lo avrebbero fatto in concomitanza con l’attacco di Hamas al territorio israeliano. D’altronde il prolungato silenzio di Hassan Nasrallah è abbastanza eloquente.

No, sto parlando di colpire direttamente l’Iran, sia in Siria che direttamente sul territorio iraniano. Inutile avere le migliori tecnologie del mondo se poi non se ne fa uso. A cosa servono gli F-35 se non a questo?

Ci sarà tutto il tempo di colpire Hamas, basta non allentare la presa su Gaza. Ma colpire l’Iran sarebbe un messaggio eccezionale sia per il mondo arabo sia per chi, più o meno giustamente, ora pensa a Israele come a un gigante militare con i piedi d’argilla.

Diversamente si farebbe passare un messaggio devastante, quello che Teheran può impunemente organizzare guerre e orribili stragi in tutto il mondo senza che nessuno possa fare qualcosa.

D’altra parte il coinvolgimento dell’Iran nella strage del 7 ottobre non solo è evidente, ma è stato da subito candidamente ammesso.

Per uccidere il serpente lo devi prima rendere innocuo colpendolo al corpo in modo di rompergli le vertebre, poi gli schiacci la testa. Gli Ayatollah iraniani sono da troppo tempo impunemente le vertebre del terrorismo islamico globale che va dal Sud America all’estremo oriente.

E sbaglia chi pensa che Teheran alimenti solo l’estremismo sciita. Già da tempo – da quando diede riapro alla dirigenza di Al Qaeda – alimenta il terrorismo islamico sunnita e proprio Hamas ne è la prova lampante.

Il concetto “sunniti da una parte, sciiti dall’altra” è saltato ormai da tempo. Ormai Teheran dirige una rete globale di terrorismo e può disporre di gruppi terroristici ben armati e addestrati praticamente in ogni continente del globo, questo a prescindere dal fatto che siano sunniti o sciiti.

Sostanzialmente stanno mettendo in pratica quello che voleva il grande Ayatollah Ruhollah Khomeyni, stanno esportando la rivoluzione islamica in tutto il mondo, quella Jihad globale che nemmeno la Fratellanza Musulmana è riuscita a mettere in pratica.

E si badi bene che la Jihad iraniana è quella vista nel massacro di ebrei del 7 ottobre, è quella delle migliaia di esecuzioni di giovani dissidenti, è quella dell’uccisione delle donne per un velo posto male sul capo. Non ci si faccia ingannare dai modi gentili dei diplomatici iraniani, gli Ayatollah sono bestie assetate di sangue, non necessariamente infedele.

Quindi, per tornare al dunque, spero che a Gerusalemme ci sia qualcuno che abbia messo in conto l’ipotesi di colpire l’Iran, di andare e bombardare obiettivi strategici militari direttamente in suolo iraniano. Oltre a lanciare un segnale che ormai credo sia inevitabile per non perdere il fattore “deterrenza”, difficilmente le masse arabe si strapperanno le vesti. E per quanto riguarda la reazione di Hezbollah, credo che sarebbe un bel segnale anche per loro e per chi, a Beirut, li vuole fuori dalla guerra tra Israele e l’Iran.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter

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