Middle East

Kurdistan: i Peshmerga si aspettano un attacco da un momento all’altro

Erbil, Kurdistan (Rights Reporter) – Le forze Peshmerga hanno fermamente negato le notizie diffuse ieri sera dal Governo centrale iracheno secondo le quali ci sarebbe un accordo per la distribuzione delle forze armate irachene nelle zone contese.

«Non c’è nessun accordo con Baghdad in merito alle aree contese» ha detto Jabbar Yawar, portavoce e segretario generale dei Peshmerga. «Il gioco del Governo di Baghdad è diventato strano. Sembra quasi che il Governo Federale si comporti come fanno i vincitori con gli sconfitti imponendo le loro regole, ma i Peshmerga non sono né sconfitti né sono forze straniere» ha poi aggiunto Jabbar Yawar. «Ripeto, non c’è nessun accordo tra le forze Peshmerga e quelle irachene. La situazione è molto preoccupante e il coordinamento è difficile, ci aspettiamo un attacco militare da un momento all’altro» ha concluso Yawar.

La tensione tra i Peshmerga curdi e le forze armate irachene appoggiate dalle milizie sciite armate e finanziate dall’Iran, è cresciuta dopo che i Peshmerga hanno iniziato a fortificare le aree da loro occupate per il timore di un imminente attacco delle forze armate irachene e delle milizie sciite.

Ieri il Governo centrale iracheno ha inviato a Erbil il Gen. Othman al-Ghanimi con un piano in quattro punti che sembra più un ultimatum ai Peshmerga piuttosto che una proposta diplomatica. Il Governo del Kurdistan ha risposto al piano iracheno con una proposta in cinque punti di cui non si conoscono ancora i dettagli ma che dimostra come il Kurdistan non sia “indisposto” a trattare con Baghdad. Ma a quanto pare la controproposta del Kurdistan, qualunque essa sia, non è stata presa in considerazione a Baghdad (e a Teheran) e quindi le forze irachene hanno avuto ordine di occupare le zone contese.

Rimane del tutto incomprensibile il pressoché totale disinteresse americano alla vicenda dopo che per anni il Kurdistan con le sue forze militari, i Peshmerga appunto, ha combattuto lo Stato Islamico contribuendo notevolmente alla liberazione del nord Iraq conquistato dai terroristi di Daesh.

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