Middle East

Kurdistan: ha vinto il SI. E adesso cosa succede?

Com’era largamente prevedibile in Kurdistan ha vinto il SI al referendum per l’indipendenza. A darne l’annuncio ieri sera in TV è stato il Presidente curdo, Masoud Barzani, il quale ha anche invitato Baghdad a un dialogo costruttivo.

Ma le reazioni che arrivano da Baghdad non sono proprio di quelle che si potrebbero definire “costruttive”. Il Governo centrale iracheno ha ribadito di considerare illegale il referendum per l’indipendenza del Kurdistan soprattutto perché ha riguardato anche le zone cosiddette “contese” tra le quali la ricchissima area di Kirkuk. Ieri sera fonti anonime del governo iracheno hanno confermato l’intenzione di imporre sanzioni al Kurdistan e a una domanda precisa non hanno escluso “azioni di forza” se il Kurdistan procederà sulla strada della indipendenza e se le sue forze armate, i Peshmerga, non abbandoneranno subito le aree contese liberate dallo Stato Islamico.

Secondo il canale televisivo Rudaw oltre il 90% dei curdi avrebbero votato SI anche se i risultati finali sono previsti per essere divulgati entro oggi. E sempre entro oggi si dovrebbe sapere la percentuale di SI nell’area di Kirkuk dove c’è una forte componente di arabi e turkmeni che si opponevano alla indipendenza del Kurdistan. Quello sarà un dato importantissimo per sapere come muoversi nella contesa con Baghdad. Se anche a Kirkuk i SI saranno stati preponderanti allora Barzani avrà un motivo valido per proseguire sulla strada dell’annessione di quell’area alla regione curda. Se invece il risultato sarà in bilico o comunque i SI non avranno vinto in maniera schiacciante allora tutto il quadro potrebbe complicarsi.

Intanto anche la Turchia alza la voce. Erdogan ha dichiarato che la Turchia potrebbe chiudere le valvole degli oleodotti che portano il petrolio curdo fino al porto di Ceyhan, una mossa che potrebbe mettere in ginocchio l’economia del Kurdistan essendo quegli oleodotti l’unico mezzo con il quale i curdi esportano il loro petrolio (544.600 barili di petrolio al giorno nel 2016). La Turchia inoltre continua a mantenere minacciosamente una importante forza militare al confine con la regione curda e non ha fatto mistero sul fatto che se il Kurdistan dovesse proseguire sulla strada della indipendenza potrebbe anche intervenire militarmente.

E adesso cosa succede?

Il Kurdistan è sostanzialmente isolato sia a livello diplomatico che a livello militare. Ora che Barzani ha avuto il consenso popolare e quindi il mandato in teoria dovrebbe dare il via a tutte quelle azioni che dovrebbero portare alla dichiarazione di indipendenza vera e propria. Ma non può farlo in maniera unilaterale andando contro tutta la comunità internazionale (fatta eccezione per Israele), deve per forza raggiungere un accordo con Baghdad e cercare di tranquillizzare la Turchia sul fatto che non cercherà in alcun caso di trascinare il Kurdistan turco sulla strada della indipendenza. Un modo di calmare Erdogan potrebbe essere quello dimostrare praticamente che Erbil non sostiene il PKK, un confine molto difficile da superare per Barzani che sebbene abbia più volte dichiarato di non sostenere il PKK non ha intenzione di “vendere” i fratelli turchi a Erdogan. Insomma, adesso Masoud Barzani deve fare sfoggio di tutta la sua riconosciuta abilità diplomatica. Il referendum doveva servire per dare al Presidente curdo un forte mandato popolare a trattare con Baghdad e sicuramente anche con la Turchia. La missione è riuscita. Ora comincia il difficile.

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