Narrazioni e ‘Verità’ Contrastanti
L’attuale conflitto tra Israele e Iran, iniziato con la brillante operazione militare israeliana il 13 giugno 2025, ha riportato all’attenzione una caratteristica fondamentale dei conflitti. Si tratta della loro narrazione da parte dei media e delle fonti giornalistiche, e, a questo proposito, si osserva che Internet offre una possibilità senza precedenti di osservare le diverse posizioni in campo.
In questo articolo, cercherò (brevemente) di mostrare la lettura di questo conflitto sia da parte delle fonti iraniane (sia allineate che opposte al regime) che di quelle israeliane. In questo modo, diventerà evidente che la percezione dei conflitti viene pesantemente influenzata dalla narrazione che li accompagna. Allo stesso tempo, dalla lettura congiunta di queste fonti emergono ‘verità’ contrastanti, che vengono proposte ai lettori. Per questa ragione, non sorprende la confusione sulle informazioni che vengono trasmesse in questi scenari, specialmente quando essi sono percepiti (e non senza valide ragioni) come particolarmente importanti. Lo scontro in atto, in effetti, possiede il potenziale di modificare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente, al pari della guerra che si sta combattendo nella Striscia di Gaza da quasi due anni.
Diventa evidente dunque la necessità di confrontare, seppure brevemente, queste narrazioni, allo scopo di formarsi un’idea sulla complessità dello scenario rappresentato da questo scontro.
Le Fonti Iraniane di Regime
Il Regime degli ayatollah, al potere dal 1979, ha costruito una solida rete di ‘agenzie informative’ e di media, sia in farsi (persiano) che in altre lingue, tra cui l’inglese; contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, esistono diverse agenzie di stampa che pubblicano anche in lingua inglese. Tra queste, si segnalano Islamic Republic News Agency, direttamente controllata dal governo iraniano, Mehr News Agency, guidata dall’Organizzazione per la Propaganda dell’Islam, e altre due agenzie legate ai Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), ovvero Tasnim News Agency e Fars News Agency.
Di particolare interesse appare proprio Mehr, che pubblica in sei lingue ed è allineata alla linea del governo; essa, in effetti, viene definita un’agenzia semi-ufficiale, e viene sponsorizzata direttamente dal governo iraniano. Mehr appare particolarmente attiva a presentare il conflitto come uno scontro di civiltà, in cui l’Iran starebbe primeggiando. E’ fresca la notizia secondo cui le forze armate iraniane avrebbero ‘gettato in ginocchio Israele’; lo Stato ebraico viene sempre descritto come ‘occupante’ e i territori colpiti sarebbero ‘territori occupati’. Sempre secondo Mehr, l’84% degli iraniani appoggerebbe la contro-offensiva iraniana contro Israele; una percentuale ancora maggiore, poi, sarebbe a favore del potenziamento del programma missilistico nazionale.
Gli obiettivi israeliani, sarebbero
… il centro di operazioni malvagie, (condotte, ndr) contro le popolazioni oppresse di Gaza, del Libano, dello Yemen, e della guerra imposta contro la Repubblica Islamica dell’Iran dall’inizio dell’Operazione Tempesta Al Aqsa (7 ottobre 2023, ndr)
Mehr News Agency, 84% of Iranians support Iran missile response to Israel, L’84% degli Iraniani supporta la risposta missilistica contro Israele, 21 Giugno 2025.
L’agenzia di stampa Mehr, dunque, conferma ed esalta la linea ufficiale del governo iraniano, che non esita a ricorrere ad affermazioni iperboliche a scopo propagandistico. Lo scopo, evidentemente, è quello di distorcere la realtà, creandone una in cui è il nemico ad essere ‘in ginocchio’, usando l’espressione adottata dall’agenzia di stampa iraniana.
Tasnim, invece, è affiliata al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, la cui leadership è stata recentemente decapitata dai raids israeliani, e diffonde la notizia secondo cui il governo iraniano avrebbe chiesto ai giornalisti di ‘disseminare la verità sui crimini israeliani’.
Secondo Tasnim,
Il regime sionista ha intrapreso una guerra di aggressione non provocata contro l’Iran il 13 giugno. Ha effettuato attacchi aerei sui siti nucleari, militari e residenziali dell’Iran che hanno portato al martirio di decine di alti comandanti militari, scienziati nucleari e cittadini comuni.
Tasnim News Agency, Iran Calls on Journalists to Disseminate Truth about Israeli Crimes, L’Iran chiede ai Giornalisti di Disseminare la Verità sui Crimini Israeliani, 20 Giugno 2025
Nuovamente, ricorrono i temi della ‘aggressione non provocata’ di Israele, a cui si aggiunge anche il tema del ‘martirio’, un noto e triste leitmotiv del governo e del regime teocratico.
Le agenzie di stampa controllate, affiliate o comunque allineate al regime degli ayatollah, dunque, perseguono la linea che presenta Israele come ‘aggressore, ‘criminale’, ‘occupante’, e ‘nemico’ da combattere con ogni mezzo, e non solamente dal punto di vista militare, ma anche culturale. La scelta della lingua inglese, poi, denota la volontà di trasmettere la propaganda del regime anche nel resto del mondo, e in particolare in Occidente.
Le Fonti Iraniane di Opposizione
I media iraniani sono strettamente controllati dal regime di Teheran, ma alcuni di essi sfuggono alla censura e vengono gestiti dall’estero; le notizie che si possono trovare in queste fonti, dunque, provengono da iraniani che si oppongono agli ayatollah ed alla Repubblica Islamica. Anche in questo caso, le lingue in cui vengono pubblicati i contenuti sono diverse, tra cui, ovviamente il farsi (persiano) e l’inglese.
Un’agenzia molto attiva è Iran International, che pubblica in farsi (persiano), arabo e inglese; tra le notizie critiche al regime di Teheran, si segnala quella sulla decisione del governo di sospendere l’accesso ad Internet.
Si riporta, in particolare, che
In seguito alle continue e diffuse interruzioni di Internet in Iran, diversi utenti del cyberspazio hanno avvertito che questo approccio repressivo del governo, oltre a privare le persone dell’accesso al libero flusso di informazioni, impedisce la tempestiva ricezione degli avvisi di evacuazione da parte dell’esercito israeliano e mette seriamente a rischio la vita dei civili.
Iran International, Gli utenti criticano il governo: la chiusura di Internet ha impedito la ricezione degli avvisi di evacuazione dall’esercito israeliano, 21 Giugno 2025
La notizia, pubblicata in farsi, conferma la disillusione e la critica interna verso il regime; allo stesso tempo, Iran International conferma che è il governo iraniano a mettere a rischio la vita della popolazione iraniana, privandola di informazioni che potrebbero ridurre notevolmente le vittime civili in seguito ad attacchi che hanno obiettivi essenzialmente militari e strategici.
L’interruzione di Internet, del resto, viene applicata solamente alla popolazione civile, mentre la ‘cyber pattuglia’ ha aumentato le sue attività; si tratta di esponenti del governo e dell’esercito che usano la Rete allo scopo di dare l’impressione di un forte supporto popolare alle decisioni del regime in situazioni di crisi, come quella in corso. In altre parole, mentre la popolazione non può accedere ad Internet, una serie di persone legate al regime posta articoli e messaggi di supporto alla Repubblica Islamica e al suo governo, dando l’impressione che le persone siano realmente a favore degli ayatollah.
Da una parte, dunque, esiste un apparato governativo di propaganda sistematica e istituzionalizzata, che opera sia nella vita reale che virtuale; grazie ad una serie di notizie e di messaggi creati o manipolati ad arte, il regime convoglia l’idea di una nazione stretta intorno alla sua ‘guida suprema’. Dall’altra, si osserva una realtà differente da quella narrata dal governo, confermando che l’opposizione allo Stato teocratico è tangibile; si tratta di un elemento a cui si dovrebbe dare uno spazio maggiore nel dibattito nazionale e internazionale. Diversi media occidentali, invece, non solamente italiani, sembrano prendere acriticamente notizie che provengono da fonti il cui scopo è giustificare e perpetuare un regime decadente e corrotto, nonché criticato dagli stessi iraniani.
I Media Israeliani
In Israele non esistono agenzie di stampa ufficiali (sia governative che private) come ‘Ansa’ o ‘Adnkronos’ in Italia o quelle citate in precedenza per l’Iran; l’unica eccezione, in questo senso, è dato dal Government Press Office (GPO), che però non è il medium di riferimento per le notizie e le informazioni, anche in tempo di guerra.
In effetti, il panorama dei media israeliano, a differenza di quanto accade in altre nazioni, è decisamente pluralista. In questo scenario, si possono indicare dei media che svolgono, di fatto, la funzione di agenzia di stampa, in quanto essi rappresentano un punto di riferimento autorevole per coloro che sono interessati agli eventi che riguardano Israele, oppure che si interessano del punto di vista israeliano.
Tra le fonti più autorevoli e non partigiane che si possono citare spicca sicuramente il The Jerusalem Post, fondato nel 1932 a Gerusalemme, il centro amministrativo della Palestina del Mandato (Britannico, ndr). Secondo questa autorevole testata, il regime degli ayatollah non sarebbe in pericolo dopo una settimana di guerra,
“La maggior parte degli iraniani è ostile al regime e lo oppone, ma al momento c’è un senso di solidarietà nazionale.” In questo momento, le persone sono concentrate su una cosa: la sopravvivenza.”
“Quando vedono i bombardamenti israeliani causare vittime e distruzione — anche se il regime è impopolare — la minaccia immediata è vista come Israele. Ecco perché la gente si sta radunando intorno alla bandiera. Sottolineo — non intorno al regime, ma la maggior parte della loro rabbia è attualmente diretta verso Israele.”.
Amichai Stein, Israel sees no instability, cracks in Iranian regime’s control amid IDF operations, officials say, Israele non vede instabilità o crepe nel controllo del regime iraniano in seguito alle operazioni delle IDF, dicono i funzionari del governo, The Jerusalem Post, 20 Giugno 2025
A differenza di quanto avviene in Iran, dunque, il The Jerusalem Post, uno dei quotidiani più popolari e diffusi sia in Israele che nel resto del mondo, non propone una sterile propaganda, ma si limita a riportare uno scenario verosimile e informativo per chi intende comprendere cosa sta accadendo.
L’opposizione al regime iraniano, dunque, non sembra sufficiente, nel breve e medio termine, a decretare uno scontro con il governo; la situazione, tuttavia, potrebbe cambiare dopo la guerra, sempre secondo il The Jerusalem Post.
Un’altra testata popolare, il The Times of Israel, fondato nel 2012, riporta con uno stile simile al The Jerusalem Post le notizie della guerra con l’Iran; particolarmente interessante, a questo proposito, è la notizia che riporta l’avvertimento del capo delle forze armate israeliane (IDF). Eyal Zamir ha infatti invitato gli israeliani a prepararsi ad una lunga guerra contro l’Iran, confermando che la risoluzione del conflitto non è verosimilmente vicina.
Secondo l’autorevole testata,
In una dichiarazione video, Zamir ha affermato che l’Iran aveva “costruito per anni un piano chiaro per distruggere lo Stato di Israele” e che negli ultimi mesi “il piano ha raggiunto il punto di non ritorno, e le capacità (nucleari, ndr) hanno raggiunto il livello operativo.”
Fabian, E., Berman, L., IDF chief warns Israelis must brace for ‘prolonged campaign’ against Iran, Il capo delle IDF avverte che gli israeliani devono prepararsi a una ‘campagna prolungata’ contro l’Iran, The Times of Israel, 20 Giugno 2025.
Come si può agevolmente notare, in entrambi i casi sono assenti nel lessico delle principali testate giornalistiche israeliane i termini derogatori e i toni propagandistici che invece abbondano nelle agenzie di stampa e quotidiani iraniani legati o controllati direttamente dal regime, oppure affiliati ad esso.
Informazioni vs. Propaganda
Dalla breve panoramica proposta sui media e sulle principali testate giornalistiche iraniane e israeliane si evince chiaramente che in Iran l’obiettivo non è quello di fornire notizie e informazioni sul conflitto in corso. Al contrario, il regime degli ayatollah ha sospeso l’accesso a Internet, mettendo a rischio la vita della sua stessa popolazione, che non può nemmeno ricevere informazioni vitali come gli avvertimenti dei soldati israeliani prima dei raids sui siti strategici. La Repubblica Islamica ha dunque come unico o principale obiettivo quello di perpetuare un sistema corrotto, inefficace, autoritario e repressivo, ampiamente criticato dai suoi stessi cittadini.
La stampa israeliana, invece, cerca di trasmettere in maniera (più) trasparente (e compatibilmente con una situazione bellica) quanto sta accadendo, senza nascondere le proprie difficoltà o esacerbare quelle del nemico. Si tratta di una differenza sostanziale, che dovrebbe suscitare un ampio supporto per la guerra condotta contro l’Iran, ma che invece suscita improbabili avvocati della Repubblica Islamica tra le forze politiche e accademiche dell’Occidente. Invece di promuovere una visione razionale e sostenibile, si cercano continui pretesti per attaccare Israele, dimostrando che questo atteggiamento è puramente ideologico. Eppure, la natura propagandistica dei media iraniani di regime è evidente, come dimostrano gli interventi di coloro che sono dissidenti rispetto al governo degli ayatollah, e tale atteggiamento non sorprende. I regimi autoritari usano tipicamente i media e le testate giornalistiche per la propaganda e la giustificazione acritica delle loro decisioni, specialmente in tempi di crisi in cui viene minacciata la loro stessa sopravvivenza. Quello che sorprende (o che dovrebbe sorprendere) è che questo genere di narrativa possa attecchire (seppure parzialmente) a latitudini in cui si proclamano e difendono i diritti umani, diritti che sono sistematicamente violati (nonché ignorati) dalla Repubblica Islamica dell’Iran.

