scambio prigionieri tra israele e hamas

Israele pubblica un elenco di 300 prigionieri e detenuti palestinesi che potrebbero essere rilasciati nell’ambito dell’accordo per la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas e altri gruppi terroristici a Gaza.

La pubblicazione offre ai famigliari delle vittime e alle vittime stesse degli attacchi terroristici l’opportunità di appellarsi contro il rilascio di specifici prigionieri.

Secondo l’accordo, Israele rilascerà “fino a” 150 prigionieri di sicurezza in cambio di “fino a” 50 ostaggi nei primi 4 giorni, più altri da rilasciare secondo lo stesso rapporto dalla lista dei 300 prigionieri se altri ostaggi saranno liberati.

La stragrande maggioranza, 287 dei 300 prigionieri della sicurezza di cui è previsto il rilascio, sono maschi di età non superiore ai 18 anni – la maggior parte dei quali detenuti per disordini e lancio di pietre in Cisgiordania o a Gerusalemme Est.

Gli altri 13 prigionieri sono donne adulte, la maggior parte delle quali condannate per tentati accoltellamenti a scopo di terrorismo.

L’accordo è stato sostenuto anche da Sionismo Religioso – che all’inizio si era opposto – previa garanzia che la guerra contro Hamas continui fino alla sua completa eliminazione.

D’accordo anche Il partito di Yair Lapid, Yesh Atid, che tuttavia ha fatto notare che “lo Stato di Israele ha l’obbligo supremo di continuare a lavorare per riportare a casa tutti gli ostaggi, fino all’ultimo”.

Non è invece d’accordo l’Associazione Almagor per le Vittime del Terrorismo la quale ha dichiarato che a mezzogiorno di oggi presenterà una petizione all’Alta Corte di Giustizia contro l’accordo del governo per garantire la restituzione di 50 ostaggi detenuti da Hamas a Gaza.

In una lettera al Ministro della Giustizia Yariv Levin, il fondatore di Almagor, Meir Indoor, e il membro del consiglio direttivo, il dottor Aryeh Bachrach, scrivono che l’organizzazione ritiene che “le stesse mine e sorprese presenti nell’accordo erano presenti in quasi tutti gli altri accordi del passato”.

L’organizzazione chiede anche di vedere tutti i dettagli degli impegni che Israele sta assumendo nei confronti di Hamas riguardo alle restrizioni sui combattimenti durante il periodo di cessate il fuoco, compresa la cessazione della raccolta di informazioni, “così come la consegna di carburante e di altri rifornimenti che potrebbero aiutare Hamas a condurre operazioni di terrore contro i residenti in Israele”.

Inoltre, chiedono a Levin di rivelare “gli impegni generali che Israele sta assumendo nei confronti di Hamas e che sono stati dati direttamente o tramite terzi”.

L’Alta Corte ascolterà qualsiasi petizione presentata nel corso della giornata di oggi e si prevede che la respingerà, come ha fatto con le petizioni contro l’accordo Shalit nel 2011.

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