Ero molto indeciso se mettere nel titolo “arrendere” oppure “arrestare” oppure ancora “fermare”. Alla fine ho optato per “arrendere” anche se con “arrestare” ci stava meglio visto il doppio significato della parola adattabile anche ai criminali di guerra. Poi ho scelto “arrendere” anche se questo vorrebbe dire la morte di Putin perché i Russi non glielo perdonerebbero mai.

È la stessa cosa che capita a Zelensky, nemmeno lui può arrendersi, però l’ucraino al di la delle parole non rischia la testa in caso di negoziazione è di cessate il fuoco magari con qualche concessione.

Zelensky non rischia nemmeno di finire di fronte al Tribunale Penale Internazionale per crimini di guerra come invece finirà Putin e molti dei suoi fedelissimi.

  • Dunque, Putin non si può arrendere senza tenersi Crimea e Donbass perché i russi non lo capirebbero e sarebbe un dittatore morto;
  • non si può arrendere perché anche se la guerra finisse domani sulla sua testa peserebbero come macigni i crimini di guerra commessi in Ucraina, crimini sui quali né il Tribunale Penale Internazionale né la comunità internazionale possono chiudere gli occhi come se non fosse successo niente;
  • Putin non si può arrendere perché paradossalmente è spinto ad andare avanti proprio dai russi che – come si diceva al primo punto – non gli perdonerebbero niente che assomigli ad una resa;
  • Putin non si può arrendere senza un cedimento (anche solo parziale) dell’occidente ai suoi diktat perché – nonostante la propaganda russa – la Russia non può vivere commercialmente senza l’occidente le cui sanzioni pesano e peseranno a lungo sul suo sviluppo e sulla vita quotidiana dei russi. Quelle sanzioni l’occidente le dovrebbe togliere e non può farlo con un criminale di guerra a capo della Russia.

Ora, come si vede appare chiaro che non solo Putin non si può arrendere, ma non può più nemmeno fermare la propria guerra senza apparire sconfitto, il che vorrebbe dire la propria fine.

Ed è lo stesso motivo per cui non si può nemmeno trattare con lui, perché sarebbe una resa dell’occidente alla sua prepotenza, anche solo accettare che rimanga a capo della Russia lo sarebbe.

Non c’è quindi soluzione alla sua caduta, non ci sono alternative valide alla sua rimozione anche se chi lo dovesse sostituire fosse peggio.

Si rassegnino quindi i pacivendoli che urlano “pace” senza tenere in considerazione il quadro complessivo, il punto di non ritorno in cui si è infilato il dittatore russo. Oggi pace, qualsiasi pace vuol dire resa, di una parte o dell’altra e né l’una né l’altra parte se la può permettere.