Finalmente la questione che riguarda la Groenlandia e la volontà di Donald Trump di volerla annettere agli Stati Uniti anche a costo di sfasciare la NATO e di annetterla con la forza, sta entrando nella discussione politica americana e nel parlare comune.
Venerdì una delegazione bipartisan di parlamentari statunitensi si è recata a Copenaghen, in Danimarca, per rassicurare danesi ed europei sul fatto che la stragrande maggioranza degli americani (il 75% secondo il senatore repubblicano Murkowski) non è d’accordo con il Presidente Trump sulla annessione a tutti i costi della Groenlandia.
“È importante sottolineare che quando si chiede al popolo americano se ritiene che sia una buona idea per gli Stati Uniti acquisire la Groenlandia, la stragrande maggioranza – circa il 75% – risponderà di no”, ha dichiarato Lisa Murkowski, senatrice repubblicana dell’Alaska, in una conferenza stampa venerdì. “Questo senatore dell’Alaska non la ritiene una buona idea. La Groenlandia deve essere considerata un nostro alleato, non una risorsa”.
Il senatore repubblicano Thom Tillis (Carolina del Nord), intervenendo al Senato la scorsa settimana, si è detto “stufo di stupidaggini” e ha esortato il presidente a licenziare i consiglieri che stavano spingendo per l’acquisizione della Groenlandia.
Il senatore repubblicano del Kentucky, Mitch McConnell, presidente della potente sottocommissione per gli stanziamenti per la difesa del Senato, ha affermato questa settimana che l’iniziativa rischiava di “incenerire la fiducia duramente conquistata dagli alleati leali in cambio di nessun cambiamento significativo nell’accesso degli Stati Uniti all’Artico”.
E ci sono ancora molti esempi di repubblicani che criticano Doanld Trump per la sua ossessione per la Groenlandia, soprattutto perché rischia davvero di sfasciare definitivamente la NATO e i già fragili rapporti con l’Unione Europea che è pur sempre il maggior mercato per gli Stati Uniti nonché maggior acquirente di titoli di Stato USA.
Allora perché Donald Trump insiste così tanto sulla Groenlandia? Ci sono diverse importanti motivazioni:
- Geopolitica: L’interesse di Donald Trump per la Groenlandia non è una semplice stravaganza, ma riflette una visione strategica che unisce sicurezza nazionale, competizione con Cina e Russia e controllo delle risorse del futuro
- Scudo Missilistico: Trump ha legato l’acquisizione dell’isola al progetto “Golden Dome”, un sistema di difesa missilistica avanzato. Il controllo totale del territorio permetterebbe agli USA di installare radar e intercettori cruciali per bloccare eventuali attacchi balistici russi.
- Contenimento di Russia e Cina: Gli USA osservano con preoccupazione la crescente presenza di navi cinesi e russe nell’Artico. Per Trump, la Groenlandia è una “portaerei naturale” che impedisce a Mosca e Pechino di dominare il Polo Nord.
- Ricchezze minerarie: Sotto i ghiacci della Groenlandia si nasconde un tesoro di minerali critici e terre rare (come neodimio e praseodimio), essenziali per la produzione di microchip, batterie per auto elettriche, smartphone e armamenti moderni.
- Fine del monopolio cinese: Attualmente la Cina controlla quasi tutto il mercato delle terre rare. Possedere la Groenlandia darebbe agli USA l’indipendenza strategica su queste materie prime.
- Energia: L’isola ospita anche vasti giacimenti non sfruttati di petrolio, gas naturale e uranio.
- Nuove rotte commerciali: Il riscaldamento globale sta sciogliendo i ghiacci artici, aprendo il cosiddetto Passaggio a Nord-Ovest. Questa rotta potrebbe diventare un’alternativa molto più rapida al Canale di Panama o al Canale di Suez per collegare Europa e Asia. Controllare la Groenlandia significa controllare uno dei “caselli” principali del commercio marittimo del futuro.
Ma se queste sono le motivazioni assolutamente serie per cui Trump vuole il controllo sulla Groenlandia, secondo i critici vi sono anche altri motivi legati allo sfruttamento delle risorse e alle promesse fatte da Donald Trump a diversi importanti personaggi che trarrebbero miliardi dallo sfruttamento delle risorse groenlandesi. Tra questi:
- I “Big Tech” e i miliardari della Silicon Valley: Trump ha stretto un’alleanza strategica con figure chiave del mondo tecnologico che vedono nella Groenlandia l’ultima frontiera per l’approvvigionamento di materie prime. Tra questi KoBold Metals è l’azienda più citata, finanziata da colossi come Jeff Bezos (Amazon), Bill Gates (Microsoft) e sostenuta anche da Sam Altman (OpenAI). La società utilizza l’intelligenza artificiale per individuare giacimenti di terre rare e metalli critici (cobalto, nichel, rame) necessari per la transizione energetica e i chip. Peter Thiel: Il co-fondatore di PayPal, molto vicino a Trump e al vicepresidente JD Vance, è interessato al progetto attraverso società come Praxis, che ipotizzano persino la creazione di “città private” o centri dati in zone artiche, sfruttando il freddo naturale per il raffreddamento dei server.
- L’industria mineraria e della difesa statunitense: tra questi Critical Metals Corp, una società statunitense che ha già ricevuto lettere di interesse per finanziamenti milionari dalla US Export-Import Bank per il progetto Tanbreez (nel sud della Groenlandia), che detiene uno dei depositi di terre rare più grandi al mondo.
- I giganti del settore energetico (Oil & Gas): Durante incontri con i vertici dell’industria petrolifera all’inizio del 2026, Trump ha ribadito che la Groenlandia deve essere “aperta al business”. Il suo piano prevede di concedere licenze di esplorazione per petrolio e gas naturale a compagnie americane, ribaltando le politiche ambientali più restrittive attuate in precedenza dal governo groenlandese e danese (che avevano sospeso le trivellazioni per motivi climatici).
- La “Freedom city”: Trump ha lanciato l’idea di creare una “Freedom City” in Groenlandia: una zona economica speciale a bassa tassazione e regolamentazione minima. Questa promessa è rivolta specificamente agli imprenditori americani che vogliono spostare produzioni industriali o tecnologiche fuori dagli USA o dalla Cina, in un territorio vergine e strategicamente sicuro.
In sintesi: Trump non ha promesso l’isola a una singola persona, ma ha creato una sorta di “corsa all’oro” per l’élite industriale e tecnologica americana, offrendo l’isola come un premio geopolitico per chiunque sia pronto a investire massicciamente nella visione America First nell’Artico.
Poi ci sono le voci che vogliono il Presidente statunitense al centro di una enorme operazione di distrazione di massa volta a mettere in secondo piano i famosi “file di Jeffrey Epstein” i quali conterrebbero documenti molto compromettenti per Donald Trump. Onestamente ci credo poco. La stampa americana non si farà sfuggire questa occasione. Al limite c’è da chiedersi perché aspettano tanto. I file usciranno a ridosso delle elezioni di Midterm?
La domanda da porsi ora è: Trump andrà fino in fondo rompendo con gli alleati europei? Questa volta l’Europa sembra davvero poco propensa ad accettare le prepotenze di Trump (l’incognita rimane l’Italia, purtroppo). Non solo, anche all’interno del Partito Repubblicano iniziano a sollevarsi voci di forte dissenso nei confronti della politica di Trump. Tuttavia Trump ha promesso guadagni miliardari a persone che potrebbero non perdonargli una retromarcia sullo sfruttamento delle risorse della Groenlandia.
Per questo è possibile che vada davvero fino in fondo e che tiri la corda con l’Unione Europea fino a farla spezzare.
Nota a margine: è davvero imbarazzante il comportamento del governo italiano. È arrivato il momento di smetterla di fare lo scendiletto di Trump. È arrivato il momento che Meloni riporti l’Italia al suo posto all’interno dell’Unione Europea.
