Di Marco Loriga – Israele nasce nel 1948 con riconoscimento ufficiale dell’ONU. Prima della sua nascita la Gran Bretagna aveva un Mandato ereditato dall’Impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale. Durante questo periodo (tranquillo per gran parte degli anni venti e con rivolte arabe anche gravi negli anni trenta, come lo sciopero generale con tanto di assassinii ed esecuzioni) gli ebrei, come difesa, organizzarono un esercito clandestino, l’Haganah, e una sorta di rudimentale servizio di sicurezza con archivi, frutto del lavoro dei primi agenti e degli informatori svolto in molti villaggi arabi.

Alcune famiglie arabe erano in conflitto tra loro e furono ben disposte a collaborare con gli ebrei per danneggiare i clan rivali. Lo Shai fu il primo servizio di sicurezza degno di questo nome e fu in prima fila durante la guerra del 1948, scoppiata appena poche settimane dopo l’indipendenza. Circondato da cinque paesi arabi bramosi a eliminarlo (Egitto, Siria, Giordania, Libano e Iraq) e con grossi eserciti (a cui bisogna aggiungere la Legione Araba), Israele riuscì comunque a ottenere una netta vittoria nonostante non avesse il diretto appoggio di Stati Uniti (che avvenne solo alla fine degli anni sessanta) e della Gran Bretagna, ma grazie ai servizi di sicurezza che ottennero armi soprattutto dalla Cecoslovacchia.

Già prima della guerra iniziò l’esodo dei profughi palestinesi in Cisgiordania e al confine egiziano, dovuto al fatto che non volevano avere a che fare con uno stato a maggioranza ebraica. I vicini arabi non li fecero entrare nei loro paesi perché ciò avrebbe significato il riconoscimento dell’odiato vicino.

Si cercò da parte israeliana di allacciare i rapporti con altre minoranze presenti nell’area, come i cristiani maroniti del Libano e i drusi della Siria. Più avanti Israele mise in atto una strategia per una serie di alleanze chiamata “politica di periferia” con Iran, Etiopia, Turchia e nel nord dell’Iraq con i curdi Peshmerga. Tentò anche di allacciare rapporti con l’Egitto per un accordo di pace, saltato a causa della scoperta da parte delle autorità del Cairo di una grossa cellula di spie.

Fu un disastro per la comunità dell’intelligence, che proprio negli anni cinquanta dopo varie ristrutturazioni sarà organizzato da Aman (per le IDF), nello Shin Bet (o Shabak erede dello Shai – servizio informazioni – e facente parte del ministero dell’Interno) e Mossad (letteralmente “Istituzione”, per il ministero degli Esteri).

Intanto in Egitto la monarchia viene rovesciata a favore di una repubblica araba che avrà il suo leader in Nasser. Proprio l’Egitto con la complicità degli altri stati alleati finanziò i fedayn (guerriglieri o martiri suicidi) per le incursioni in territorio israeliano. L’obbiettivo era quello di scoraggiare l’aliyah (immigrazione) e favorire l’espatrio della popolazione ebrea. Con questa mossa Israele avrebbe vissuto nel terrore di attacchi improvvisi, imboscate e attentati. Nessuno sarebbe stato più al sicuro.

I servizi di sicurezza si comportarono di conseguenza presidiando il confine lungo il fiume Giordano, da dove i volontari fedayn provenivano direttamente dai campi profughi. La Giordania preoccupata da possibili rappresaglie cercò di controllare a sua volta il confine e scoraggiare le incursioni in Israele.

Il problema degli arabi è sempre stato quello di non essere compatti fra loro e avere grossi limiti organizzativi. Israele ha sempre approfittato di questa situazione, essendo dotato di una mentalità di tipo occidentale e di un intellighenzia tra le più raffinate al mondo. Ad esempio l’esodo degli ebrei dall’Iraq, favorito dal Mossad e dal governo di Baghdad, e dal Marocco privò questi paesi di uno zoccolo duro storico dal punto di vista socio-culturale che avrebbero pagato successivamente.

La guerra di Suez del 1956 vide Israele al fianco di Francia e Gran Bretagna contro l’Egitto di Nasser fortemente intenzionato a nazionalizzare il canale ed impedire la libera circolazione a paesi non alleati. La guerra fu condannata da USA e URSS, tanto che una portaerei americana stazionò nella zona in modo da obbligare i tre alleati a cessare le ostilità. L’ URSS ebbe un ruolo importante a differenza degli USA, perché rifornì a dovere le forze armate di Siria, Egitto ed Iraq e il suo servizio segreto collaborò con quello di questi paesi.

Nella seconda metà degli anni cinquanta fu creato il Fronte Arabo, guidato da Mosca per creare una rivoluzione rossa simile a quella algerina del 1954. Questi “arabi comunisti” furono messi sotto controllo dallo Shin Bet, che riuscì a prevederne le mosse. Il Mossad giocò un ruolo importante in questi anni grazie all’infiltrazione di agenti nell’URSS, i quali riuscirono a registrare il famoso discorso di Kruscev sulla “destalinizzazione” del sistema. Israele conosceva bene Mosca e la sua politica.

La Guerra dei Sei giorni del 1967 fu un esempio di efficacia di lavoro e coordinamento tra le tre agenzie. Già dal primo giorno le IDF misero fuori uso le aviazioni di Egitto (prime due ondate aeree), Siria, Giordania ed Iraq. Ogni pilota sapeva esattamente alla perfezione dove e cosa colpire; avevano una chiara visione degli obbiettivi, cercati e analizzati dai servizi segreti. I paracadutisti guidati da Ariel ‘Arik’ Sharon presero alle spalle i reparti egiziani nel Sinai dando il via libera ai reparti corazzati israeliani.

Dopo quest’ultimo conflitto i nazionalisti palestinesi, praticamente scomparsi dopo la guerra del ’48, ritornarono di moda. Al Fatah di Yasser Arafat era però più propenso a creare problemi alla Giordania che ad Israele, tant’è che re Hussein chiuse una volta per tutte l’ufficio dell’OLP ad Amman.

Il problema israeliano è quello di essere circondato da paesi governati da dittature dotate di grossi eserciti. Israele, oltre ad avere un esercito regolare, può contare sui riservisti tra la popolazione (fino a 65 anni). Questi devono essere addestrati ed equipaggiati. Una valutazione sbagliata su un eventuale attacco arabo porterebbe a richiamare in servizio i riservisti (che si affiancherebbero ai regolari e a quelli di leva) con gravi conseguenze politico economiche. Una mobilitazione non necessaria porterebbe ad una pericolosa escalation. Il lavoro dell’intelligence oltre ad essere costante e senza sosta è qundi anche molto delicato, proprio perché i paesi nemici hanno imparato ad adottare efficaci contromisure.

Il perfetto coordinamento organizzativo non fu applicato per la guerra durante la festività dello Yom Kippur del 1973. Morto Nasser nel 1969, la presidenza fu presa da Sadat che da subito dichiarò un’imminente guerra a Israele. Passarono tre anni e Israele non diede più importanza alle parole del generale egiziano. Le truppe egiziane si spostarono in forze nel Sinai al confine israeliano. Nonostante ciò l’Aman era convinto che le forze egiziane fossero ancora menomate dalla guerra del 1967 e si fecero prendere alla sprovvista dal cannoneggiamento dell’artiglieria araba. Ma nel giro di un paio di settimane le forze di Egitto, Siria e Iraq (la Giordania restò fuori) persero il loro iniziale slancio e Israele concluse il conflitto in trionfo.

I conflitti avvennero anche al di fuori del Medio Oriente, come la strage degli atleti israeliani per mano dei terroristi di Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco 72 e i vari dirottamenti aerei con atti dimostrativi eclatanti da parte palestinese. Quello più spettacolare e famoso fu il dirottamento dell’Airbus A300 dell’Air France, partito da Tel Aviv e diretto a Parigi. Il jet di linea fu dirottato a Entebbe in Uganda, dove, grazie ad agenti già operanti in quel territorio, nel giro di qualche giorno sei cargo militari atterrarono con squadre speciali che misero fuori gioco i dirottatori. Una dimostrazione di grande precisione attuata nel giro di poche ore.

Nel 1981 ci fu un altro storico successo con la distruzione del reattore nucleare in costruzione in Irak da parte delle IDF. Il reattore era ancora privo del materiale radioattivo, ottima occasione per colpirlo senza contaminare l’intera zona.

Nel 1985 fu colpita una base dell’OLP in Tunisia, con una complessa operazione vista la distanza tra i due paesi.

Come per la guerra del 1973 anche la durante Prima Guerra del Golfo del 1991 ci furono delle pecche. L’intelligence israeliana (in questo caso Aman e Mossad) sapevano delle mire di Saddam sul Kuwait già prima dell’invasione dell’agosto 1990, ma per motivi finanziari, scelte sbagliate (si preferì la Siria) ed errori di valutazione, si ritrovò sotto la tempesta di missili Scud e per la prima volta a doversi difendere senza portare la guerra in casa del nemico. Un intervento israeliano avrebbe causato un caos all’interno della coalizione anti-Saddam, con sauditi e arabi del Golfo che non avrebbero accettato l’alleato sionista.

La collaborazione fra i tre servizi segreti abbinata ad una tecnologia all’avanguardia fa di Israele un paese sicuro, molto più sicuro di alcuni paesi occidentali dove le lacune sono evidenziate dagli ultimi attacchi terroristici. Ovviamente i propri cittadini (ebrei, arabi, cristiani, drusi) devono convivere con possibili minacce e alcuni attacchi isolati non è possibile prevederli.