Qualcosa si muove in Venezuela se, come sembra, diversi soldati venezuelani posti a guardia del confine con la Colombia per impedire la consegna di aiuti umanitari alla popolazione stremata, hanno lasciato il loro posto e si sono uniti al popolo.

Ieri un incidente ripreso dalla AFP ha mostrato due blindati dell’esercito lanciarsi contro la folla che dalla parte del confine venezuelano attendeva gli aiuti umanitari, anche se le versioni dell’incidente sono contraddittorie. Secondo l’opposizione i militari si sarebbero lanciati deliberatamente contro la folla per disperderla. Il regime replica invece che si sarebbe trattato di militari disertori che cercavano di forzare i blocchi per poi fuggire in Colombia

Per dovere di cronaca va detto che il noto giornalista anti-americano Ben Norton sembra confermare la versione del regime, ma visto il suo amore per i regimi autoritari ci si permetta almeno qualche dubbio.

La realtà dei fatti è che il regime di Maduro cerca in tutti i modi di impedire l’ingresso di aiuti umanitari in Venezuela, aiuti che non sono mai stati così necessari per una popolazione letteralmente allo stremo, senza cibo e medicinali.

La minaccia di Pompeo

Ieri sera il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, saputo dei morti e feriti dovuti alla repressione del regime venezuelano che ha sparato sui manifestanti parlando con la AFP ha detto che «i teppisti del regime di Maduro verranno puniti». Poi su Twitter ha rincarato la dose scrivendo che «gli Stati Uniti agiranno contro coloro che si oppongono alla pacifica restaurazione della democrazia in Venezuela, ora è il momento di agire a sostegno dei bisogni del disperato popolo venezuelano». Due ore più tardi denunciava che agenti cubani stanno dirigendo gli attacchi contro la popolazione venezuelana e che l’esercito venezuelano avrebbe dovuto fare il suo dovere respingendo le forze straniere.

Si teme un bagno di sangue

Ieri sera RR si è messo in contatto con alcuni blogger venezuelani per capire meglio la situazione. Daniel, da sempre una nostra fonte attendibile e imparziale, ci ha confermato quanto scritto qualche giorno fa sul suo blog in inglese e cioè che «capire quello che accade in Venezuela è molto difficile, specialmente dall’esterno». Secondo Daniel «seguire i Twitt confonde ancora di più. Quelli della opposizione sono trasfigurati, quelli dei Chavisti vanno oltre la negazione della realtà».

Quello che tutte le fonti venezuelane ci confermano, tra le quali un religioso italiano che vive da decenni in Venezuela, è il timore di un bagno di sangue.

Secondo l’opinione comune, ben espressa proprio da Daniel, l’unica via d’uscita per Maduro è un bagno di sangue o una divisa gialla (da carcerato).

Se gli USA devono intervenire, questo è il momento

Se gli Stati Uniti non sono solo chiacchiere e distintivo, questo è il momento di agire. L’esercito venezuelano sembra molto indeciso sul da farsi e basterebbe un niente per farlo passare dalla parte dell’opposizione. E non si tratterebbe nemmeno di una invasione visto che di fatto in Venezuela ci sono già forze straniere, quali i sodati cubani e i miliziani di Hezbollah che cercano di proteggere i loro traffici di droga da sempre coperti dal regime.