Corte europea e quegli occhi chiusi sulla Sharia in Gran Bretagna

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Ieri è arrivata la notizia che la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia perché non consente di mettere ad un figlio il cognome della madre. Per la Corte europea sarebbe una chiara violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo in quanto introduce una forma di discriminazione verso la donna.

Tutto giusto e niente da eccepire, la decisione della Corte Europea non fa una grinza. Tuttavia ci chiediamo come mai quando si tratta di difendere seriamente la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e in particolare le discriminazioni verso le donne islamiche la Corte Europea tenda a eclissarsi, a glissare e a non prendere in considerazione i diversi ricorsi.

E’ il caso, per esempio, della legge inglese che prevede l’introduzione in Gran Bretagna della Sharia a livello di giudizio civile, una decisione che nei fatti crea un sistema giudiziario parallelo dedicato ai cittadini di fede islamica. Ora, tutti sappiamo benissimo che la legge islamica, o Sharia, non tutela i Diritti delle donne anzi le giudica esseri inferiori. Perché la Corte Europea tace su quanto avviene in Gran Bretagna nonostante i tanti ricorsi non ultimo il nostro? E’ dal 2012 che la Gran Bretagna ha applicato questo sistema giudiziario parallelo quindi anche prendendo in considerazione i tempi biblici con cui si esprime la Corte Europea è improbabile che il dossier non sia stato visionato. Ma tutto tace.

La decisione britannica va chiaramente contro la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ratificata da tutti gli Stati Europei compresa la  Gran Bretagna, in quanto introduce un sistema legislativo basato in parte proprio sulla discriminazione tra uomo e donna.

Non vorremmo che quando si parla di Islam e degli obrobri che contiene la legge islamica si tenda a chiudere gli occhi e a passarci sopra. E’ una cosa del tutto inaccettabile.

Ben vengano quindi le sentenze della Corte Europea che ristabiliscono la parità di genere come la sentenza che condanna l’Italia, ma pretendiamo che il concetto venga applicato a 360 gradi e quindi che la legge islamica, o Sharia, sia considerata contraria alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e che quindi venga giudicata inapplicabile in Europa.

Carlotta Visentin

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