Il mercato dell’odio: nessuno vuole mollare il business palestinese

Prima che una causa ideologica, quella palestinese è un business. Lo è prima di tutto per la ANP e per Hamas, lo è per le centinaia di ONG che vivono solo grazie al business palestinese, lo è per i media che distorcono sistematicamente la verità pur di mantenere intatto l’odio che alimenta il business palestinese.

Questo è uno dei motivi principali, forse il motivo principale, per cui una pace tra palestinesi e israeliani rimane solo una chimera, una pace attualmente impossibile. Non conviene a nessuno, tranne che a Israele, arrivare a una qualche forma di accordo, qualsiasi accordo, semplicemente perché se ci si arrivasse la perdita in termini economici per il mercato dell’odio sarebbe insopportabile, crollerebbe tutto come un castello di carta.

Come farebbe la ANP ad accedere ai più che generosi contributi che gli arrivano da tutto il mondo se domattina si dovesse trovare a governare un proprio Stato? Oggi nessuno controlla dove finiscono tutti quei soldi perché non si può controllare qualcosa che non esiste usando i parametri internazionali. Spesso questa cosa viene dimenticata, ma se domattina dovesse nascere uno Stato Palestinese cambierebbe tutto e anche i palestinesi dovrebbero sottostare alle rigide leggi internazionali sui controlli dei flussi internazionali di denaro, dovrebbero avere una propria moneta sottoposta alle speculazioni e via dicendo. Chi glielo fa fare ai palestinesi di creare un vero Stato quando oggi possono godere di ogni agevolazione possibile e senza alcun controllo?

Che dire poi delle ONG. E’ praticamente impossibile avere la lista completa delle ONG che operano in Palestina, centinaia di Organizzazioni Non Governative che usufruiscono dei fondi per lo sviluppo senza però implementare alcun progetto. E anche qui nessuno che controlli perché è impossibile controllare qualcosa che non esiste, qualcosa che è solo sulla carta. Se invece domattina dovesse nascere uno Stato Palestinese molte (se non tutte) ONG si troverebbero improvvisamente senza fondi o a dover rendicontare meticolosamente i loro progetti. E’ accettabile una cosa del genere? Certo che no. Ecco perché proprio le ONG sono tra i primi fomentatori di odio tra israeliani e palestinesi, perché una pace improvvisa sarebbe la loro rovina. E allora può succedere che buona parte delle ONG che operano in Palestina aderiscano alla campagna BDS pur sapendo che così facendo i primi a esserne danneggiati saranno proprio i palestinesi. Ma cosa importa? L’importante è mantenere intatto il business palestinese anche a costo di mandare sul lastrico centinaia di famiglie arabe.

No guardate, la causa palestinese è tutto fuorché una ideologia, se lo fosse veramente a quest’ora ci sarebbe uno Stato Palestinese. La causa palestinese è semplicemente uno dei business più proficui al mondo. Ma per mantenere in piedi il business palestinese occorre alimentarlo costantemente con l’odio e qui i media fanno la loro sporca parte con incredibile costanza. Per fare un esempio, qualche giorno fa un ragazzino palestinese di sei anni è stato ferito all’addome nei pressi di Qalqilya e i media hanno subito rilanciato la notizia che il bimbo palestinese fosse stato ferito da “coloni israeliani”. Subito la notizia ha fatto il giro del mondo e come sempre sono fioccate le condanne contro i “cattivi israeliani”. Peccato che fosse tutto inventato, come è stato accertato anche dalla polizia palestinese. Il piccolo palestinese, Yussuf Tabib, del villaggio di Ezbet al-Tabib, si è infatti ferito giocando con la pistola del fratello, ma i genitori hanno inventato l’attacco di un automobilista israeliano per coprire il figlio maggiore e per ottenere una retribuzione da parte dell’Autorità Palestinese come vittime degli israeliani. Bene, avete sentito niente di tutto questo? Avete visto i media scrivere una rettifica? Naturalmente no perché l’importante non è dare informazioni ma dare informazioni tendenziose che alimentino l’odio tra israeliani e palestinesi così che il business palestinese possa continuare.

Ma tranquilli, il business palestinese durerà ancora molto a lungo. Ormai il seme dell’odio è così radicato che non è possibile che domattina un qualsiasi dirigente arabo si svegli e dica di voler creare uno Stato Palestinese e che lo faccia o tenti di farlo. Verrebbe ucciso nel giro di pochi giorni dai suoi stessi fratelli e compagni di merende. Non si può mettere in dubbio il più proficuo affare della storia senza subirne le conseguenze.

Scritto da Lila C. Ashuryan

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