Israele: era Dimona l’obbiettivo del drone? Atto di guerra contro Israele

Sono passate alcune ore dall’inquietante episodio che ha visto un misterioso drone volare sui cieli di Israele prima di essere abbattuto dai caccia della IAF (Israeli air force), ma ancora non è ben chiara la sua provenienze o il suo obbiettivo.

Ci sono pochissime certezze in merito e le informazioni che i servizi di intelligence lasciano trapelare sono davvero poche. Quello che sembra essere certo è che il drone fosse di costruzione iraniana e che fosse guidato da una tecnologia abbastanza avanzata da essere teleguidato da grandissima distanza, una tecnologia che apparentemente (ma solo apparentemente) escluderebbe Hezbollah. L’ipotesi più plausibile sarebbe quindi quella che vuole il drone decollato dal Libano teleguidato però da tecnici iraniani. Ma sono solo ipotesi perché al momento non si può davvero andare oltre.

Sempre nel campo delle ipotesi c’è quella dell’obbiettivo del drone. Vista la sua rotta le ipotesi che fanno i servizi di intelligence sono fondamentalmente due. La prima è quella che vuole una ricognizione sul dispiegamento delle truppe nel sud di Israele. E’ una ipotesi azzardata e inquietante allo stesso tempo. Perché mai a Hezbollah dovrebbe interessare lo spiegamento dell’esercito israeliano nel sud di Israele? Passano informazioni ad Hamas? La seconda è, se possibile, ancora più inquietante anche se forse più verosimile. Secondo ipotesi di ieri sera l’obbiettivo sarebbe stata la centrale nucleare di Dimona. Lo scopo sarebbe stato quello di ottenere informazioni su quello che è il posto più segreto e protetto di Israele. Difficile pensare a un attacco. Un drone, per quanto imbottito di esplosivo, non riuscirebbe nemmeno a scalfire una struttura come quella di Dimona. Certo, a livello mediatico riuscire a colpire Dimona avrebbe un ritorno impressionante, tuttavia al momento sembra molto più verosimile la ricerca di informazioni piuttosto che un attacco.

Un’altra delle poche certezze che ci sono su questo oscuro episodio è che si è trattato di un deliberato atto di guerra contro Israele. Violare lo spazio aereo di uno Stato sovrano è un “atto di belligeranza” a tutti gli effetti. I tecnici stanno lavorando sui resti del drone per definirne con certezza la provenienza, dopo di che è presumibile che Israele non lascerà passare impunito questo incredibile atto ostile. In che modo reagirà dipenderà molto da quello che verrà scoperto.

Per chiudere vorrei parlare delle malcelate polemiche sul tempo di abbattimento del drone. Qualcuno contesta all’IAF di aver atteso troppo prima di abbatterlo. Se il drone fosse stato armato avrebbe potuto fare danni seri ed è presumibile che in futuro questi episodi si ripeteranno con sempre maggior frequenza. La domanda è quindi: l’attesa è stata voluta (come dicono i vertici del IAF) oppure il drone era sfuggito al controllo? Nel primo caso si sarebbe trattato di un rischio non tanto giustificabile mentre nel secondo caso il problema potrebbe essere quello di potenziare i sistemi di intercettazione dei droni perché è chiaro che, se il drone era sfuggito, il sistema ha delle falle che vanno chiuse.

Sarah F.

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