Israele: a Gaza il 96% dell’acqua non è potabile. Ma le ONG pensano ad altro

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Israele stima che che a Gaza il 96% dell’acqua non è potabile e avverte la comunità internazionale che la crisi potrebbe drasticamente peggiorare invitando i paesi contributori ad adottare misure urgenti urgenti per evitare un deterioramento della crisi umanitaria nella enclave palestinese tenuta in ostaggio da Hamas.

In una lettera inviata ieri alle organizzazioni umanitarie internazionali che operano a Gaza e ai rappresentanti della comunità internazionale in Israele, il Ministero degli Esteri di Gerusalemme in collaborazione con il COGAT ha ammonito che dopo il crollo della principale falda acquifera nella Striscia di Gaza ha reso il 96% dell’acqua imbevibile e che la situazione umanitaria è ormai allo stremo. Lo ha reso noto ieri sera la radio dell’esercito israeliano.

Il Generale Yoav Mordechai, capo del COGAT, ha ammonito del serio rischio che la situazione precipiti e ha invitato le organizzazioni umanitarie a implementare con urgenza dei piani di emergenza per alleviare la crisi e in particolare a costruire con urgenza impianti di desalinizzazione, per altro più volte finanziati dall’Unione Europea e mai costruiti.

L’unico impianto di dissalazione realmente costruito nonostante i tanti fondi devoluti a questo scopo è quello di Khan Younis finanziato con fondi UNICEF e teoricamente in grado di pompare 6.000 metri cubi di acqua atti a rifornire 75.000 persone al giorno. Ma l’impianto non è mai entrato in funzione a causa del fatto che Hamas ha impedito di allacciarlo alla rete idrica.

Il Generale Mordechai ha detto che Israele è disposto a raddoppiare la fornitura di acqua potabile alla Striscia di Gaza portando gli attuali 10 milioni di metri cubi l’anno a 20 milioni di metri cubi, tuttavia si è chiesto come mai nonostante i milioni di dollari devoluti dalla comunità internazionale alla soluzione della crisi idrica che attanaglia Gaza ormai da anni, nessuno si sia chiesto come mai nulla sia stato fatto. «Israele non può continuare a sobbarcarsi le necessità di Gaza e gli errori delle ONG e della Comunità internazionale» ha detto un funzionario israeliano a RR.

E a proposito di ONG, risulta davvero stucchevole che nonostante sia più che evidente che alla base di questa crisi ci sia la volontà da parte di Hamas di non risolverla, nonostante Israele continui a rifornire di acqua e di energia la Striscia di Gaza e nonostante la comunità internazionale abbia più volte finanziato progetti per risolvere sia la crisi idrica che quella elettrica, le ONG continuino imperterrite ad accusare Israele e a denunciare un inesistente “assedio di Gaza”. Se facessero seriamente il loro lavoro il cosiddetto “campo di concentramento a cielo aperto” non esisterebbe. Ma evidentemente avranno il loro sporco tornaconto nel comportarsi in maniera così irresponsabile.

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