Israele: il piano di pace arabo uno sputo in faccia alla democrazia israeliana

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Tutti i piani di pace arabi iniziano con discorsi trionfanti sulle praterie americane e finiscono con pozze di sangue sulla terra di Israele”. Queste parole di Hagai Segal riassumo in poche parole 60 anni di menzogne arabe e di promesse di pace disattese dagli stessi arabi ai quali la pace proprio non interessa.

Anche l’ultimo trucchetto della Lega Araba ha scatenato i trionfalismi di quell’essere inutile e paradossale che è il Segretario di Stato Americano, John Kerry, e del suo capo e compagno di merende, Barack Obama. Lo chiamano “nuovo piano di pace” quello proposto dalla Lega Araba quando in effetti è un vero e proprio  sputo in faccia alla democrazia israeliana, un insulto all’intelligenza di tutto il popolo di Israele, un meschino strattagemma per far credere ad una apertura araba che palesemente non c’è ma che fa platealmente gridare John Kerry al “miracolo”.

Ma in sostanza, in cosa consiste il cosiddetto “nuovo piano di pace” proposto dalla Lega Araba e che tanto è piaciuto a Kerry? E’ lo stesso piano di pace proposto sempre dalla Lega Araba nel 2002 e rigettato da Israele. In tutto c’è una piccola variante che introduce il concetto di “scambio di terra”. Insomma, ritiro di Israele entro i confini 1967, Gerusalemme Est ai palestinesi, libertà di circolazione di merci e persone ecc. ecc. L’unica “apertura” riguarda un eventuale “scambio di terra”, cioè se c’è una colonia israeliana in territorio considerato palestinese non verrà smantellata ed evacuata come è successo in passato ma Israele potrà concedere un equivalente porzione di terreno alla Palestina.

Questa “apertura araba” ha fatto gridare John Kerry alla “grande vittoria diplomatica” e alla “soluzione risolutiva” del conflitto israelo-palestinese. In effetti è addirittura un passo indietro rispetto ai già generosissimi (per i palestinesi) accordi di Oslo che tanto sangue sono costati a Israele. E’ un insulto alla democrazia di Israele e all’intelligenza israeliana. E’ un trucco meschino messo in piedi dallo sceicco del Qatar con la collaborazione della Casa Bianca per mettere in difficoltà la politica israeliana su Gerusalemme Est e per introdurre in modo sibillino, con la libertà di circolazione di persone e merci, il concetto di Stato binazionale.

E’ una cosa inaccettabile per Israele, lo sa benissimo anche Kerry. Proprio per questo è un sputo in faccia alla democrazia israeliana, perché ben sapendo che un piano del genere non può essere accettato da Israele, la Casa Bianca ha scelto di sponsorizzarlo apertamente dimostrando ancora una volta in più, se ce ne fosse bisogno, la sua posizione filoaraba.

Il paradosso è che i primi a bocciare il piano di pace arabo sono proprio i palestinesi. Ieri è arrivata la netta stroncatura di Hamas che ha detto di non accettare il piano di pace della Lega Araba semplicemente perché “Israele non deve esistere nemmeno entro i confini del 67 e quindi va distrutto”. L’unico a gioire a Abu Mazen che, da vecchio volpone, vede nella posizione assunta dalla Casa Bianca un modo di mettere in difficoltà il Governo israeliano ed è già partito in cerca di soldi (tanto per cambiare) e di appoggi.

Quello che francamente risulta incomprensibile è come la Casa Bianca abbia improvvisamente ridato fiato alle trombe della “politica filoaraba” dopo che negli anni scorsi non ne ha azzeccata una in Medio Oriente. Ma soprattutto non si capisce come possa la Lega Araba, che non riesce a trovare nessuna soluzione per il mondo arabo dilaniato da vere tragedie, voler trovare soluzioni per il conflitto israelo-palestinese. Onestamente ho l’impressione che ancora una volta l’obbiettivo sia esclusivamente Israele con buona pace di tutte le vere crisi regionali.

Miriam Bolaffi

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