Israele – Palestina: le bugie di Kerry, le colpe di Netanyahu

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Secondo il Segretario di Stato americano, John Kerry, la colpa del fallimento dei cosiddetti colloqui di pace tra Israele e Palestina è da attribuirsi totalmente a Israele. Lo ha detto ieri davanti alla Commissione Esteri del Senato USA.

Stando a quello che dice Kerry la colpa di Israele sarebbe quella di non aver rilasciato altri terroristi e di aver autorizzato nuove costruzioni a Gerusalemme Est. Questo avrebbe spinto i palestinesi e in particolare Abu Mazen a bloccare i cosiddetti colloqui. Kerry non cita il fatto che la controparte palestinese abbia totalmente escluso il riconoscimento di Israele come Stato Ebraico, che non c’è stata da parte palestinese alcuna proposta di soluzione sulla vicenda di Gaza e che è difficile per Israele trattare con un Presidente Palestinese, Abu Mazen, che non ha alcun seguito e che soprattutto non è stato eletto da nessuno, quindi non può prendere decisioni per conto di altri che non rappresenta.

John Kerry sin dall’inizio ha impostato i colloqui partendo da un presupposto sbagliato, quello cioè che tutte le richieste palestinesi avrebbero dovuto essere accolte mentre su quelle israeliane se ne sarebbe discusso in seguito. Non solo, Kerry ha completamente e deliberatamente ignorato due fondamenti intoccabili della posizione israeliana: Gerusalemme capitale dello Stato di Israele e il riconoscimento come Stato Ebraico.

Se vogliamo essere chiari John Kerry non ha negoziato nulla, ha solo cercato di imporre a Israele le richieste palestinesi arrivando persino alle minacce (velate ed esplicite) nei confronti dello Stato Ebraico se non si fosse sottomesso ai suoi diktat.

E in questa situazione qualche colpa ce l’ha anche il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Sin dall’inizio ha accettato che la posizione di Kerry fosse completamente sbilanciata a favore dei palestinesi e non imparziale come avrebbe dovuto essere. Ha rilasciato centinaia di terroristi che erano colpevoli di gravissimi crimini contro civili israeliani, non ha posto come precondizione il riconoscimento dello Stato di Israele come Stato Ebraico accettando su questo un negoziato, non ha messo sul piatto della bilancia la questione del nucleare iraniano e neppure quella riguardante la Striscia di Gaza. L’unico punto sul quale è rimasto fermo è quello che riguarda Gerusalemme come capitale indivisibile di Israele. Insomma, un Premier israeliano forte a parole ma deboluccio sui fatti. E se vogliamo anche la scelta di mettere Tzipi Livni a capo delle delegazione israeliana nei colloqui con i palestinesi è stata una scelta sbagliata che ha denotato una certa debolezza.

Ora è abbastanza chiaro a tutti che i colloqui sono fondamentalmente falliti, ammesso che abbiano mai avuto qualche possibilità di arrivare a un conclusione positiva. John Kerry, che puntava molto sulla loro riuscita per rilanciare l’immagine americana a livello di politica estera, non trova di meglio che accampare sterili scuse per giustificare il suo fallimento che invece è dovuto esclusivamente alla sua posizione marcatamente filo-palestinese e che ha portato Abu Mazen ad alzare continuamente la posta tanto da costringere persino il permissivo Netanyahu a bloccare il rilascio di altri terroristi palestinesi. Se ne prenda atto e si torni velocemente alle questioni serie, quelle che veramente hanno un peso in Medio Oriente, cioè il conflitto in Siria, il Nucleare iraniano e la questione della Striscia di Gaza. L’inutile questione palestinese può aspettare.

Scritto da Noemi Cabitza

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