Israele: tutte le ragioni per non fare un accordo con i palestinesi

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Quanto conviene a Israele fare un accordo con i palestinesi? Poco o nulla, anzi lo Stato Ebraico dovrebbe affrontare una spesa difficilmente sostenibile e, come esperienza insegna, non avrebbe in cambio la tanto agognata pace.

Ma analizziamo con calma cosa comporterebbe per Israele accettare le condizioni poste dagli Stati arabi e dall’Unione Europea di Catherine Ashton, spinte dagli USA di Kerry e Obama e pretese dalla Autorità Nazionale Palestinese (ANP) di quel corrotto di Abu Mazen.

Secondo un editoriale di Giora Eiland pubblicato su Ynet, è convinzione dei sostenitori del piano di pace con i palestinesi che un ritiro di Israele dai territori contesi (non occupati, come li chiamano i pacivendoli) porrebbe fine al boicottaggio dei prodotti israeliani (BDS) e aprirebbe autostrade a contratti economici con i Paesi arabi. Poi farebbe diminuire di diversi miliardi di dollari le spese per la difesa. Infine renderebbe Israele più simpatico al mondo.

Tutto molto bello, peccato che non sia affatto così. Infatti un accordo di pace come lo vorrebbero i palestinesi, gli europei, gli arabi e gli americani comporterebbe prima di tutto il trasferimento si 120.000 israeliani con un costo stimato di 34 miliardi di dollari (tra ricollocamento e nuove costruzioni), soldi che dovrà sborsare Israele e che metterebbero in ginocchio l’economia dello Stato Ebraico. Ed è falsa anche l’affermazione che una parte di quei soldi potrebbero essere recuperati dal risparmio sulla difesa che scaturirebbe da un eventuale disimpegno israeliano dai territori contesi, anzi, sarebbe vero l’esatto contrario perché è immaginabile che una volta lasciati i territori contesi questi, come è già successo con la Striscia di Gaza, passeranno sotto il controllo di Hamas con un considerevole aumento del rischio e quindi della spesa militare. Falsa anche l’affermazione che lasciando i territori contesi finirebbe il boicottaggio dei prodotti israeliani. Il movimento BDS infatti è totalmente disinteressato del destino dei cosiddetti palestinesi mentre porta avanti una campagna marcatamente anti-israeliana che non finirà certo con l’accoglimento da parte di Israele delle pretese arabe, europee e americane.

E se poi andiamo ad analizzare con calma il progetto presentato dalla Lega Araba, avvallato da Catherine Ashton (e quindi dalla UE), sostenuto da Kerry (e quindi da Obama) e sbandierato dalla ANP (e quindi da Abu  Mazen) ma non ben accetto dai palestinesi né tantomeno da Hamas che vogliono semplicemente la sparizione di Israele, vediamo che tale progetto prevede il ritiro di Israele entro i confini del 1948 e non entro quelli del 1967, prevede poi la restituzione delle Alture del Golan e di una parte del confine nord con il Libano. Già solo questo farà impennare il costo della difesa al contrario di quanto affermino gli stolti (purtroppo numerosi anche in Israele).

Il risultato finale sarebbe quindi: nessuna fine del boicottaggio, nessun risparmio sulla difesa, una spesa di 35/40 miliardi di dollari per il ricollocamento di 120.000 israeliani, nessuna pace e nessuna sicurezza per Israele. A cosa e a chi serve quindi un trattato di pace con i palestinesi? Non certo a Israele. Forse servirà a far conferire l’ennesimo Premio Nobel farlocco a Kerry e forse alla Ashton, certamente servirà ad Hamas per prendersi anche la Cisgiordania dopo Gaza, ma non serve a Israele.

Allora noi rilanciamo la nostra proposta: nessun trattato di pace, che gli arabi abitanti la Cisgiordania tornino a casa loro, cioè la Giordania, e quelli che abitano la Striscia di Gaza tornino all’Egitto. E’ ora di finirla di credere al miraggio della pace in cambio di terra e di dolorosissime concessioni. Gli arabi e gli odiatori mondiali non cambieranno idea nei confronti di Israele, qualsiasi cosa Israele conceda. Per loro lo Stato ebraico deve semplicemente sparire.

Noemi Cabitza

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