Israele valuta intervento preventivo in Siria

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Secondo diversi rapporti di intelligence la situazione nella parte siriana del Golan sarebbe diventata estremamente pericolosa per Israele, pertanto a Gerusalemme si starebbe pensando a un intervento preventivo che metta in sicurezza sia i villaggi israeliani che quelli drusi nella parte siriana.

La situazione

L’esercito siriano, appoggiato da Hezbollah e da reparti di pasdaran iraniani, controlla solo due enclavi nel Golan, quella strategicamente importantissima di Quneitra che porta a Damasco, e quella del villaggio druso di Hader, ai piedi del monte Hermon. Tutto il resto del Golan è sotto controllo dei terroristi del Nusra Front. Secondo gli analisti del IDF sia gli Hezbollah (appoggiati da forze iraniane) che i terroristi jihadisti del Nusra Front potrebbero cercare di compiere attacchi in Israele, anche se il rischio ritenuto più probabile e immediato è quello che viene dai terroristi di al-Nusra. Hezbollah per il momento non ha alcun interesse ad aprire un fronte con Israele anche se una occupazione sciita del Golan siriano viene vista a Gerusalemme come un potenziale pericolo futuro. Secondo il Northern Command l’unico modo per evitare il rischio è quello di anticipare le mosse dei terroristi ed entrare in Siria per creare una “zona sicura”.

Primo obbiettivo, il villaggio druso di Hader

I piani del IDF vengono svelati questa mattina dal giornale israeliano Yedioth Ahronoth il quale delinea il possibile scenario di questo intervento che in molti giudicano inevitabile. Il primo obbiettivo sarebbe il villaggio druso di Hader, 12.000 abitanti molti dei quali parenti dei drusi israeliani che militano nel IDF. Il valore strategico di Hader non è importantissimo per il conflitto siriano, ma è fondamentale per garantire la sicurezza di Israele. Intervenire ad Hader significa però scontrarsi con l’esercito siriano e con gli Hezbollah che lo appoggiano. La mossa potrebbe portare la tensione a livelli altissimi anche sul fronte libanese. Secondo Yedioth Ahronoth i piani dell’intervento sarebbero già stati inviati ai leader drusi di Hader per farli preparare all’evento.

Secondo obbiettivo, le aree controllate dal Nusra Front

Il secondo obbiettivo, ma non in termini di importanza, è quello di creare una zona di sicurezza di diversi Km all’interno del Golan siriano. Per farlo l’IDF deve per forza scontrarsi con il Nusra Front che controlla l’area. L’azione dovrebbe essere fulminea e supportata da attacchi aerei e da mezzi corazzati.

Terzo obbiettivo, tenere lo Stato Islamico lontano da Israele

Al momento i terroristi dello Stato Islamico non rappresentano un pericolo immediato per Israele in quanto si trovano a circa 70 Km dall’area del Golan, ma gli ultimi rapporti di intelligence segnalano un cresciuto interesse da parte dei terroristi del ISIS per il Golan e in particolare per la strategica città di Quneitra. Permettergli di conquistarla significherebbe averli a pochi Km dal confine con Israele. Il piano più complesso studiato dal IDF prevederebbe anche la messa in sicurezza della zona di Quneitra, ma qui si rischia veramente di aprire un fronte con Hezbollah che al momento controlla la zona. Lo scenario più verosimile sarebbe quindi quello di isolare la città senza però mettere fisicamente piede al suo interno.

Quali saranno le reazioni internazionali?

In Israele si considera con molta attenzione quali potrebbero essere le reazioni internazionali a una azione del genere. Infatti ogni azione implementata da Israele finisce immancabilmente al centro di critiche di ogni tipo, anche se si tratta della stessa azione che, per esempio, sta implementando la Turchia lungo il confine con la Siria. Tuttavia a Gerusalemme pensano che, critiche o no, Israele debba prima di tutto pensare alla propria sicurezza. Non è chiaro se il piano sia stato sottoposto all’attenzione degli Stati Uniti anche se è verosimile che ciò sia avvenuto. Di sicuro ne è al corrente la Giordania. E’ prevedibile che, se e quando il piano verrà implementato, si scateneranno reazioni di ogni tipo da parte di ogni antisemita sulla terra. Togliere terreno al Nusra Front significa anche scontrarsi con chi lo sostiene, Arabia Saudita in testa. Ma a Gerusalemme hanno valutato anche questa evenienza e la diplomazia sotterranea è al lavoro da diverse settimane per limitare le eventuali reazioni, sia sul fronte arabo che su quello turco.

Molte fonti in Israele danno questo piano come certo e imminente. Non è facile dire se ciò sia vero oppure no, la situazione è davvero delicata. Tuttavia la sicurezza dei confini è di fondamentale importanza per lo Stato Ebraico che con una azione del genere oltre ad allontanare la minaccia terroristica rappresentata da al-Nusra e dallo Stato Islamico, toglierebbe la terra del Golan da sotto i piedi dei pasdaran iraniani rovinando i piani di Teheran che sembra si stia accingendo a mandare rinforzi all’esercito siriano e ad Hezbollah. Un doppio vantaggio strategico non da poco.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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