Secondo Axios, che cita funzionari e testimoni, ieri ci sarebbe stata una telefonata di fuoco tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.
«Sei un fottuto pazzo» avrebbe urlato Trump a Netanyahu. «Se non fosse per me a quest’ora saresti in galera», avrebbe aggiunto il Presidente americano.
La ragione di tanto astio è l’offensiva israeliana in Libano. Già fermata in passato un paio di volte da Trump, pause che hanno dato la possibilità a Hezbollah di riorganizzarsi e riarmarsi, questa volta Netanyahu non ne vuole giustamente sentir parlare.
Ma il problema per Trump è che se gli israeliani non fermano l’offensiva in Libano, gli iraniani bloccano i colloqui di pace con gli americani e il Presidente americano non può uscire dal pantano iraniano che non piace agli elettori americani. Pantano per altro provocato proprio da Trump quando prima nel giungo 2025 e poi più di recente nell’aprile di quest’anno, ha fermato le offensive contro il regime iraniano ormai alla canna del gas.
Specialmente lo stop della guerra dei 12 giorni è stato particolarmente devastante in quanto non solo ha fermato Israele quando aveva il pieno controllo dei cieli iraniani, aveva sotterrato i lanciatori iraniani, ma soprattutto, c’era la popolazione iraniana pronta a sollevarsi contro il regime.
Lo stop imposto da Trump nel 2025 è stato mille volte più distruttivo di quello imposto nel 2026. Prima di tutto perché nel frattempo il regime ha schiacciato la dissidenza interna, favorita anche da quell’invito di Trump a scendere in piazza perché «stiamo arrivando», poi perché ha dato il tempo ai pasdaran di riorganizzarsi, di acquistare dalla Cina armi difensive e offensive che prima non avevano e di estrarre dalle macerie missili e lanciatori con i quali hanno bersagliato i paesi del Golfo oltre che Israele.
Nel giugno 2025, all’annuncio da parte di Trump della tregua, il comitato editoriale del Wall Street Journal scriveva che: «Per quanto riguarda Trump, il cessate il fuoco e la linea della “guerra dei 12 giorni” sono un modo per rassicurare la destra isolazionista che non si tratterà di un altro Iraq o Afghanistan. Trump sprecherà i vantaggi ottenuti con la guerra se permetterà all’Iran di prendere fiato, conservare l’uranio arricchito che ha segretamente immagazzinato e poi riarmarsi. Ma le ultime due settimane creano un’occasione rara per un Medio Oriente più pacifico». Mai parole furono più profetiche.
Quindi di cosa ha da lamentarsi il Presidente americano? Con i suoi repentini cambi di direzione, le sue tregue imposte a Gaza, in Libano e i Iran che hanno danneggiato Israele. Con le sue balle sul fatto che aveva distrutto il programma nucleare iraniano pur di fermare la guerra dei 12 giorni, salvo poi svelare che non era vero niente. Con le sue trattative per un accordo a tutti i costi, anche a costo di lasciare il nucleare iraniano intatto, ha creato i presupposti affinché gli iraniani potessero mettersi in una posizione di vantaggio, umiliando di fatto il Presidente degli Stati Uniti che invece di far trattare la cosa a degli esperti, continua a inviare il socio in affari Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, bravi sicuramente a fare gli “affari della famiglia” ma non a trattare con i persiani che hanno millenni di esperienza nel prendere per i fondelli gente come loro.
Ora la telefonata di ieri che fa seguito, probabilmente, a diverse altre dello stesso tenore a dimostrazione che, come dico da tempo, Trump non è amico di Israele. Lo ha dimostrato diverse volte ultimamente. Ora Netanyahu non si deve nuovamente fermare. La guerra non è un gioco e non può essere lasciata in mano di uno psicopatico come Trump.
Io sono tra i primi critici di Benjamin Netanyahu. Secondo me ha fatto concessioni devastanti a un Donald Trump che si ferma sempre all’ultimo miglio rendendo inutili tanti morti e anni di guerra. Ha colpe colossali sul 7 ottobre, anche se lui incolpa altri. Negli anni ha messo insieme gli elementi per colpire Hezbollah e l’Iran in maniera devastante, ma tutto è stato reso vano proprio da Donald Trump. Hamas è ancora a Gaza, l’Iran è ancora in mano del regime, non può lasciare anche Hezbollah a comandare in Libano, dove per altro è un ospite che fa gli interessi dell’Iran non dei libanesi.
Oggi viene dato molto risalto alla telefonata tra Trump e Netanyahu, un fatto che dimostra come non sia Israele a dettare la politica della Casa Bianca in Medio Oriente, quanto piuttosto che è Trump a dettare la politica israeliana. Spero che ora anche i trumpisti più accaniti la smettano di arrampicarsi sugli specchi per difendere questo pazzo scatenato che siede nello Studio Ovale.

