Ogni guerra ha da sempre avuto i suoi sostenitori e i suoi oppositori e la guerra tra Israele ed Hezbollah non fa eccezione. Non ho deliberatamente parlato di “guerra in Libano” o di “guerra tra Israele e Libano” perché Hezbollah non è il Libano, Hezbollah è l’Iran.
La riprova sta nel fatto che sin dal giorno successivo al massacro del 7 ottobre 2023 Hezbollah ha sistematicamente e quotidianamente preso di mira il nord di Israele con un martellante lancio di missili ben sapendo che prima o poi avrebbe scatenato la reazione di Israele. Lo sapevano Hezbollah e i suoi sostenitori in Libano, lo sapevano i libanesi. Come sapevano che Hezbollah non attaccava Israele come parte integrante dell’esercito libanese ma come parte integrante delle forze armate iraniane.
Non è un caso che il Libano abbia un esercito armato e addestrato da Francia e Stati Uniti separato da Hezbollah che invece è armato e finanziato dall’Iran.
Per intenderci, l’esercito libanese non è minimamente comparabile a Hezbollah, né in termini di uomini, né in termini di potenza di fuoco e neppure in termini di esperienza in combattimento, visti gli anni di guerra in Siria ai quali ha partecipato Hezbollah.
È la storia a dirci che Hezbollah è un corpo estraneo al Libano, la storia di decenni durante i quali il Partito di Dio ha progressivamente preso le redini politiche del Paese dei cedri senza mai tuttavia fare gli interessi del Libano, preferendo fare quelli dell’Iran. Ma è anche la storia recentissima, quella delle ultime settimane durante le quali ha mettere formalmente fuorilegge il Partito di Dio è stato lo stesso governo libanese.
Il problema è che il Libano ha aperto gli occhi troppo tardi su Hezbollah, oppure li ha voluti aprire troppo tardi, perché la convivenza tra il Libano e quel corpo estraneo ha fatto comodo politicamente per troppo tempo a troppe persone.
Decenni di “ospitalità” a questa mano armata dell’Iran sono costati al Libano almeno due guerre con Israele, una progressiva regressione dei Diritti e l’espulsione de facto del Paese dei Cedri dal mondo arabo, costata carissimo in termini economici.
Oggi quella “ospitalità” costa al Libano la guerra in corso, la distruzione di interi villaggi sciiti, covi di Hezbollah a sud della Linea blu tracciata dalle Nazioni Unite, e di qualche villaggio cristiano, anch’essi trasformati in avamposti sciiti a sud del fiume Litani.
La narrazione comune, in Italia e non solo, tende ad invertire i fattori considerando Israele come «paese aggressore» e il Libano «come paese aggredito» senza fare nessuna distinzione tra Libano ed Hezbollah. Eppure è stato Hezbollah dall’8 ottobre 2023 a lanciare migliaia di missili dal Libano verso il nord di Israele provocando lo sfollamento di decine di migliaia di israeliani. È stato Hezbollah a trascinare il Libano in guerra con Israele su ordine di Teheran, senza minimamente curarsi per le conseguenze per il Paese dei cedri. È stato Hezbollah ad aggredire Israele, non il contrario.
Ora assistiamo al solito “piagnisteo” arabo che vuole Israele cattivo ed Hezbollah buono. Israele cattivo e il Libano, che ospita Hezbollah, buono e vittima di aggressione. Eppure i libanesi, dal più umile fino alle alte sfere, sapevano benissimo quale sarebbe stato il prezzo da pagare per l’ospitalità generosamente fornita a Hezbollah. E non credo che questa volta Israele si fermerà tanto facilmente, non prima di aver presentato il conto a chi di dovere.
