Li abbiamo di nuovo abbandonati nelle mani degli Ayatollah

Sono morti con nelle orecchie le promesse di un intervento

By
Franco Londei - Editor

In pochi mesi li abbiamo illusi almeno due volte, gli iraniani. La prima volta quando Israele ha messo fuorigioco tutto l’apparato difensivo iraniano e poteva davvero far male all’IRGC, cioè a coloro che reggono il regime. La seconda volta negli ultimi giorni quando bocche troppo larghe e disinformazione li avevano convinti che qualcuno sarebbe intervenuto contro gli sgherri dell’IRGC e dei loro sodali.

Numeri abbastanza verificati da fonti in Iran, non dati a casaccio, parlano di almeno 1.600 morti e 10.600 arrestati (che spesso equivale a morti).

Donald Trump aveva promesso (PROMESSO) che se l’IRGC avesse sparato sui manifestanti pacifici sarebbe intervenuto. Molti di quei ragazzi sono morti con quella promessa nelle orecchie. Promessa che, come volevasi dimostrare, è stata ampiamente disattesa. Non poteva essere altrimenti con i paesi arabi del Golfo che, esattamente come per l’offensiva israeliana di qualche mese fa, temono più la chiusura dello stretto di Hormuz che la “minaccia iraniana”.

Quindi a Trump non sono bastati migliaia di morti e arrestati per giudicare che fosse arrivato il momento di mantenere la promessa, anzi, ieri sera ha fatto sapere che Washington preferisce «la via diplomatica». E tanti saluti ai rivoltosi iraniani.

Non è la prima volta che incitiamo i giovani iraniani alla ribellione e poi li abbandoniamo alle vendette degli Ayatollah. Lo abbiamo fatto la prima volta dopo la seconda elezione fraudolenta di Mahmud Ahmadinejad. Anche allora ci furono migliaia di vittime e anche allora un Presidente americano, prima George W. Bush e poi Barack Obama, promise un intervento che puntualmente non avvenne. Per non parlare dell’Unione Europea che con Federica Mogherini come ministro degli esteri fece davvero poco o niente per sanzionare l’Iran.

Poi nel 2017 ci furono proteste contro l’aumento dei prezzi e la corruzione, scoppiate in diverse città dell’Iran, con decine di morti e migliaia di arresti.

Nel 2019 il governo annunciò un forte aumento dei prezzi dei carburanti. Questo scatenò proteste intense in tutto il paese, con scontri violenti tra manifestanti e forze di sicurezza. Centinaia di persone potrebbero essere state uccise e migliaia arrestate, mentre l’accesso a Internet fu quasi totalmente bloccato per giorni. Non sapremo mai il numero delle vittime.

Nel 2022/2023 ci furono le proteste per la morte di Mahsa Amini. Questa è stata una delle ondate di protesta più grandi e durature dopo la rivoluzione del 1979. Sono iniziate a settembre 2022, dopo che Mahsa Amini — arrestata dalla polizia per un presunto mancato rispetto delle regole sul velo — morì in custodia. Le manifestazioni chiesero diritti civili e cambiamenti politici, con slogan come “Donna, vita, libertà”. Centinaia di persone furono uccise e decine di migliaia arrestate.

C’è una cosa che accomuna tutte queste proteste: i manifestanti erano disarmati e non avevano una guida identificabile. Le sommosse erano quindi il frutto di movimenti spontanei e disorganizzati. Non certo un pericolo per un regime che invece è armato fino ai denti e che non si fa scrupolo di sparare sulla gente disarmata.

E anche questa volta è andata così. Solo che quei ragazzi ci credevano davvero a un intervento americano o israeliano. Certo, Israele non può fare niente senza il consenso di Trump, ma dopo il Venezuela si erano fatti coraggio, ci credevano alle parole del Presidente americano.

Oggi sappiamo che il plenipotenziario inviato del Presidente Trump, Steve Witkoff, sta parlando con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per un accordo su diversi punti che scongiuri un intervento armato statunitense. Non gliene importa niente dei morti in Iran.

E l’Europa? Chi ha sentito l’Europa? Oddio, qualche comunicato in ordine sparso si è visto, ma anche questa volta Bruxelles ha perso un’occasione per dimostrare il suo essere in vita. Forse in fondo è stato meglio tacere piuttosto che promettere invano un intervento.

Follow:
Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo