Migranti: ennesima farsa europea?

Lo chiamano “accordo storico” quello illustrato oggi dall’Unione Europea. La Mogherini è arrivata a dire che “finalmente arriva una risposta europea”. Ma a leggere le reazioni di alcuni Stati europei non sembra proprio che si così.

Il piano esposto oggi

Secondo le intenzioni dei vertici europei i migranti dovrebbero essere distribuiti tra i vari Paesi Europei in base ad alcuni criteri che riguardano il numero di abitanti per Paese, il PIL, il numero dei migranti già presente in quel Paese e infine il tasso di disoccupazione. Questi criteri andranno (o andrebbero) applicati a quei migranti che ancora non sono arrivati, compresi i profughi presenti nei campi di Siria, Libano, Giordania e Turchia. Tutto il piano di fonda su quattro punti fermi:

  1. aiuto ai Paesi di origine e transito dei migranti,
  2. controllo delle frontiere a sud della Libia e nei paesi limitrofi,
  3. missioni di sicurezza e difesa contro trafficanti e scafisti,
  4. obbligatorietà della suddivisione dei profughi in base ad un meccanismo di quote

Il problema sta proprio nel quarto punto. Molti Paesi europei, a partire dalla Gran Bretagna, rifiutano di accogliere i profughi. Non solo, non è molto chiaro nemmeno il punto 3 che, secondo il Guardian implicherebbe anche l’uso di forze di terra, ipotesi smentita immediatamente dalla Mogherini. Cosa intendano quindi con “missioni di sicurezza e difesa contro i trafficanti e scafisti” non si sa. Rimane infatti un po’ difficile pensare a missioni del genere senza sporcarsi gli scarponi nella sabbia libica. Triplicati anche i fondi e i mezzi per le missioni Frontex, Triton e Poseidon, ma anche in questo caso non ci è chiaro se dovranno continuare a soccorrere i migranti in mare o li dovranno respingere. La Gran Bretagna insiste sul respingimento ma pensiamo che ciò non avverrà.

Contentino all’Italia?

A occhio siamo di fronte all’ennesimo pastrocchio all’europea, anzi, se abbiamo ben capito ai migranti presenti in Libia si aggiungeranno anche i profughi presenti nei campi del Medio Oriente. Certo, le risorse finanziarie messe in campo dall’Europa sono tante, ma alla fine tutta questa marea di persone si riverserà sul nostro Paese mentre non è chiaro come si intenda agire per fermarli prima della partenza. Si era parlato di creare punti di selezione in nord Africa, si era parlato di distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani ma, soprattutto, non si era mai parlato dei profughi presenti nei campi in Medio Oriente. Accontentato l’Italia con un po’ di soldi ma in concreto non affrontano il problema. La Mogherini ha anche parlato di affrontare il problema alla radice con un potenziamento della cooperazione allo sviluppo attraverso accordi con l’Unione Africana, cosa giusta e nobile, se non che sono anni che a Bruxelles ripetono le stesse cose salvo poi non applicarle mai, presi come sono a seguire le emergenze scaricandole sui Paesi di frontiera, prima fra tutti proprio l’Italia.

Non ci sembra, francamente, che questo accordo sia così rivoluzionario e, detto onestamente, ci sembra anche che al di la delle buone intenzioni sia poco attuabile vista la resistenza di diversi Paesi.

Torniamo quindi a ribadire il concetto più volte espresso che per fermare le stragi occorre agire sul posto, con centri di identificazione in nord Africa e con azioni militari volte a distruggere i barconi dei trafficanti. Quello esposto oggi ci sembra solo un piano di traghettamento più vasto di quello attualmente in atto. Se poi ci dovessimo sbagliare, tanto meglio per tutti.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Carlotta Visentin

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