Qual è il bello della democrazia? La democrazia. Tuttavia: qual è il tallone d’Achille della democrazia? La democrazia. La libertà di pensiero, in soldoni, nasce dall’illuminismo e dalle ghigliottine nelle piazze della Rivoluzione francese: così si fecero strame dell’ancien regime.
Nelle nostre democrazie occidentali tutto è possibile: anche un immigrato islamico che studia e/o lavora, residente sul territorio italiano e dotato di cittadinanza può concorrere alle elezioni politiche o amministrative e ambire a fare il sindaco di Roma.
Shabana Mahmood, di origine musulmana, è segretario di Stato per gli affari interni in Inghilterra nel Governo Starmer; si ma è membro dell’antico partito Laburista inglese, dunque agisce all’interno di una nota cornice nazionale. A New York ha vinto il musulmano Zohran Mamdani, un leader dei Socialisti Democratici Americani (DSA), dunque, perché dovremmo scandalizzarci o preoccuparci se accadesse anche in Italia e a Roma?
Quello che si sta preparando in Italia per partecipare alle amministrative del 2027 non è un politico, o aspirante tale, militante in un partito italiano ma si tratta di un “gruppo” islamico1: «MuRo27» e sta per «Musulmani per Roma 2027»
Facendo un po’ di conti: in Italia vivono circa 1.700.000 persone di fede islamica2 a fronte di oltre 5.000.000 di persone aderenti ad altre fedi (esclusa la fede cattolica). A differenza delle altre religioni presenti in Italia, quasi tutte, la religione islamica non ha mai raggiunto l’intesa con lo Stato Italiano come previsto dall’art. 8 della Costituzione che ne disciplina i rapporti. Con la Chiesa Cattolica i rapporti sono disciplinati dall’art. 7 della Costituzione e si esplicitano nel Concordato risalente al 1929 (Patti Lateranensi) rivisto nel 1984. Gli accordi con le altre religioni prendono, invece, il nome di Intese e possono essere richieste con apposita procedura da tutti gli enti di culto, dotati di personalità giuridica, che abbiano chiesto e ottenuto lo status di “confessione religiosa” in base alla legge 1159/1929 sui “culti ammessi”.
Per giungere all’Intesa l’ente di culto deve sottoporre il proprio statuto al Prefetto che ne valuta la compatibilità all’ordinamento giuridico italiano. L’iter prevede, poi, il permesso del Ministro dell’interno, decreto del Presidente Della Repubblica (D.P.R.), previo eventuale parere del Consiglio di Stato (sulla legittimità) e del Consiglio dei ministri (in merito alla opportunità politica); una volta raggiunto tale riconoscimento l’ente gode di una serie di vantaggi, anche tributari. La nomina dei ministri di culto, che potranno celebrare matrimoni con effetti civili, dovrà essere approvata dallo Stato3.
Le domande che dovremmo porci sono le seguenti: perché di tutte le religioni non cattoliche presenti in Italia solo quella islamica sente il bisogno di costituirsi come soggetto politico? Sembra, in oltre, che il gruppo MuRo27 intenda portare in ambito politico istanze coerenti con l’appartenenza religiosa dei propri membri4. Già tale proposito stride con la concezione di Stato laico, visto che non tolleriamo più nemmeno il Crocifisso nelle aule delle nostre scuole.
Perché ad una religione di impostazione fortemente teocratica che fino ad oggi non ha mai voluto raggiungere l’intesa con lo Stato italiano dovrebbe essere permesso l’accesso alla politica per amministrare, ad esempio, una città come Roma, simbolo della cristianità?
È noto da tempo che in Italia vi sono svariati casi di immobili occupati abusivamente dai musulmani per trasformarli in moschee, anche se loro preferiscono definirli luoghi di aggregazione culturale. Sappiamo anche che là dove le comunità islamiche sono più numerose, vedi Monfalcone, le donne continuano imperterrite ad entrare nei luoghi pubblici con il volto coperto pur sapendo che le nostre leggi lo vietano. Sappiamo bene che in Italia circolano tranquillamente personaggi come il giordano filo Hamas Mohammad Hannoun che incita all’odio verso gli ebrei.
Stando alle inchieste del quotidiano Il Tempo, diretto da Tommaso Cerno, abbiamo esponenti di partiti d’opposizione che frequentano la dirigenza di Hamas.
A mio modesto parere quando una comunità straniera intende proporsi come soggetto politico fondando un movimento che, successivamente, è probabile che diventi un partito, non lo fa per promuovere l’integrazione con la comunità che la ospita secondo i criteri di quest’ultima, ma lo fa perché cerca il potere; intende contrattare politicamente i confini della sua integrazione.
Com’è nella natura stessa della trattativa politica o “concertazione” significa che qualcosa lo Stato italiano dovrà concedere e, dunque, cedere. L’immigrato che qui ha trovato istruzione, lavoro, casa e cittadinanza ha già avuto molto in termini di integrazione. Per quanto mi riguarda mi sta bene che egli partecipi alla vita politica del paese ma che lo faccia iscrivendosi a quelle espressioni politiche, partiti, originari della nazione che lo ospita e non fondando partiti i cui principi si basano sulle credenze religiose di cui egli è portatore.
Questo lo si vorrebbe concedere, oltretutto, ad una comunità religiosa che non riconosce nessuna distinzione tra la dimensione “confessionale” e la dimensione politica.
I musulmani immigrati qui da noi cercano una diversa condizione economica ma non vogliono una nuova condizione esistenziale secolarizzata e di stampo illuministico, tutt’altro, noi siamo solo infedeli da convertire.
In Italia sono tanti gli odiatori dell’Occidente che vedrebbero di buon occhio un partito di matrice islamica che, unito alla sinistra extraparlamentare ma non tanto extra, potesse dare un significativo scossone all’intero sistema dell’odiato capitalismo.
Comunismo e Islam, storicamente, condividono il terrore come strumento di lotta politica. Le democrazie sono dei sistemi liberali aperti, questa è la loro cifra politica e giuridica, e, per ciò, esposte a tutti quei pericoli che certo non lambiscono i sistemi dittatoriali e totalitari. L’Islam è nemico dell’Occidente ma gli occidentali odiatori del capitalismo vedono in quel nemico un loro amico.
1 Valerio Valeri, Roma Today, 16 novembre 2025.
2 Secondo la fondazione OASIS si supera i 2,5 milioni di presenze.
3Servizio Studi, su web.camera.it. URL consultato il 2 gennaio 2022
4 Giulia Sorrentino, Il Tempo, 15 novembre 2025

