Sangue in Venezuela ma il mondo non guarda. Maduro scatena le squadre della morte

E’ stata una giornata di sangue e di proteste quella vissuta ieri in Venezuela. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il regime di Maduro che ha letteralmente affamato e portato sul lastrico quello che dovrebbe invece essere uno dei Paesi più ricchi del mondo.

«Quello che abbiamo visto oggi a Caracas è il vero volto del terrore» scrive Daniel, un blogger venezuelano impegnato nella difesa dei Diritti e nel contrasto al regime di Maduro. Le immagini postate da Daniel sul suo blog sono eloquenti su quello che è successo ieri in Venezuela nel più totale e indifferente silenzio del mondo. Daniel parla di “una trappola” tesa dalle squadre della morte di Maduro, tra le quali si sospetta ci siano anche miliziani di Hezbollah sempre pronti a difendere un regime che fa i loro interessi. Daniel mostra una manifestazione oceanica che a un certo punto si è trovata in una sorta di imbuto ed è stato allora che le squadre della morte di Maduro sono intervenute con gas lacrimogeno e attacchi con armi da fuoco. Il risultato di questo attacco premeditato è stato un numero non ancora precisato di morti e di feriti. Di sicuro, secondo le nostri fonti in Venezuela, ci sono un ragazzo di 17 anni e una donna di 23 anni tra le vittime degli attacchi. Ma la AFP, che cita fonti della opposizione, parla di decine di morti.

venezuela proteste
La trappola per i manifestanti

Il regime rilancia sostenendo che la repressione è partita dopo che i manifestanti avevano ucciso un militare. A sostenerlo è stato Diosdado Cabello alla TV di Stato precisando che il fatto sarebbe avvenuto San Antonio de los Altos, una città a sud di Caracas. Ma l’opposizione nega che un militare sia stato ucciso mentre parla di uomini armati non militari che hanno aperto il fuoco sulla gente inerme.

Ed è proprio il rincorrersi di voci che parlano di “milizie armate” a preoccupare. Già in passato, prima con Hugo Chavez e poi proprio con Maduro, che le bande criminali, i trafficanti di droga e le milizie di Hezbollah pesantemente presenti in Venezuela, hanno aiutato il regime a mantenere il potere e non hanno mai badato a quanti morti facevano. Maduro non si fida del proprio esercito e preferisce rivolgersi ai criminali e ai terroristi libanesi per difendere il proprio regime, esattamente come faceva il suo predecessore.

Per oggi l’opposizione ha annunciato una protesta ancora più imponente di quella di ieri ammonendo che questa volta non si fermerà nemmeno di fronte alle squadre della morte di Maduro fino a quando il regime non cadrà. Dal Venezuela sono partiti anche accorati appelli alla comunità internazionale a non lasciare solo il popolo venezuelano abbandonandolo alle squadre della morte di Maduro e alle milizie di Hezbollah. Ma, come già in passato, la comunità internazionale si interessa poco di questa magnifica terra ormai allo stremo e ridotta letteralmente alla fame da un regime ormai rispettato solo dai terroristi islamici legati all’Iran e da qualche partito europeo poco democratico.

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