Stato Islamico: i danni di Obama li pagheremo per decenni

Per una volta siamo d’accordo con Hezbollah. In una intervista alla Reuters il numero due del gruppo terrorista libanese, Sheikh Naim Qassem, afferma che “Obama è in attesa di vedere come vanno le cose invece di agire” anche se in realtà noi crediamo che Obama non abbia proprio alcuna strategia in merito allo Stato Islamico se non quella di portare tutto alle estreme conseguenze fino a che l’unica alternativa valida all’estremismo sunnita sarò quello sciita.

Stato Islamico nato dagli errori di Obama

L’unica strategia adottata sin qui da Obama è stata quella del disimpegno totale da qualsiasi area, il tutto senza curarsi minimamente di quello che avrebbe lasciato alle sue spalle. Si è prima disimpegnato dall’Afghanistan lasciando il potere ai talebani, poi dall’Iraq lasciando il potere agli sciiti appoggiati dall’Iran. Ha abbattuto Gheddafi in Libia lasciando un Paese estremamente frammentato e instabile. In Egitto ha abbattuto Mubarak lasciando il potere alla Fratellanza Musulmana, non ostile all’Iran, e per fortuna che gli egiziani hanno avuto la forza di reagire da soli altrimenti oggi ci sarebbe un avamposto iraniano sul Mar Rosso legato a doppio filo alla Striscia di Gaza. Ha tentato di abbattere Assad scatendo una guerra civile che fino ad oggi ha prodotto oltre 200.000 morti e non è finita. E’ saltato da una posizione all’altra senza avere minimamente idea di quello che stesse facendo, passando dall’appoggio alle frange sunnite a quello alle milizie sciite come se fosse la cosa più normale del mondo. E’ in questo quadro estremamente confuso che nasce lo Stato Islamico che, a differenza di quanto si dica, nel mondo sunnita ha molti più sostenitori di quanto si pensi. Il Daesh (acronimo arabo di Stato Islamico) nasce e fa leva proprio sulle paure dei sunniti che gli sciiti potessero prendere il controllo di vastissime aree del Medio Oriente. L’evoluzione che ha avuto successivamente diventando di fatto una forza a se stante è dovuta solo al fatto che non sia stato per nulla ostacolato.

Quando lo Stato Islamico faceva comodo a tutti

C’è stato un momento, specie nelle prime fasi della guerra in Siria, in cui il Daesh faceva comodo a tutti, all’Iran perché distraeva l’opinione pubblica e le attenzioni mondiali dal suo programma nucleare, a Hezbollah perché gli dava modo di entrare in Siria, a Obama perché lo usava come spauracchio per imporre la sua assurda politica in Medio Oriente (in particola sulla questione palestinese e sul nucleare iraniano), alla Russia che poteva aggirare l’embargo e fornire le armi ad Assad al fine di tutelare i suoi interessi strategici in Siria, alla Turchia che ha fatto (e continua a fare) affari d’oro con lo Stato Islamico e nel contempo tiene a bada i fervori indipendentisti del Kurdistan. Tutti, tranne Israele, inizialmente hanno tratto vantaggio dalla nascita dello Stato Islamico. Ma ora la cosa è sfuggita di mano e il Daesh non è più solo lo spauracchio iniziale ma è sempre di più una realtà concreta e pericolosissima.

La strategia a tenaglia dello Stato Islamico

stato-islamico-territorioIn circa due anni il Daesh ha occupato quasi tutto l’Iraq del nord e metà della Siria, ha cancellato e assorbito Al Qaeda, ha stretto legami con i peggiori gruppi terroristici del mondo portando la sua presenza anche in Africa, si è spinto sino al Sinai e più a ovest in Libia con una politica che assomiglia terribilmente a quella che gli esperti di strategia chiamerebbero una “mossa a tenaglia”, una tenaglia che al centro vede l’Europa, cioè noi. E tutto questo è avvenuto e sta avvenendo sotto gli occhi di tutti e senza che si faccia qualcosa per impedirlo. Ma in questo frangente di tempo il Daesh non si è limitato a questo. Ha creato intorno a se un consenso ampissimo nel mondo sunnita, anche tra le centinaia di migliaia di sunniti in Europa creando quindi una fertile base su cui appoggiarsi. Ha creato una vera e propria struttura governativa con tanto di ministri, uno Stato con un sistema di welafare, una economia in grado di andare avanti da sola che dispone di infinite risorse economiche. Insomma, si è fatto Stato. E se lo ha potuto fare è stato perché la più grande potenza del mondo, cioè gli Stati Uniti, glielo hanno permesso con la loro totale immobilità. Sin qui la strategia degli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi è stata praticamente perfetta, anche grazie all’inezia di chi avrebbe dovuto contrastarla, cioè Obama.

E adesso?

Beh, adesso la situazione è gravissima ma non irrecuperabile. I Peshmerga curdi hanno dimostrato che sul terreno il Daesh si può combattere e sconfiggere, anzi, hanno dimostrato che si può sconfiggere solo combattendolo sul terreno. Eppure Obama ancora ieri sosteneva che non avrebbe cambiato la sua “strategia” se non in parte cercando di armare le milizie sciite attraverso Baghdad. E’ un altro enorme errore che spingerà centinaia di migliaia di sunniti a correre tra le braccia del Daesh perché terrorizzati più dalle milizie sciite che dai miliziani dello Stato Islamico. La cosa più semplice sarebbe stata quella di armare i Peshmerga curdi e non gli sciiti, ma sia la Turchia che Baghdad si oppongono fermamente a questa eventualità e ancora una volta Obama ha ceduto alle loro pressioni, commettendo l’ennesimo fatale errore. La conseguenza di tutto questo sarà un ulteriore rafforzamento del Daesh, sempre più visto come punto fermo per i sunniti andando a sostituire in questo ruolo addirittura regimi sunniti storici come l’Arabia Saudita e il Qatar.

Mi fermo qui perché ci sarebbe da parlare per ore degli errori del Presidente americano, errori che ricadranno per decenni sulle nostre teste. Voglio fare solo un ultimo appunto: non è troppo tardi per tamponare i disastri di Obama, ma lo deve fare l’occidente. L’Europa deve rendersi conto di essere il prossimo obbiettivo del Daesh e rimanere inerti ad aspettare che tutto ciò avvenga è semplicemente un suicidio. Lo Stato Islamico è alle porte dell’Europa, anzi, quasi certamente è già entrato. Rimanere fermi sperando nella divina provvidenza o nell’aiuto americano è come andare da soli in bocca al leone.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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