Proteste in Iran: finirà nell’ennesimo bagno di sangue coperto dal nostro silenzio

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Darya Nasifi - Analista senior

Mentre ieri le proteste in Iran si moltiplicavano e questa mattina vengono segnalate persino nella città santa di Qom, roccaforte del clero sciita, dove i dimostranti hanno scandito slogan a favore della monarchia nonostante le massicce misure di sicurezza, a Teheran le guardie della rivoluzione decidono di cambiare tattica e fanno quello che sanno far meglio, massacrano i civili.

Da ieri è cominciato il massacro. Fonti in Iran parlano di decine di morti anche se il numero ufficiale è di 12 uccisi. Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha documentato l’uccisione di sette manifestanti ma parla di un massacro.

Ieri le manifestazioni si sono svolte a Teheran, Isfahan, Lorestan, Mazandaran, Khuzestan, Hamadan e Fars. Questa notte a Bandar Abbas, Azna, Hamedan, Qom, Qazvin e Babol.

Tuttavia, come sempre, l’occidente fatica a mettere in evidenza le proteste in Iran. Ieri in Italia non un solo TG ne ha parlato. È vero che la tragedia in Svizzera ha monopolizzato l’attenzione, ma quello che sta avvenendo in Iran è qualcosa di epocale. Non sono le solite manifestazione degli studenti. Si sono mossi i lavoratori.

La Fondazione Narges con sede a Parigi, gestita dalla famiglia della premio Nobel incarcerata Narges Mohammadi, ha rilasciato una dichiarazione sul suo account ufficiale X affermando che “il silenzio non è un’opzione” mentre le strade sono nuovamente teatro di sparatorie, gas lacrimogeni, pestaggi e arresti di massa, e sollecitando solidarietà con le famiglie delle vittime, i detenuti tenuti in isolamento e i feriti a cui viene negata un’assistenza medica adeguata.

Intanto l’establishment politico del Paese si sta muovendo rapidamente per rilanciare un programma di riforme economiche che, secondo molti iraniani, non risponde più alle loro necessità. Il governo del presidente Masoud Pezeshkian ha concentrato la sua risposta sul rimpasto dei responsabili economici e sul proseguimento delle riforme valutarie, scommettendo che le soluzioni tecniche possano ancora disinnescare una crisi che è diventata sempre più politica.

Nel frattempo però ordina il massacro, o se non lo ordina non vi si oppone. E noi a parlare di Garlasco e della famiglia nel bosco.

Gli iraniani sanno di non poter contare sull’occidente. Troppe volte ormai hanno assistito alla brutale repressione di ogni protesta senza che nessuno alzasse un dito e anche questa volta non andrà diversamente.

Questa mattina il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti interverranno se le autorità iraniane uccideranno chi manifesta pacificamente. Ma sembra l’ennesima sparata propagandistica.

Israele fa sapere di essere a fianco dei manifestanti, ma non so in tutta onestà cosa potrebbe fare. Si parla sempre più spesso di un attacco a sorpresa contro obiettivi delle Guardie Rivoluzionarie, ma non so fino a che punto Israele sia libero di farlo.

Purtroppo credo che anche questa volta le proteste in Iran finiranno nell’ennesimo massacro e nell’ennesima incarcerazione di massa dei manifestanti, cosa che spesso corrisponde alla morte.

Le manifestazioni in Iran sono qualcosa di epocale ma i nostri TG parlano dei palestinesi, di Garlasco, della famiglia nel bosco e di ogni cavolata che non sia una cosa seria che meriti un approfondimento.

In Iran scorre il sangue ma evidentemente il sangue persiano non merita l’attenzione dei media occidentali. E gli Ayatollah ringraziano.

Analista senior
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Iraniana fuggita in Italia. Esperta di Medio Oriente e cultura persiana. Analista per l'Iran di Rights Reporter