Appena Giorgia Meloni ha esposto il suo “Piano Mattei” ho pensato subito che finalmente qualcuno aggrediva l’emigrazione dall’Africa dal basso, proprio come volevamo fare noi oltre un decennio fa. Usare lo sviluppo per trattenere i giovani africani nei loro luoghi d’origine. Dare loro l’opportunità di non scappare.
Perché questo è sostanzialmente il Piano Mattei: un progetto multidimensionale di sviluppo a lungo termine. E come tutti i progetti di questo tipo necessitano di tempo, di tantissimo tempo, durante il quale operare con tanti progetti di emergenza.
Ho fatto questa premessa perché pur apprezzando l’impegno di Meloni nel cercare di far partire il Piano Maffei, non ho condiviso la scelta di andare all’assemblea dell’Unione Africana in luogo della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Ho avuto l’impressione che Meloni abbia voluto deliberatamente prendere le distanze dal resto d’Europa.
È vero, c’era Tajani a Monaco di Baviera, ma non è la stessa cosa. Specialmente dopo che Meloni ha preso le distanze dal bellissimo e onestissimo discorso del Canceliere tedesco, Friedrich Merz, nel quale il leader tedesco le cantava a Donald Trump senza tante genuflessioni.
Parlando di “profonda frattura” tra Stati Uniti ed Europa, il cancelliere Tedesco ha detto che “l’ordine globale basato su diritti e regole è sulla via della distruzione”. E poi ha ammesso che “non crediamo più negli stessi valori” con un accenno per niente velato alla “cultura MAGA”.
“Vorrei iniziare con la scomoda verità: si è aperta una frattura tra Europa e Stati Uniti. Il vicepresidente J. D. Vance lo ha detto molto apertamente qui a Monaco un anno fa. Aveva ragione. La guerra culturale del movimento Maga non è nostra” ha detto Merz.
“Noi – ha spiegato Merz – non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio. Sosteniamo gli accordi sul clima e l’Organizzazione Mondiale della Sanità perché siamo convinti che possiamo risolvere le sfide globali solo insieme. Il partenariato transatlantico ha perso la sua evidenza, prima negli Stati Uniti, poi qui in Europa e probabilmente anche qui in questa sala. Se vogliamo che la nostra partnership abbia un futuro, dobbiamo ristabilirla in un duplice senso. Dobbiamo giungere alla conclusione su entrambe le sponde dell’Atlantico: insieme siamo più forti”
Meloni è subito corsa a prendere le distanze da quanto detto dal Cancelliere tedesco. Alla domanda se condivideva le parole su MAGA pronunciate da Frierich Merz, Meloni ha risposto: “no, direi di no. Queste sono valutazioni politiche, ogni leader le fa come ritiene ma non è un tema di competenza dell’Unione europea, sono valutazioni dei partiti politici”.
Ora, che Meloni sia vicina alla ideologia MAGA non è certo una novità, tuttavia proprio quella ideologia va a confliggere molto pesantemente con i valori dell’Unione Europea. Come del resto confligge ciò che pensa Trump di Putin e dell’invasione dell’Ucraina con quello che ne pensa Meloni. Eppure la premier italiana fa di tutto per nascondere questa “diversità di vedute” senza mai prendere una posizione precisa. Una situazione per niente consona alla leader di un grande paese.
E purtroppo per noi se ne sono accorti tutti in Europa. Non so se la mia sensazione di essere “messi da parte” su questioni importanti come l’Ucraina e la sicurezza dell’Europa sia condivisa anche da altri. So che l’Italia sembra più un “osservatore” piuttosto che un “protagonista” di quello che avviene in Europa.
Non si fidano di noi. Non si fidano di Giorgia Meloni. E purtroppo hanno ragione. Quando Merz parla di “profonda frattura” tra noi e l’America di Trump dice una cosa vera, conclamata da mesi di insulti e bugie da parte della Casa Bianca. Se ancora Meloni non ha deciso da che parte della frattura stare rende questa nazione poco credibile, il ventre molle d’Europa. E se l’Italia è quella nazione con più putinisti e trumpisti in Europa un motivo c’è.


