Manifestanti iraniani furiosi con Trump: «scesi in strada per le sue promesse»

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Darya Nasifi - Analista senior

Mentre in Iran le proteste riprendono lentamente il via, uno scoop delle Tv israeliana canale 12 (o news 12) rivela non solo la notte del massacro mostrando le immagini di decine di corpi stesi per strada e altri video raccapriccianti, ma anche la rabbia dei manifestanti iraniani per il tradimento di Trump. Che aveva detto loro di scendere in strada che «stiamo arrivando».

Babak Itzhak, reporter di “Iran International” spiega la rabbia degli iraniani: «Molti manifestanti sono arrabbiati, soprattutto con Trump e soprattutto con gli Stati Uniti per non essere intervenuti in loro aiuto. Ritengono che Trump non abbia colto questa opportunità e non abbia fornito supporto. La gente si sente tradita».

Non c’è dubbio che se Trump non avesse pronunciato la frase “gli aiuti sono in arrivo”, non avremmo visto milioni di persone scendere in piazza a Teheran e in altre città dell’Iran

«Non c’è dubbio che se Trump non avesse pronunciato la frase “gli aiuti sono in arrivo”, non avremmo visto milioni di persone scendere in piazza a Teheran e in altre città dell’Iran. Sono scese in piazza perché pensavano che questa volta la più grande potenza del mondo fosse dalla loro parte».

L’articolo, i video e le immagini diffuse da News 12 sono più che eloquenti e mostrano non solo la ferocia della repressione, ma anche la diffusa delusione dei manifestanti iraniani per il mancato intervento americano.

A poco più di un mese di distanza da quel 8 e 9 gennaio quando gli sgherri dei Pasdaran uccisero a sangue freddo decine di migliaia di giovani iraniani reprimendo le proteste nel sangue, la rabbia verso Trump non solo non è scemata, ma a mente fredda è persino aumentata.

Su una chat che intratteniamo con alcuni ragazzi iraniani, più che la rabbia ci pare evidente la loro delusione. «Siamo scesi in strada per le sue promesse» dice un attivista. «Per noi non c’era alcun dubbio che avrebbe ordinato di intervenire».

Ma a questa America, all’America di Donald Trump, non interessano i giovani iraniani, quello che vogliono o cosa sono disposti a fare per liberarsi degli Ayatollah e della loro macchina di morte. A Trump interessa non scontentare gli amici arabi del Golfo e la Turchia, i quali non vogliono un cambio di regime a Teheran, o comunque non lo vogliono adesso. Non sia mai che per colpa di questi iraniani si perda qualche buon affare.

Analista senior
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Iraniana fuggita in Italia. Esperta di Medio Oriente e cultura persiana. Analista per l'Iran di Rights Reporter