Il quinto round di colloqui tra Iran e Arabia Saudita si è tenuto nei giorni scorsi a Baghdad, in Iraq, durante i quali le due potenze regionali si sarebbero avvicinate moltissimo alla normalizzazione.

Dopo che gli Stati Uniti hanno abbandonato il Golfo Persico gli attori regionali hanno scelto strade diverse per la loro sicurezza.

Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno scelto di avvicinarsi a Israele con gli Accordi di Abramo, mentre l’Arabia Saudita minacciata direttamente dall’Iran e attaccata più volte attraverso i ribelli Houthi nello Yemen, ha scelto purtroppo di arrendersi agli Ayatollah e di cercare con loro una pacificazione che li tenga al sicuro da nuovi attacchi.

Per questo motivo Riad e Teheran hanno tenuto diversi round di colloqui (cinque fino ad ora) a Baghdad, in Iraq, ritenuto (erroneamente) territorio neutrale.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha descritto i recenti colloqui come positivi anche se per il momento non è chiaro né quando si sono tenuti né quali accordi siano stati raggiunti.

Fino all’Amministrazione Trump gli Stati Uniti erano stati lo scudo degli arabi contro la prepotenza degli Ayatollah iraniani. Fu il Presidente Donald Trump a decidere per primo una uscita graduale degli Stati Uniti dal Golfo Persico.

Ma è stata l’Amministrazione del Presidente Joe Biden a decidere il deciso e quasi improvviso smarcamento americano dal Golfo con l’improvvisa decisione di ritirare i missili Patriot che difendevano l’Arabia Saudita dai missili iraniani.

Questa decisione unita al rinnovato entusiasmo americano per un nuovo accordo sul nucleare iraniano hanno letteralmente spinto i sauditi tra le malefiche braccia degli Ayatollah iraniani.

A Riad sono impauriti e non si fidano abbastanza di Israele per decidere di entrare negli Accordi di Abramo. Così scelgono l’alternativa più pericolosa, quella iraniana.

Questi ripetuti colloqui hanno messo fortemente in allarme Israele anche se diversi esperti sostengono che i colloqui tra Iran e Arabia Saudita riguardino principalmente la guerra in Yemen e non un avvicinamento tra Riad e Teheran.