Questa mattina un missile balistico di fabbricazione iraniana ma lanciato dagli Houthi dello Yemen ha colpito Israele nei pressi dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.
Né il sistema di difesa aerea a lungo raggio Arrow dell’aeronautica militare israeliana né il sistema americano THAAD sono riusciti a intercettare il missile iraniano, segno che Teheran potrebbe aver costruito un missile ipersonico in grado di aggirare i sistemi antimissile israeliani. Oppure oggi gli Houthi sono stati fortunati, ma ne dubito.
Se, come penso, gli ingeneri iraniani sono riusciti in questo “miracolo” allora a Gerusalemme qualcuno deve decidersi a colpire le linee di produzione di questi missili, anche senza il consenso americano, prima che riescano a produrne un numero elevato da usare per attacchi su larga scala.
Per un momento (ma solo per un momento), lasciamo perdere le centrali atomiche iraniane, pensiamo al programma balistico iraniano. Sono convinto che l’intelligence israeliana abbia la mappa precisa dei siti di produzione dei missili. Bisogna colpirli, bisogna tarpare le ali agli iraniani prima ancora che con quelle ali possano anche solo pensare di colpire Israele, magari con una testata atomica.
Questa mattina il presidente di National Unity, Benny Gantz, ha detto che «questo non è lo Yemen, è l’Iran. È l’Iran che sta lanciando missili balistici contro lo Stato di Israele, e deve assumersene la responsabilità», per poi aggiungere che «il governo israeliano deve svegliarsi», sostenendo che l’attacco contro Israele «deve portare a una risposta severa verso Teheran».
Ha ragione. Adesso basta aspettare i comodi americani. Basta lasciare agli iraniani il tempo di prepararsi all’attacco israeliano. Gli sono stati concessi mesi e mesi per l’assurdo desiderio di Donald Trump di raggiungere un accordo con l’Iran.
Non servirà a niente bombardare lo Yemen, gli Houthi sono solo l’ennesimo gruppo che serve da paravento a Teheran. Questa volta nessuno si laverà la coscienza con uno o più attacchi contro i ribelli yemeniti. Questa volta il missile è arrivato a destinazione e serve che anche la risposta arrivi a destinazione dei veri responsabili, non del paravento.

