Coronavirus: la bomba turca e la censura di regime. Timori per i profughi

La censura delle informazioni da parte del regime turco sta impedendo ai suoi cittadini di ricevere informazioni affidabili sul Coronavirus. Potenzialmente una bomba disastrosa pronta ad esplodere.

A sostenerlo su The National Interest è il dott. Ergin Kocyıldırım, uno dei più famosi chirurghi turchi e professore presso la School of Medicine dell’Università di Pittsburg.

«Possibile che ci sia un solo caso di Coronavirus in Turchia?» si chiede il cardiochirurgo turco? «Un paese di oltre 82 milioni di abitanti, una delle mete turistiche più visitate che confina con l’Iran, cioè uno dei paesi più colpiti dal COVID-19?».

Le autorità turche hanno preso le prime precauzioni come lo screening termico negli aeroporti, la chiusura del confine con l’Iran e la sospensione dei viaggi aerei in Cina, Iran, Italia e Corea del Sud, ma non hanno preso nessun’altra precauzione. E, per esempio, il confine iraniano è estremamente poroso.

E ci sono almeno un paio di possibili focolai potenzialmente devastanti, come i campi profughi siriani e le carceri, strapiene dopo le migliaia di arresti seguite al tentato golpe del 2016. Tra i carcerati vi sono centinaia di giornalisti che però non possono comunicare con l’esterno.

E sono proprio i campi profughi siriani a destare particolare preoccupazione. Milioni di persone accavallate una sopra l’altra, con frequentissimi casi di polmonite, dove i bambini muoiono di freddo, sono le condizioni ideali per il COVID-19.

«Cosa succederebbe se il Coronavirus entrasse in questi campi profughi?» si chiede un operatore umanitario che opera nel campo profughi di Nizip. «Non abbiamo nemmeno i mezzi necessari per curare le tante polmoniti né abbiamo i kit necessari a diagnosticare il COVID-19» continua. «Ci potrebbero essere già centinaia di infetti e nessuno lo saprebbe».

Nell’annunciare il primo malato di Coronavirus in Turchia, il Ministro della sanità, Fahrettin Koca, non ha risposto ad alcuna domanda dei giornalisti in merito ai controlli che si stanno facendo in Turchia né ha risposto ai dubbi che legittimamente serpeggiavano tra i giornalisti in merito al fatto che ci fosse un solo malato in tutta la Turchia. «Fidatevi del Governo» ha detto Koca.

Vietato fare domande e parlare di Coronavirus anche sui social. Il regime ha annunciato che intraprenderà “severe misure” verso chi lancia allarmi o fa domande scomode sul COVID-19.

Ma la Turchia non è l’unico paese a “destare sospetti” sulla trasparenza relativa alla pandemia di Coronavirus. In Russia ci sarebbero meno di 20 malati mentre in Corea del Nord, come in Turchia, si sarebbe verificato un solo caso di COVID-19 mentre invece sarebbero migliaia i soldati nordcoreani morti per Coronavirus.

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