Il COVID-19 (o Coronavirus) non è semplicemente un virus che determina una grave malattia come lo possono essere Ebola o altri virus mortali che pure non mancano.

Il COVID-19 prima di essere un virus è un evento globale che coinvolge tutti, malati o meno, che ci rende parte integrante di un cambiamento epocale destinato a mutare le nostre abitudini e ad erodere le nostre convinzioni.

In poche settimane il Coronavirus è riuscito a trasformare una idea bellissima e democratica come la globalizzazione in un incubo dal quale sfuggire in ogni modo.

I più avanti con l’età hanno combattuto per decenni con il fine di affermare la bontà e l’utilità (anche in senso democratico) della globalizzazione. I più giovani ci sono addirittura nati in un mondo globalizzato e fortemente interconnesso. Il COVID-19 ha cambiato tutto, in poche settimane ha spazzato via quell’idea bellissima, quel sogno che era la globalizzazione.

Dalla visione di un cittadino globale che vive, viaggia, lavora e consuma beni e servizi senza considerare i confini, nel volgere di pochissimo tempo siamo tornati ai confini serrati ermeticamente nel tentativo, temo inutile, di arginare il dilagare della pandemia.

Ricordo con un certo disappunto quando in Italia (ma non solo) emergevano movimenti politici che facevano della deglobalizzazione (detta anche “decrescita felice”) il loro mantra politico. Ricordo i tanti movimenti sovranisti che rifiutavano l’idea di un mondo dove le persone, le merci e i beni di ogni tipo potessero circolare liberamente. Ricordo anche come chi, come me, aveva lottato per anni con l’obiettivo di affermare la bontà della globalizzazione guardava questi “strani” movimenti che volevano “riportarci indietro”.

Beh, il COVID-19 ha risolto tutto, ha azzerato la conflittualità tra chi credeva nella bontà della globalizzazione e chi, al contrario, ci vedeva un nemico. Il Coronavirus in poche settimane ci ha portati tutti con il culo per terra, in pochissimo tempo ha distrutto tutte quelle convinzioni per le quali avevamo combattuto per decenni con la speranza che la globalizzazione ci avrebbe restituito un mondo migliore per tutti.

Non sappiamo in tutta onestà se questa pandemia sia l’inizio della fine della globalizzazione o se sia solo un “avvertimento” che ci ammonisce sul fatto che una globalizzazione senza regole non sia la soluzione. È troppo presto per tirare le somme. Quello che è certo è che il COVID-19 ci ha dimostrato che una globalizzazione portata agli estremi non è la soluzione e che può nascondere infinite trappole.

Ora dovremo sederci un attimo e ripensare tutto, o meglio, lo dovranno fare le nuove generazioni, quelle nate in un mondo globalizzato e che non conoscono, se non dai libri di storia, cosa è un mondo fatto di confini e di blocchi.

Dovranno trovare un compromesso tra globalizzazione e deglobalizzazione, tra crescita felice e decrescita infelice. Noi “vecchi” potremo solo guidarli facendo tesoro dei nostri errori sperando che almeno siano serviti a qualcosa.